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16 settembre 2020

Scuola e Recovery fund, il Paese alla prova

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Nessun tema dominante sulle prime pagine dei quotidiani di oggi (mercoledì 16 settembre). Il Corriere della Sera apre con “Le frodi sulle mascherine. Inchiesta dei pm: Stato truffato sulle forniture. Nel mondo i contagi a 30 milioni”, la Repubblica titola “Regionale: patto Conte-Pd per blindare il governo. Zingaretti e il presidente del Consiglio siglano l’accordo: anche in caso di sconfitta niente rimpasto”, mentre il Messaggero dà spazio a “Scuola in salita: c’è lo sciopero. Dopo il voto che bloccherà le lezioni sabato e lunedì, aule chiuse in molti comuni fino al sabato successivo per un’agitazione indetta per il 24 e 25”.

L’apertura del Sole 24 Ore è dedicata all’incontro di domani a Milano tra Mattarella e Steinmeier (“Italia-Germania, due presidenti in campo”), quella della Stampa all’utilizzo dei fondi Ue (“Tasse giù con i soldi del Recovery”), mentre il Giornale titola sull’uccisione a Como di don Roberto Malgesini (“Non l’hanno espulso, ha ucciso un prete”).

Temi ancora diversi per gli altri quotidiani. “Diteci dove sono i soldi della Lega. Ci accusa Salvini ora li trovi” titola Libero riferendosi all’inchiesta della Guardia di finanza sulla Lega; “Come si chiamava quel libro” apre il Fatto Quotidiano, riguardo il voto imminente per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari; “Bye bye Palestina” è il titolo del Manifesto, dedicato alla firma dell’intesa tra Israele, Emirati arabi uniti e Bahrein (tema che ricorre, comunque, nelle prime pagine di molti altri quotidiani).

Da citare è lo spazio dedicato agli ultimi fatti di cronaca nera (come gli omicidi di Maria Paola Gaglione e di Willy Monteiro Duarte). Una segnalazione, infine, va al titolo del Messaggero sulla previdenza (“Pensioni: Ape sociale e Opzione donna, proroga di un anno”), al Sole 24 Ore sulle conseguenze della pandemia sull’occupazione “Effetto Covid: Napoli e Palermo perdono 23mila posti di lavoro”, al Giornale sulle vicende giudiziarie della Fondazione Open (“Era una bufala l’inchiesta sui soldi di Renzi e Carrai”).

Le interviste
“Il mercato selvaggio ha fallito”: questo il titolo dell’intervista di Repubblica all’intellettuale indiano Pankaj Mishra. “Le società ovunque, e non solo in Occidente, hanno investito troppo nell'idea dell'iper-individualismo, come se energie e capacità imprenditoriali di un singolo fossero sufficienti a creare una società funzionale”, spiega: “La nozione che l'avidità sia in qualche modo positiva, che la realizzazione degli interessi privati dia come risultato il bene comune, queste idee, diventate mainstream negli ultimi trenta anni, sono incredibilmente pericolose”. Secondo lo scrittore “per troppo tempo l'idea di mercato ha preso il posto della nostra immaginazione etica. È ora di riscoprire ciò che è stata la luce guida per gran parte dell'umanità nella storia fino al Dopoguerra, dove governi europei (…) collaborarono in uno sforzo collettivo per ricreare un senso di società e di solidarietà tramite le riforme e lo stato sociale introdotti dopo il 1945. Non possiamo aspettarci che i meccanismi impersonali dei mercati ci portino prosperità, dignità e sicurezza. Dobbiamo rianimare il senso di cura per le altre persone, il coltivare l'attenzione civica e l'identità civica per mettere fine all'attuale crisi della democrazia”.

Da uno scrittore all’altro: Edoardo Affinati, sulle pagine del Messaggero, ci parla della scuola. “Oggi chi insegna seguendo la vocazione, è davvero un eroe”, esordisce l’intellettuale romano, rimarcando che “gli insegnanti sono i veri protagonisti della ripresa, del tentativo di tornare a un'idea di normalità necessaria, inevitabile. I ragazzi sono ancora frastornati dall'interruzione inaudita che hanno subito e gli insegnanti dovranno recuperare, ripartendo proprio da quel senso di smarrimento”. Per Affinati “il tessuto sociale lacerato di questo Paese viene tenuto in vita dalla scuola, che considero un presidio etico. Le scuole chiuse nel Meridione e in alcune periferie avevano lasciato campo aperto alla criminalità, e se pensiamo ai recenti fatti di violenza e discriminazione razziale, è davvero fondamentale investire nel ruolo della scuola. Solo sui banchi si può costruire la società del domani”.

