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Un reddito di emergenza con tante incognite

Un reddito di emergenza con tante incognite
Foto: Marco Merlini
Stefano Milani
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Allo studio del governo un provvedimento eccezionale per tamponare la crisi e dare un po' di ossigeno a chi è senza occupazione. Otto milioni gli interessati. Ma servirà a disinnescare la bomba sociale?

L’acronimo è presto fatto: Rem. Adesso la sfida vera è riempirlo di misure concrete per dare ossigeno a chi prima del coronavirus aveva un’occupazione e ora non l’ha più. È questo l'obiettivo che, con il reddito di emergenza, il governo si pone davanti per assorbire tutte quelle categorie di lavoratori che non hanno ottenuto alcun beneficio economico dal decreto Cura Italia. La platea è vasta e variegata: 8 milioni tra stagionali e precari. I tecnici sono chiusi al ministero del Tesoro per definire l’architettura del provvedimento e, soprattutto, per trovare le risorse necessarie per farlo partire. Una cifra, abbastanza accreditata, parla di 10 miliardi di euro. Ma potrebbe essere una stima in difetto.

Lo strumento individuato è un sussidio economico onnicomprensivo e temporaneo che non coprirebbe, come il bonus da 600 euro, solo le partite Iva, i commercianti o gli artigiani. A beneficiarne sarebbero tutte le altre categorie escluse, come braccianti agricoli, lavoratori del mondo dello spettacolo, babysitter e badanti. Ma l’idea dell’esecutivo è di ampliarlo anche ai lavoratori che hanno finito il sussidio di disoccupazione (Naspi o Discoll) e a tutti coloro che hanno contratti a giorni, settimane o massimo qualche mese. In particolare a quelle figure stagionali (bagnini, camerieri, addetti alle pulizie e animatori turistici) che potranno così limitare i danni di un’estate ormai compromessa.

Ma non è tutto. Nel Rem sarebbero inclusi anche i lavoratori in nero. Per loro si sta pensando ad un bonus a parte che oscilla tra i 600 e i 780 euro, purché non beneficiano già del reddito di cittadinanza. L’esecutivo pensa di agganciare questa misura all’articolo 44 del decreto Cura Italia previsto a favore delle partite Iva. È un modo con cui l’esecutivo vorrebbe anche togliere quell’esercito di disperati che la criminalità organizzata nelle regioni del Sud vogliono pilotare durante questa emergenza. Su come ottenere la nuova misura, al momento solo ipotesi. L’ente più accreditato ad erogare l’assegno è, ovviamente, l’Inps. Due le modalità allo studio: dal caricamento direttamente sulla tessera del reddito di cittadinanza, per chi ne possiede una, al versamento di accredito sul conto corrente. Per ottenerlo basterebbe una domanda con allegata autocertificazione della propria situazione economico-sociale.

La domanda che in molti si fanno è una sola: basterà uno strumento come il Rem a disinnescare una bomba sociale pronta ad esplodere? Per rendere la deflagrazione meno cruenta, il governo prova ad agire anche su un altro fronte e ha stanziato 4,3 miliardi di euro del Fondo di solidarietà destinandolo ai Comuni con le casse in rosso. Non solo, con ordinanza della Protezione civile, vengono subito messi in campo ulteriori 400 milioni per buoni spesa ed erogazioni di generi alimentari. Ogni Comune gestirà in autonomia il fondo, rispettando i criteri di prossimità e sussidiarietà, ma anche criteri pensati per fronteggiare questa situazione di emergenza eccezionale.

Sulle risorse messe in campo dal governo, la politica ci sguazza, tra chi osanna le misure (la maggioranza) e chi parla di briciole (l’opposizione). Giuste? Troppo esigue? Il dibattito è aperto. “Gli strumenti di protezione sociale ci sono e vanno utilizzati. A cominciare dall’estensione del Reddito di Cittadinanza”. Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento e il Forum delle Disuguaglianze propongono uno schema concettuale operativo per valutare e completare le proposte di contenimento degli effetti sociali ed economici della crisi all’attenzione del Parlamento. Uno schema ispirato al principio di una tutela universale “per tutte le persone a misura delle persone”. Nel dettaglio il Forum, ideato e coordinato dall'ex ministro Fabrizio Barca, propone: per il lavoro saltuario e irregolare (oltre 4 milioni di persone) l’espansione del Reddito di Cittadinanza. Per il lavoro dipendente o autonomo di piccole e medie imprese (oltre 3 milioni), appare necessario valutare sia l’adattamento della Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) sia, di nuovo, l’espansione del reddito di cittadinanza. “Gli stessi due strumenti – si legge nella proposta - vanno presi in considerazione per il lavoro dipendente precario (diretto o indiretto) di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 2 e 3 milioni), per cui l’efficacia di misure come la cassa integrazione è dubbia e controversa”. Quest’ultimo strumento “appare invece appropriato”, conclude il Forum delle Disuguaglianze “insieme ad altri strumenti tradizionali, per il lavoro dipendente stabile o autonomo di piccole, medie e grandi imprese resilienti (fra 11 e 12 milioni)”.

Nel dibattito interviene anche l’Alleanza contro la povertà, di cui fanno parte diverse realtà sociali del nostro Paese tra cui la Cgil, che apprezza l’annuncio del governo di “un intervento straordinario che affronti l'emergenza legata alla riduzione dei redditi al fine di prevenire l'aumento della popolazione in condizione di bisogno”. Ma non basta, “in aggiunta a questi interventi rimane necessario il rafforzamento del fondo Rdc per sostenere tutte le persone in povertà”.