Alla fine di giugno, a Bologna, il Forum Disuguaglianze e Diversità ha presentato una proposta articolata su come “Restituire i dati alle comunità”. La discussione ha coinvolto amministratori di grandi città, associazioni di cittadinanza e sindacati, che sono gli interlocutori e i motori principali della proposta. Ciascuno di questi soggetti ha il diritto, ma non ha da solo la forza, per pretendere l’accesso a dati rilevanti. Insieme, invece, si può impostare una strategia di restituzione.

Per capire i contenuti di quest’alleanza dal punto di vista del sindacato occorre ripartire dalle trasformazioni in corso nei processi produttivi. Ciascun comparto merita una storia a sé, ma tutti concorrono a un racconto dove il lavoro conta meno. La disponibilità di dati è il fattore aggiunto, e ormai drammatico, che sbilancia le relazioni industriali. Un numero crescente di decisioni sono prese dall’impresa sulla base di elaborazione dei dati raccolti e usati per fare predizioni.

Per non annoiarvi con una descrizione di un processo decisionale data driven, consiglio un divertente e recente film sportivo: “Moneyball”. È la storia vera del successo di una squadra di baseball, ottenuto grazie a un uso massiccio e spregiudicato dei dati. Anche grazie a questo precedente, i dati stanno diventando ingrediente decisivo di tutti gli sport, non ultimo il grande calcio. Per altri comparti industriali e per i territori il processo è ben più drammatico. Il potere decisionale dei manager e i margini di negoziato sono sempre più ridotti, nelle modifiche del processo produttivo e, ancor più, nelle decisioni strategiche.

-> SPECIALE IDEA DIFFUSA n.03/2022 LE CITTÀ NELLA TRANSIZIONE

A livello finanziario le decisioni sono il risultato di calcoli predittivi. Predizioni che diventano profezie che avverano se stesse. I soldi si spostano su chi ha più dati e sa elaborarli. È il nuovo “Articolo Quinto”: chi ha i dati ha vinto. I dati diventano fatti. 

Un esempio rilevante per il sindacato è la correlazione negativa tra occupazione e valore (finanziario) dell’impresa. Quando un’impresa riduce gli addetti, nel breve periodo il suo valore in borsa aumenta. Sarebbe interessante valutare quali effetti avrebbe avuto, nel medio periodo, un incremento degli investimenti invece di una riduzione del personale.

Ma, nella maggior parte dei casi, i calcoli sul ritorno degli investimenti nel medio e lungo periodo non vengono neanche fatti, perché non seducono il mercato dei capitali che ha una direzione convinta: sposta i soldi verso imprese a bassa intensità di lavoro. Chi ha seguito questa direzione ha guadagnato, e molto. Chi ha lasciato i soldi in imprese con un alto rapporto tra addetti e fatturato, ha perso. Gli investimenti pubblici non possono controbilanciare questa tendenza. Anche gli Stati e persino il Pnrr si finanziano sul mercato dei capitali e subiscono le stesse regole. Per interferire con questa logica le organizzazioni dei lavoratori, le amministrazioni delle città e le associazioni di cittadinanza devono far pesare un altro punto di vista.

Attenzione! Non vogliamo dire che le decisioni sulle vertenze d’impresa debbano essere prese sulla base di un algoritmo più evoluto, che contempli e ponderi anche gli effetti sulla quantità e qualità del lavoro. Momenti di co-progettazione possono essere utili, e devono moltiplicarsi, soprattutto nelle modifiche del ciclo produttivo.

Ma a livello strategico l’obiettivo è semplicemente quello di ridurre l’asimmetria informativa, in modo da consentire anche ai rappresentanti del lavoro di presentare progetti coerenti ai fini della funzione obiettivo del valore del lavoro, distinta da quella del valore del capitale. Sta poi al conflitto e al negoziato ricomporre i punti di vista, spesso anche con sortite di contrattazione preventiva. Quanto minore sarà l’asimmetria informativa, tanto “migliore” sarà il risultato. È evidente che questo scenario comporta alcune modifiche nel modo di funzionare del sindacato. Alcune di queste correzioni sono prospettiche, altre sperimentali, altre organizzative.