Da non perdere è anche la conversazione con l’economista Francesco Daveri, titolata “Usiamo i soldi per piani irripetibili Bisogna guardare al lungo periodo”, apparsa sulla Stampa. Per il docente della Bocconi il Recovery plan è un’occasione irripetibile e occorre combattere “il rischio che tutto sia sparpagliato in troppi microprogetti”. Per Daveri “occorre spendere i soldi in qualcosa che altrimenti non ci saremmo potuti permettere, visti i vincoli di bilancio che abbiamo per via del nostro ingente debito pubblico. Dobbiamo sfruttare la nuova aria che tira in Europa, dove si vuole una nuova economia fatta di più verde, più digitale, più capace di reggere la sfida che ci attende negli anni Venti e Trenta”. Le priorità, dunque, sono anzitutto “le reti: penso a quelle digitali, che permettano il collegamento alla banda ultra larga anche a uno studente del Sud, alle infrastrutture per il trasporto urbano ed extraurbano. Dobbiamo favorire la transizione energetica, una rete sanitaria che porti in tutt'Italia l'efficienza che abbiamo visto in Veneto, formazione”.

L’ultima intervista che segnaliamo è quella al neo-eletto segretario generale della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo, titolata “Fca-Psa, Parigi va arginata. Così l’Italia dell’auto muore”, sul Fatto Quotidiano. Per l’esponente sindacale, “nella migliore delle ipotesi Stellantis (ndr. la nuova società nata dalla fusione tra Fca e Psa) lascia tutto così com'è e condanna l'Italia dell'auto al declino. Ci sono due stabilimenti su quattro che soffrono, Mirafiori e Pomigliano. I nuovi prodotti annunciati sono di fascia alta, un mercato di nicchia mentre tutti puntano sui suv. Vorrei discutere di questo: quali modelli, quanta occupazione garantire, come compensare i rischi e usare i soldi del Recovery fund per la filiera. Marchionne diceva agli americani che in Italia costa meno usare la cig che licenziare. Non può essere questo l'obiettivo”. Per Airaudo il governo deve “trattare con Parigi, assicurarsi garanzie concrete, cioè nuovi prodotti innovativi. Lo stabilimento che farà le batterie per le auto elettriche, per dire, sarà vicino Parigi. Noi non lo abbiamo e discutiamo di auto di lusso elettriche. Si sta gestendo con troppa faciloneria un passaggio epocale per il Paese, che avrà effetti economici e sociali enormi”.

Gli editoriali
Il primo da segnalare è “Fisco, una riforma strutturale per ridare slancio all’economia” di Stefano Simontacchi, sul Sole 24 Ore. L’autore si concentra sulle urgenze per il Paese che possono essere affrontate con strumenti fiscali, come “agevolare l'investimento in ricerca e tecnologia con il ripristino e l'ampliamento degli incentivi fiscali connessi a industria 4.0” (ad esempio iper-ammortamento, super-ammortamento e credito per la ricerca)” e l’introduzione di “incentivi alle aggregazioni (detassazione del reddito incrementale e riconoscimento dell'avviamento) e alla ricapitalizzazione delle imprese (super Ace)”. Da rimarcare, nell’elenco delle priorità fiscali stilato dal tributarista, anche l’approvazione di “norme che favoriscano il reshoring e l'insediamento di nuovi stabilimenti produttivi in Italia (sgravi contributivi e maggiori ammortamenti). Non bisogna infatti pensare solo a fare rientrare impianti delocalizzati, ma anche a evitare che nuovi impianti che potrebbero essere stabiliti in Italia siano delocalizzati”.

