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Pensioni, si torna in piazza. Mobilitazione il 2 dicembre

Pensioni, si torna in piazza. Mobilitazione il 2 dicembre
Foto: fotografia di Marco Merlini
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“La proposta del governo si muove ancora per deroghe, per piccoli interventi, e questo rende incerto il sistema previdenziale” spiega il segretario generale Cgil Susanna Camusso annunciando la protesta. Chiesto un "incontro urgente" ai gruppi parlamentari

Una giornata di mobilitazione nazionale territoriale per sabato 2 dicembre. La proposta avanzata martedì 21 novembre dal premier Gentiloni al tavolo sulle pensioni non ha convinto la Cgil, che ha confermato il giudizio di “grande insufficienza” già espresso nei giorni precedenti. Da qui, l’annuncio dell’apertura della “vertenza previdenziale” e la proclamazione della protesta.  

“Il confronto si è mosso dentro un sentiero stretto di risorse. Questa è la prima critica che vogliamo ribadire. La scarsità di risorse è figlia ed effetto di scelte che vengono fatte” ha detto martedì 21 novembre il segretario generale Cgil Susanna Camusso in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo l'incontro tra governo e sindacati sulle pensioni, annunciando che la “vertenza previdenziale è aperta” e proclamando “una mobilitazione a sostegno di cambiamenti universali del sistema previdenziale e di una maggiore attenzione di governo e Parlamento ai temi del lavoro”.

Per il leader sindacale “la proposta del governo si muove ancora per deroghe, per piccoli interventi, e questo rende incerto il sistema previdenziale”. Camusso ha anche rimarcato “la significativa distanza tra le proposte fatte e gli impegni assunti dal governo col documento del 2016. Non ci sono risposte sufficienti sulla pensione dei giovani, sulle donne, sul sistema previdenziale legato all'aspettativa di vita. E c’è troppo poca attenzione ai temi del lavoro”. Per il segretario generale Cgil, infine, una “legge di bilancio che non interviene sui nodi del Paese perde la sua occasione. Ci sono molte partite aperte, a cominciare dal rinnovo dei contratti pubblici”.

Susanna Camusso si è quindi rivolta al Parlamento, cui ora il governo invierà le proposte 
presentate ai sindacati. “Il Parlamento – ha detto – può ancora intervenire e dare sostanza alle tante dichiarazioni di questi giorni dando risposte al mondo del lavoro. Questo rafforza le ragioni della mobilitazione”. Il segretario generale Cgil ha inoltre inviato una lettera ai presidenti di tutti i gruppi parlamentari, per richiedere un incontro urgente. “In vista del prossimo avvio dei lavori parlamentari sulla Legge di bilancio - si legge nella missiva - siamo a richiedere un incontro urgente per poter esporre le nostre considerazioni e le nostre proposte in particolare sulle norme che riguardano il lavoro e la previdenza”.

L’ultima proposta del governo, presentata ai sindacati martedì 21 novembre, risparmia i lavori gravosi dall'aumento dei requisiti per la pensione che scatteranno per tutti dal 2019: nelle 15 categorie di lavori gravosi vengono considerati anche i lavoratori siderurgici “di prima fusione”, oltre a quelli “di seconda fusione e del vetro addetti ai lavori ad alte temperature non già ricompresi tra gli usuranti”. Si prevede dunque l'immediata esenzione dall'innalzamento previsto per il 2019 del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia e del requisito contributivo per la pensione anticipata per le undici categorie già individuate ai fini dell'Ape sociale e le quattro aggiuntive (operai e braccianti agricoli, marittimi, addetti alla pesca, siderurgici di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti ad alte temperature). Il testo precisa, però, che l'esenzione è condizionata allo svolgimento di attività gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento, nonché, al fine degli effetti per il requisito anagrafico, al possesso di un'anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni. Infine, la proposta del governo sancisce anche la partecipazione certa delle parti sociali alle Commissioni sulle aspettative di vita e sulla separazione tra assistenza e previdenza.