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8 ottobre 2021

La scommessa della partecipazione

Paolo Andruccioli
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Partecipare per cambiare il Paese
La Giornata della Partecipazione: così è stata titolata la grande iniziativa pubblica nazionale per discutere insieme del futuro del Paese, che si è svolta ieri, giovedì 7 ottobre 2021, nel Parco di Piazza Vittorio a Roma. L’evento è stato trasmesso in diretta da Collettiva. Per rivederla 

La giornata è cominciata alle 15,30 con tre panel che discuteranno di temi legati al welfare, alla transizione ecologica, alle sfide che pone la stessa transizione tecnologica. Temi che a loro volta sono attraversati da alcune questioni trasversali: la condizione e il punto di vista di genere, i divari generazionali e territoriali, l’affermazione della legalità, il riconoscimento della condizione dei migranti. Nell’articolazione dei tre panel sono stati impegnati esponenti della Cgil insieme a quelli del mondo associativo.
Terminati i lavori, si è svolto un unico panel conclusivo che ha tirato le fila della giornata con Fabrizio Barca, Rossella Miccio, Elena Granaglia, Rosy Bindi e Maurizio Landini, moderato dal direttore di Collettiva, Stefano Milani. Secondo la Cgil per affrontare le minacce alla salute, alla vita e al lavoro delle persone e le grandi trasformazioni socio economiche accelerate dalla pandemia “c’è bisogno di un cambiamento reale. Invece manca una discussione pubblica sul Pnrr ed è inadeguato il confronto sociale che dovrà coinvolgere le migliori rappresentanze e competenze dell’associazionismo sociale e sindacale del Paese”.
La giornata, sottolinea il sindacato di Corso d’Italia, “non è quindi un punto di arrivo ma vuole essere un momento di partenza per un percorso comune, diffuso e partecipato su tutto il territorio nazionale, che ha l’obiettivo di dare un segnale forte al governo e alla politica rispetto alla richiesta di consentire una partecipazione democratica al confronto non solo sul Pnrr, ma anche sulle riforme e sulle altre risorse che saranno utilizzate nei prossimi anni”.

Queste le associazioni che hanno partecipato: Actionaid Italia, Anpi, Arci, Associazione Fairwatch, Associazione Terra!, Auser, Avviso Pubblico, Centro per la riforma dello Stato, Cittadinanzattiva, Cnca, Federconsumatori, Fondazione Lelio e Lisli Basso, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Forum disuguaglianze e diversità, Greenpeace
Kyoto club, Legambiente, Libera, Rete Salute Welfare territorio, Rete studenti medi, Sbilanciamoci, Unione degli universitari, Wwf Italia

Sulle prime pagine
Le aperture di oggi dei principali quotidiani italiani si alternano tra le nuove norme sulle riaperture e le azioni della politica per contrastare la crisi da Covid. All’insegna dell’ottimismo il titolo del Sole 24 ore: “Il 40% dei ricercatori sarà donna”. Nella cabina di regia del Pnrr il governo punta sulla parità di genere. Per scuola e atenei subito bandi per miliardi. All’edilizia scolastica 800 milioni. Collaborazione tra Università e imprese. Anche Repubblica apre con le questioni economiche ma con un titolo preoccupato su quello che saranno i reali effetti del piano di ripresa. “Recovery, allarme Sud” . Le risorse del Pnrr destinate al Mezzogiorno sono inferiori al 40% annunciato. Nei territori burocrazie impreparate. A rischio i piani regionali per l’impiego. Il ministro Giovannini: “Formeremo 40 mila nuovi tecnici”. Gli altri quotidiani si concentrano invece sulla notizia del giorno per quanto attiene alla lotta contro la pandemia. “Via libera alle riapertura” è il titolo principale del Corriere della Sera: il governo ha deciso: dall’11 ottobre cinema e teatri al 100% di capienza, stadi al 75, discoteche al 50 per cento. “Teatri e discoteche, le riaperture” è il titolo di apertura del Messaggero: da lunedì capienza piena con Green Pass anche al cinema. Intanto il premier Draghi incontra Salvini: è tregua, ma avanti sul fisco.  Anche La Stampa dedica il suo titolo principale alle riaperture con un secondo focus sulla politica: “Salvini promette lealtà a Draghi, ma Letta attacca: solo teatrino”. Sui tutte le prime pagine la notizia del Nobel della letteratura che è stato assegnato a sorpresa a Abdulrazak Gurnah, lo scrittore di Zanzibar. Alcuni commentatori parlano di un premio che si è voluto dare all’Africa. Lo scrittore è infatti considerato la bandiera dei rifugiati. Lo scrittore tanzaniano naturalizzato britannico è nato nell’isola di Zanzibar nel 1948 e dal 1968 vive in Inghilterra, dove è arrivato come rifugiato. Dopo gli studi è diventato professore di letteratura inglese all’Università del Kent. Brutte notizie invece sulla nazionale di calcio italiana. Dopo la sconfitta con la Spagna, ora circolano notizie sulle inchieste per evasione fiscale nei confronti dell’allenatore Mancini e del tecnico Vialli. “Pandora Papers: Aerei, conti e paradisi offshore. Gli affari di Vialli e Mancini” è il titolo di una grande foto notizia a centro pagina su Repubblica.