Il secondo è “Ricominciamo dall’asilo, proposta per ripartire” di Maurizio Ferrara e Barbara Stefanelli, sulle pagine del Corriere della Sera. L’articolo si concentra sull’esigenza di avere una maggiore indipendenza economica femminile. “La maggioranza delle donne vorrebbe sia lavorare sia avere figli. Se una donna si sente precaria, rimanda la gravidanza. L'occupazione non intralcia la maternità, al contrario tende a favorirla”, spiegano i due editorialisti. Da qui la necessità di “aiutare con misure concrete l'equilibrio tra vita lavorativa e familiare (le ormai note ‘politiche di conciliazione’ che speriamo parlino a madri e padri assieme) e, nello stesso tempo, introdurre incentivi fiscali innovativi per le imprese e per i secondi percettori di reddito”. Occorre anche “promuovere opportunità di lavoro in quei settori — da noi caratterizzati da una sorta di atrofia — dove in altri Paesi le donne trovano più sbocchi occupazionali. Il deficit riguarda essenzialmente servizi legati a sanità, assistenza, istruzione e formazione, turismo, cultura e ricreazione”. In conclusione, per Ferrara e Stefanelli servirebbe un “grande ‘Piano di infrastrutturazione sociale’ (…) un progetto coerente di investimenti in asili e doposcuola, in residenze anche diurne per gli anziani, in luoghi per la medicina territoriale e l'assistenza socio-sanitaria. E poi centri per l'impiego, per l'inclusione, per l'integrazione dei migranti, per la prima formazione (così importante per i giovani) e per quella permanente (utile lungo l'arco della vita). Il Piano dovrebbe coinvolgere, con il settore pubblico, tutti i mondi del cosiddetto secondo welfare”.

La Cgil
Il primo intervento da non perdere è quello tenuto dal segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli, riportato in Collettiva, riguardo l’incontro di oggi (mercoledì 16 settembre) con il governo sul tema della previdenza. “Chiederemo di estendere la possibilità di accesso all’Ape sociale e alla norma sui precoci” chiarisce l’esponente sindacale: “Occorre rimuovere alcuni vincoli che limitano la possibilità di accedervi ai disoccupati, ampliare le condizioni di accesso agli invalidi e alle attività considerate gravose, in particolare per chi è più esposto al contagio, come gli operatori di sanità e servizi alla persona”. Per Ghiselli, inoltre, è necessario “rafforzare gli strumenti che permettono di accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, come l’isopensione e i contratti di espansione. Questi strumenti oggi sono accessibili solo ai lavoratori delle imprese più grandi e ricche, mentre tagliano fuori la gran parte del mondo del lavoro. Occorre garantirne l’accesso a tutte le imprese, con una copertura reddituale e contributiva per il lavoratore, utilizzando sia gli ammortizzatori sociali sia il contributo dell’impresa, con la preventiva certificazione del diritto pensionistico per evitare che si creino nuovi esodati”.

Si tiene oggi lo sciopero nazionale dei lavoratori della sanità privata, a causa della mancata sottoscrizione definitiva, da parte delle associazioni datoriali Aris e Aiop, della pre-intesa raggiunta il 10 giugno scorso sul rinnovo contrattuale. “Andiamo in piazza per una vertenza che ha del surreale: 14 anni di mobilitazioni, e i datori di lavoro ancora non firmano il contratto”, spiega il segretario generale della Fp Cgil Serena Sorrentino, in un videomessaggio in Collettiva: “La sanità non è privata, ma provata: provata dal Covid e da tanti anni di sottofinanziamento. I professionisti hanno diritto al rinnovo, a vedersi valorizzati e a ricevere un salario dignitoso”. 

Da leggere è anche, sempre in Collettiva, l’intervista alla segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David sull’avvio oggi della trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. “Economicamente, la piattaforma è ambiziosa”, spiega l’esponente sindacale: “Bisogna ricordare, inoltre, che il rinnovo precedente era stato praticamente senza salario, visto che questo si agganciava all’inflazione, che era prossima allo zero. Le imprese, per di più, non hanno rispettato la parte dell’accordo precedente che prevedeva la diffusione della contrattazione di secondo livello, che aveva appunto l’obiettivo di redistribuire la ricchezza”. La piattaforma stabilisce una valorizzazione dell’8 per cento sul trattamento economico dei minimi: per un lavoratore di quinto livello, in sostanza, sono 145 euro in più. “Un aumento – conclude Re David – che intende accompagnare, come prevede il cosiddetto ‘patto della fabbrica’, i continui processi di innovazione e trasformazione dei settori produttivi e del mondo del lavoro”.

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