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Puglia, aprire un tavolo sulla manodopera agricola

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I segretari generali Gesmundo (Cgil) e Gagliardi (Flai): favorire incontro legale e tracciato tra domanda e offerta. Avviare percorso di regolarizzazione per stranieri costretti a lavorare in nero e senza permesso di soggiorno

“Se davvero vi è, come affermano alcune sigle datoriali, un’emergenza nella nostra regione legata alla scarsa reperibilità di manodopera agricola, chiediamo che se ne discuta ai tavoli preposti per la gestione di queste problematiche, in primis nelle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, previste dalla legge 199/2016 e istituite in Puglia in tutte e sei le province”. E’ quanto affermano in una nota congiunta il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, e l’omologo della Flai regionale, Antonio Gagliardi.

“Al momento – affermano i due dirigenti – non abbiamo alcun segnale che ci induce ad affermare che la filiera agricola stia pagando la mancanza di manodopera. I prodotti arrivano sui mercati e nei negozi senza problemi. Le domande di cassa in deroga da parte di aziende agricole in Puglia sono state molto poche, sotto le duecento unità. Gli elenchi anagrafici dell’Inps nel 2018 hanno censito 180mila operai agricoli a tempo determinato, di questi solo 38mila sono stranieri e molti di loro stanziali, residenti da anni nella nostra regione. Ben diverso è il numero di lavoratori stranieri non censiti perché costretti a lavorare totalmente in nero, e secondo stime diffuse con punte massime di 20mila unità, che impedisce in caso di operai extracomunitari il percorso per ottenere un permesso di soggiorno. In questo caso sì che andrebbe finalmente avviato un percorso di riconoscimento e regolarizzazione. Forse le preoccupazioni delle sigle datoriali sono rivolte alla stagione delle grandi raccolte, pensiamo al pomodoro, ma speriamo davvero che i lavoratori che non si trovano non siano quelli da sottopagare. È evidente che c’è un problema di scarsa attrattività del lavoro agricolo a queste condizioni”. 

Per i segretari di Cgil e Flai pugliese “qualcuno sta provando a fare propaganda su un settore importante per la nostra economia e che vive problematiche note e diffuse. Ad esempio a chi reclama la possibilità di ricorrere a percettori di sostegno al reddito, studenti o pensionati vogliamo ricordare che in premessa si palesa una mancanza di conoscenza di quello che è il lavoro agricolo, spesso specialistico anche se sempre non riconosciuto a livello salariale e contrattuale. Ma vi è di più: tutte queste figure possono già lavorare in agricoltura grazie ai contratti di prestazione occasionale, con alcune specifiche definite dalla circolare Inps n.103 del 2018. Se forse non accade è perché sono definiti gli importi orari, ovviamente superiori al salario di piazza, e tutte le procedure di assunzione e pagamento sono telematiche, quindi è praticamente impossibile fare elusione”. 

Ma c’è un secondo aspetto più importante che segnalano Gesmundo e Gagliardi, “la purtroppo ricorrente abitudine in questo Paese ad andare fino in fondo una volta compiute scelte coraggiose, come quella di approvare la legge 199 del 2016, di contrasto al lavoro nero e al caporalato, ancora diffusissimo nelle nostre campagne, anche se aumentano le denunce. Ebbene proprio l’articolo 8 della legge ha istituito le sezioni territoriali della Rete agricola del lavoro di qualità, che hanno il compito di individuare procedure e strumenti per favorire  il trasporto, l’accoglienza e prima di tutto l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Dicevamo, seppur istituite in tutte le province, prima regione in Italia, non hanno mai potuto lavorare in questa direzione”.

Insomma lo strumento per attivare un meccanismo trasparente e tracciabile che favorisca l’incontro tra domanda e offerta c’è: “Perché lo Stato non si muove in questa direzione? Perché non si rispettano le norme di civiltà di cui il nostro Paese si è dotato? In Puglia è stato fatto un buon lavoro di preparazione per un sistema virtuoso, ma serve maggiore impegno e soprattutto convinzione anche della parte datoriale, per giungere tutti insieme ad avere una modalità snella nel mercato del lavoro. Ci chiediamo: perché quando si parla di luoghi istituzionali dove realizzare incontro tra domanda e offerta in agricoltura si scomodano teorie sui nostalgici del collocamento pubblico?”.

Così come il sindacato richiama il ruolo che possono svolgere gli Enti Bilaterali Agricoli, “previsti nel meccanismo delle sezioni territoriali della 199, così come il ruolo dei centri per l’impiego, dell’Inps - che deve tenere le fila nel costruire le buone pratiche - dell’Inail, delle agenzie per il lavoro e gli uffici immigrazione: cosa si aspetta a mettere insieme e far lavorare in un contesto di sussidiarietà questi soggetti? La legge esiste, non servono modifiche ad altre norme. Basterebbe semplicemente farne funzionare solo una, nell'interesse dei lavoratori agricoli e delle stesse aziende”.