Un esempio di correzione prospettica è l’uso della parte contrattuale sui diritti d’informazione. Aggiungere a questo capitolo l’accesso ai dati e algoritmi che impattano sui lavoratori non avrà un effetto immediato; ma, in prospettiva, l’impresa che rifiuta o diluisce la trasmissione dei dati dovrà giustificare i suoi comportamenti e si creeranno precedenti e giurisprudenza.

Un altro esempio prospettico è l’occasione d'inserire una clausola di accessibilità per fini d’interesse pubblico in tutte le autorizzazioni che le amministrazioni locali concedono per disporre sensori o telecamere sul territorio; stiamo parlando, nelle grandi città, di milioni di sensori nei prossimi anni.

Quanto ai progetti sperimentali, il Forum e la Cgil si sono incontrati per avviare insieme un approfondimento sugli incidenti sul lavoro, la maggior parte dei quali sono prevedibili a livello probabilistico. È possibile calcolare le correlazioni degli incidenti con un numero sterminato di variabili: orari, anzianità delle macchine, formazione, margini operativi, investimenti, livelli di sindacalizzazione, incentivi ai manager, composizione dei team di lavoro. Emergeranno anche significative correlazioni con fattori territoriali, quali distanza e tempo degli spostamenti casa-lavoro, coordinamento degli orari, inquinamento ambientale e acustico.

Queste variabili possono essere meglio indagate con un uso intenso di sistemi di intelligenze artificiali, con accesso illimitato ai dati disponibili oggi e in futuro. Non solo per monitoraggio, ma per predire e confrontare gli effetti di modifiche alternative. I dati vitali per i lavoratori in parte coincidono con quelli rilevanti per il territorio. Gli incidenti sul lavoro sono un test bruciante perché è più difficile per le imprese giustificare rifiuti di accesso ai dati e alla potenza di calcolo, qui dove è evidente che la valorizzazione del capitale non può essere l’unico criterio per giustificare le decisioni d’impresa.

A livello organizzativo per il sindacato si aggiungono compiti nuovi: dove catalogare tutti gli accordi sull’accesso alle informazioni fatti dalle categorie, dai territori, dalle singole aziende? Come controllare la qualità dei dati, come usarli, cosa imparare dalla casistica, quali obiettivi darsi? Se non lo fa il sindacato non lo fa nessuno: non la politica, non le istituzioni e nemmeno manager e azionisti, che ormai sono terminali di decisioni prese altrove. La stessa normativa europea, per quanto ambiziosa, diventerà un’inefficace routine, buona al più a temperare le offese a qualche diritto individuale.

Affrontare questi nuovi compiti non è un’operazione dall’alto, non basta il rafforzamento delle strutture dedicate o l’utilizzo di esperti, che pure è utile; occorre puntare a una generazione di migliaia di quadri che si formano in esperienze dal basso. Questi quadri sono il valore aggiunto del sindacato, ma anche del Paese, perché domani potranno innervare la pubblica amministrazione a tutti i livelli, liberandola dalla sudditanza rispetto alle società di consulenza e ai fornitori.

C’è una seconda parte della proposta del Forum che merita un cenno: l’altruismo dei dati. Per raggiungere una massa critica è necessario assemblare dati provenienti dall’impresa e dal territorio. Si pensi ai digital twins di cui ha parlato Cinzia Maiolini, e ai dati generati dai milioni di sensori collocati su territorio pubblico sulla base di autorizzazioni comunali.

L’altruismo dei dati tra enti locali e organizzazioni del lavoro e della cittadinanza attiva comporta un patto tra soggetti che, nel rispetto del General data protection regulation (Gdpr), si scambiano dati tra loro per fini d'interesse pubblico. Se i grandi Over the top (Ott) vogliono accedere a parte di questo tesoro, devono concedere parte del loro, almeno per fini d’interesse pubblico. È l’unica lingua, l’unico scambio che capiscono. L’epoca dei dati organizzati in silos separati per costruire patrimonio non è la normalità, è uno spreco imperdonabile.

Piero De Chiara, direttivo Crs ed ex consigliere Agcom