In piazza per Mimmo Lucano
Tra le prime pagine di oggi si distingue quella del manifesto che dedica la sua copertina alla manifestazione di solidarietà con l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano che si è svolta ieri a Roma. “La giusta causa”. L’abuso di solidarietà non è reato: le parole d’ordine della manifestazione per Mimmo Lucano svoltasi ieri a Roma, dopo la condanna in primo grado del tribunale di Locri. L’ex sindaco di Riace: “E’ una persecuzione contro l’idea che rappresento”. Alla manifestazione e alla organizzazione della solidarietà con Lucano ha partecipato anche la Cgil. 

Ecco perché è morta Luana
Sul sito di Collettiva.it si torna a parlare della morte della giovane operaia tessile Luana D’Orazio con una intervista di Giorgio Sbordoni alla segretaria confederale della Cgil, Rossana Dettori

E a proposito di sicurezza, malattie e morti sul lavoro e da lavoro sempre su Collettiva da segnalare l'approfondimento di Carlo Ruggiero sulla campagna contro l'amianto. 

Economia e lavoro

Pensioni e Irpef nella manovra da 23 miliardi 
Ne parla con dovizia di informazioni sulle cifre della manovra e la loro destinazione Federico Fubini sul Corriere della Sera (p. 6) 1 governo promette una legge di bilancio espansiva in modo da sostenere la ripresa, e distribuirà all'economia circa 23 miliardi di disavanzo. Due miliardi saranno destinati a pensioni e al carovita, altri 6 miliardi per abbassare il cuneo fiscale. Trovati i fondi per ridurre i costi del lavoro. a pagina 6 Manovra espansiva da 23 miliardi Costo del lavoro, i fondi per ridurlo Nella legge di bilancio 6 miliardi per il cuneo fiscale. Altri 2 miliardi per il carovita Le misure di Federico Fubinl La chiave è nello scarto tra due cifre e in un'agenda che si fa sempre più stringente. Il governo sta entrando nelle settimane che, dopo l'elaborazione del Recovery plan, daranno forma in maniera decisiva alla politica economica dell'Italia. Entro la prossima settimana — al più tardi, all'inizio della seguente — varerà la legge di concorrenza sulla quale l'Italia è impegnata a Bruxelles per ricevere i fondi europei. Nei giorni seguenti il Consiglio dei ministri varerà una legge di bilancio molto espansiva, pensata per sostenere la ripresa almeno finché l'Italia non sarà tornata sul sentiero di crescita che avrebbe avuto senza il collasso economico inflitto da Covid. È per questo che lo scarto fra due cifre contenute nell'ultima nota finanziaria del governo resta l'informazione fondamentale. Quel dato è l'architrave della manovra di bilancio. Lo scarto è fra il deficit «tendenziale» al 4,4% del prodotto lordo (che si avrebbe se il governo non intervenisse) e quello «programmatico» al 5,6% (dovuto agli interventi). Quello scarto vale 1'1,2% di un prodotto lordo previsto nel 2022 di 1.882 miliardi di euro. In sostanza la legge di bilancio distribuirà all'economia circa 23 miliardi, in disavanzo. 

Programma assunzioni. Il difficile avvio di Gol
Del nuovo grande programma di assunzioni chiamato Gol (Garanzia occupabilità lavoratori) si torna a parlare oggi sul Sole 24 ore (a pagina ). La porta d'accesso a Gol sono i centri per l'impiego: sono pochi (55o), hanno poco personale (8mila dipendenti, più 2.481 navigator di Anpal servizi in scadenza a fine anno) e intermediano solo il 3% della forza lavoro. È su queste strutture che dovrà appoggiarsi il nuovo programma di formazione e ricollocazione che entro il 2022 dovrà coinvolgere 3oomila beneficiari, per raggiungere entro il 2025 ben 3 milioni tra disoccupati, cassintegrati, e percettori del Reddito di cittadinanza. A differenza dal passato, questa volta le risorse non mancano. Gol può contare su 4,9 miliardi complessivi, i centri per l'impiego sono destinatari di 1,07 miliardi per il rafforzamento e di 464 milioni annui per le assunzioni. Ma il piano di 11.600 assunzioni nei Cpi nel triennio 2019-21 procede al rallentatore: a inizio settembre ne avevano effettuate solo 1.300, con sette regioni a quota zero. Le regioni prevedono di arrivare a 4.500 assunzioni entro l'anno, ma anche se ci riuscissero con l'uscita di scena di 2.481 navigator dal lo gennaio 2022 il saldo sarebbe di circa 2 mila operatori in più nel CpJ. Senza contare che la gran parte del tempo i dipendenti dei Cpi sono chiamati a svolgere pratiche amministrative, negli uffici regionali scarseggiano profili specializzati nell'intermediazione di manodopera. Dunque andrebbe ripensata anche l'attività dei Cpi, che con la digitalizzazione potrebbe liberarsi di molti adempimenti burocratici. «Si destina una gran quantità di risorse su un sistema inefficiente e sostanzialmente rimasto immutato - sostiene Maurizio Del Conte, ordinario di Diritto del Lavoro all'università Bocconi di Milano -. Gli obiettivi da centrare riguardano i processi e non i risultati, l'attivazione di modelli essenziali di prestazioni e non I risultati occupazionali. Manca un soggetto terzo per valutare, Anpal è sotto la direzione del ministero del Lavoro». 

