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Il sommerso che frena lo sviluppo

L'economia sommersa soffoca lo sviluppo
Foto: foto da Pixabay.com
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Silvestri (Cgil) a RadioArticolo1: "Il 12% del Pil è fatto di attività illegali delle mafie, la cui infiltrazione nelle imprese sane ha portato a una diminuzione del 28% dell'occupazione. Oggi la criminalità organizzata si è spostata sulle finanziarie"

“Più di cento miliardi di evasione, altrettanti che si perdono a causa della corruzione, investimenti italiani e internazionali in diminuzione di oltre il 20%, caporalato e lavoro nero in crescita, il fatturato delle mafie in ascesa. Tutto ciò costituisce l’economia sommersa, che frena pesantemente lo sviluppo del nostro Paese”. Così Luciano Silvestri, responsabile legalità Cgil nazionale, ai microfoni di RadioArticolo1.

“C’è tanta ricchezza illegale prodotta in Italia - prostituzione, traffico di droga, contrabbando di tabacco e sigarette – e la cosa paradossale è che viene conteggiata nel calcolo del prodotto interno lordo nazionale. Questo, per un’operazione furbesca da un punto di vista contabile, fatta dai nostri governi per aggirare le norme dell’Unione europea, al fine di diminuire il rapporto deficit/Pil, che tanto condiziona i nostri conti. In pratica, si fa un danno enorme e colossale all’economia, perché le attività illegali non producono introiti per lo Stato e non portano ricchezza neanche ai cittadini. Sono attività che nel 2017 valevano qualcosa come il 12% del Pil, profitti che vanno a ingrossare le tasche di mafiosi e corrotti e inquinano l’economia legale. Per non parlare poi di tutte le risorse spese per operare in termini repressivi verso coloro che esercitano le attività criminali”, ha rilevato il dirigente sindacale.

“Un dossier della Guardia di Finanza ha evidenziato come dal 2015 al 2018 le attività delle mafie, in particolare ‘Ndrangheta e Cosa nostra, sono state indirizzate in modo innovativo nell’inquinare proprio l’economia legale. Insomma, la criminalità organizzata si è spostata sulle aziende finanziarie, sulle imprese che fanno profitti con la finanza. Uno studio della Banca d’Italia documenta le infiltrazioni mafiose nell’economia del Paese, al Nord come al Sud, iniziate negli anni Settanta, che hanno portato a una diminuzione dell’occupazione pari al 28%, sfatando quella diceria che sostiene che la mafia dà lavoro”, ha proseguito Silvestri.

“A differenza di un imprenditore sano, diciamo legale, l’impresa mafiosa che s’infiltra in un’impresa sana ha come obiettivo principale quello di riciclare denaro, e i profitti che realizza altrove li fa esattamente in quelle attività che sono inserite nel Pil, in primis con il traffico di stupefacenti. Poi avviene il riciclo di questa ricchezza attraverso la pulitura, un tempo con sistemi radicati al Sud, come usura, estorsioni, racket, violenze; oggi nelle aree più ricche del Paese e anche in Europa, con un meccanismo più sofisticato, che si avvale di un sistema grigio, fatto di collaboratori, consulenti, commercialisti, avvocati, esperti di finanza. Dunque, niente più violenze, ma corruzione a tutti i livelli. Insomma, si uccide l’impresa sana, nel senso che la si costringe alla resa emarginandola dalle gare d’appalto, vinte con elementi di concorrenza sleale, facendo cartello pur di vincere, non tanto per realizzare profitti, quanto per ripulire i soldi sporchi”, ha continuato l’esponente Cgil.

“Come dimostrano le ultime inchieste della magistratura, c’è uno strettissimo legame fra attività criminale ed evasione fiscale. Quindi, non si può fare una lotta all’evasione se non si fa una lotta alle mafie e viceversa. Su questo, vedo un dibattito politico troppo superficiale: va bene la lotta ai piccoli evasori attraverso gli scontrini, ma i grandi evasori si combattono con altre armi, a maggior ragione quando si ha a che fare con l’economia mafiosa. Negli ultimi tre anni, la Guardia di finanza ha sequestrato beni ai mafiosi per quattro miliardi e mezzo, di cui solo una fetta sono immobili, in gran parte si tratta di imprese. E, a tale proposito, mi chiedo che fine abbia fatto la riforma del Codice antimafia, che derivava dalla legge d’iniziativa popolare, voluta anche dalla Cgil, ‘Io riattivo il lavoro’, che doveva facilitare lo stare sul mercato delle imprese sequestrate alla criminalità organizzata, per tutelare ricchezza, ma soprattutto i lavoratori", ha aggiunto Silvestri.

"Il sequestro e il riutilizzo delle imprese mafiose rappresenta uno strumento importantissimo, perché oltre a sconfiggere il sistema criminale si riconquista il controllo sociale di quel territorio in termini di legalità e onestà, dando un lavoro regolare a tanti lavoratori, abituati ad essere sfruttati al nero dai mafiosi. Purtroppo, il governo giallo-verde ha disatteso tutti i decreti attuativi per potenziare l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Speriamo che il nuovo esecutivo sblocchi la riforma ferma al palo”, ha concluso il sindacalista.