Sui motivi dei ritardi si occupano sempre sul Sole 24 ore Claudio Tucci e Giorgio Pogliotti: “Lavoro, lo scontro tra le Regioni frena il piano sulle politiche attive” (a pagina 6)
Sempre sul nuovo ruolo che potranno assumere i Centri per l’impiego riformati scrive sul Corriere della Sera (che gli dedica addirittura l’editoriale) Dario Di Vico: “Lavoro, la scossa necessaria per superare gli squilibri”. Domanda e offerta, il disallineamento potrebbe addirittura compromettere la ripresa economica. Tocca innanzitutto alle agenzie territoriali e ai Centri per l’impiego muoversi. 

La condanna dell’Onu sulle condizioni di lavoro in Italia
Ne parlano sul Fatto Quotidiano Roberto Rotunno e Roberta Zunini (a pagina 8) “Le Nazioni Unite hanno inviato I per la prima volta in Italia una delegazione di esperti, presieduta da una figura indipendente, il docente di Legge, Syria Deva, per condurre un'indagine sul campo allo scopo di verificare l'effettivo impegno delle imprese per tutelare i diritti dei lavoratori. Al termine dell'inchiesta, che si è svolta in Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani ha presentato ieri i risultati preliminari. Il professor Deva si è detto sconcertato per le condizioni in cui i lavoratori si trovano costretti a svolgere la propria attività, specialmente nel settore della filiera dell'agroalimentare.

Il sociologo De Masi attacca Brunetta sullo smart working dei pubblici
Molto dura sul Fatto Quotidiano (p.17) la critica alle posizioni del ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta. La firma è del sociologo De Masi che da anni si occupa delle trasformazioni del lavoro con posizioni spesso eterodosse. Nicolas-Philibert Desvernois, generale prima dei rivoluzionari e poi dell'Impero napoleonico, era così focoso e impaziente che in ogni battaglia partiva in quarta senza attendere gli ordini di Bonaparte, col pericolo di pregiudicarne le vittorie. Per scansare i danni, Napoleone lo rimosse per excès d'entrépr idité: eccesso d'intraprendenza. Temo che qualcosa del genere potrebbe capitare al ministro Brunetta che sta sfoderando sullo smart working un così debordante attivismo di esternazioni e decisioni da rischiare risultati controproducenti per tutta la Pubblica Amministrazione e creare problemi al guardingo tatticismo del suo presidente Draghi. I dati relativi al lavoro agile nella Pubblica Amministrazione sono così sintetizzabili: su 3,2 milioni di dipendenti pubblici, 1,8 milioni (56,6%) erano in smart working nel marzo 2020, diventati 1,2 milioni (37,5%) nel maggio 2021. Applicando la quota de115% voluta da Brunetta, il lavoro agile sarà consentito a un massimo di 500mila dipendenti. Lo smart working è progresso ma, per adottarlo e coglierne i vantaggi, ci vuole coraggio. Invece, dietro l'irruenza con cui Brunetta lo sta affossando, si cela la sua paura della velocità e della radicalità con cui stanno cambiando sia le tecnologie che le scienze organizzative. Di qui il bisogno, per paura, di portare indietro le lancette della storia. …”

Allarme sanità in Lombardia: mancano 20 mila infermieri
Lo scrive sulle pagine milanesi di Repubblica Andrea Montanari (p.5). In Lombardia mancano ventimila infermieri e migliaia di medici. La stima arriva dall'Ordine delle professioni infermieristiche di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Il presidente Pasqualino D'Aloia lancia l'allarme: “La situazione è drammatica”. Tra le cause, il blocco del turnover e i pochi posti disponibili nelle università. Gli incentivi del governo al personale sanitario per far decollare il piano vaccinale hanno accentuato la fuga dalle Rsa e dalle strutture private. Le strutture private provano ora a correre ai ripari. La fondazione Maugeri di Pavia, per esempio, arriva a dare 4mila euro di incentivo ai dipendenti che segnalano un medico per l'assunzione e 2mila nel caso di infermieri disponibili a lavorare. E il gruppo Humanitas sta rafforzando i programmi di welfare aziendale. ..

Tutti gli appuntamenti Cgil
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