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Quale futuro per il lavoro?

Salute e tecnologia, un binomio necessario
Foto: ICub, foto: Istituto Italiano di Tecnologia
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Terranova (Agenquadri) a RadioArticolo1: "I robot potranno sostituire una quota di lavoro qualificato. L'impiego diminuirà: o calerà l'orario, o una parte sempre più consistente di persone non lavoreranno". L'8 luglio al via la summer school a Ferrara

L’8 luglio si apre a Ferrara la summer school di Agenquadri, l'associazione dei quadri e delle alte professionalità della Cgil. Sull’evento, è intervenuto il responsabile, Paolo Terranova, stamattina ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1. “Filo conduttore della nostra ‘due giorni’ di approfondimenti e riflessioni è il futuro – ha detto Il dirigente sindacale –, e gli scenari si chiamano dinamiche globali, produzione e lavoro, ma anche fantascienza, visto che la relazione introduttiva dei lavori verrà aperta da uno scrittore specializzato in quel genere. Oggi abbiamo bisogno d’immaginare il futuro e la fantascienza più recente, dal cyberpunk in poi, a volte, ha azzeccato le previsioni”.

 

 

“Siamo davanti a cambiamenti epocali – ha osservato Terranova –: la fine del petrolio, la green economy, l’ambiente, il cambio delle relazioni internazionali, la robotica legata all'intelligenza artificiale, una serie di cose che modificheranno lo scenario futuro, ma prima deve cambiare il modo in cui indirizziamo le scelte del presente. È chiaro che tra i grandi mutamenti bisognerà agire sull’utilizzo delle risorse del pianeta, le materie prime che servono per produrre energia, senza le quali è impossibile proseguire sulla strada dello sviluppo e del progresso che abbiamo intrapreso. Se non cambiamo il modo di utilizzare le risorse ambientali, rischiamo una crisi a livelli talmente alti che, di fatto, può bloccare qualsiasi ipotesi di futuro”.

“La valorizzazione dell'ambiente ha a che fare con le dinamiche globali – ha proseguito l’esponente di Agenquadri –, e quindi dipende dal comportamento di tutti procedere a un nuovo modo di fare sviluppo. In tal senso, l’Ue deve riprendere il suo ruolo di attore di progresso economico e sociale, dopo le difficoltà della Brexit: il risultato del referendum britannico è dovuto soprattutto al fatto che in questi anni l'Unione ha redistribuito risorse privilegiando solo una parte della società, stando assai più attenta all'Europa dei capitali e delle imprese che non a quella dei cittadini e dei lavoratori. Ciò ha indebolito l'Ue, e se vogliamo democratizzare le istituzioni europee dobbiamo fare l’opposto, mettendo al centro le persone, non i governi nazionali”.  

“Democratizzare le istituzioni si fa con la politica – ha rilevato Terranova –. L'Unione l'abbiamo costruita perché un pezzo della classe dirigente, fatta principalmente di politici - pensiamo ad Altiero Spinelli e a Romano Prodi, solo per restare al nostro Paese -, hanno dato contributi fondamentali alla causa. Ora speriamo che dopo lo shock dovuto all'uscita inglese, i governi italiano e francese decidano di rimettersi alla guida del processo di unificazione”.

“In futuro, il lavoro sarà diverso da quello visto finora – ha specificato il sindacalista –. L'integrazione fra robotica e intelligenza artificiale conferma che i robot possono sostituire una parte del lavoro più qualificato. Lo studio di Mckinsey global institute prevede rimarranno soprattutto i lavori che mettono in relazione con gli altri, e quindi i servizi alla persona, ma anche i lavori dove si richiedono prese decisionali. Quantitativamente, il lavoro sarà di meno, e bisognerà fare delle scelte: o immaginiamo un mondo dove diminuisce l'orario di lavoro, o immaginiamo un mondo dove c'è una parte consistente di persone che non lavorano. Il che significherebbe cambiare del tutto il welfare, ad esempio. Ma c’è anche un lavoro che rischia di aumentare, quello povero, dai contenuti tecnologici e culturali molto bassi, come il tessile, l’edilizia. Il lavoro della produzione industriale tradizionale è diventato così poco costoso in termini economici e sociali da essere, di fatto, interamente trasferito in Paesi che hanno bassi salari, sono privi di legislazione sociale, reprimono conflitti”.

“Oggi – ha concluso Terranova – potremmo essere alla fine di quella che abbiamo chiamato società di massa - che poi è la società del '900 -, perché vediamo il rischio che senza un'azione sociale e politica forte si possa andare verso una società di nuovo elitaria, oppure, al contrario, verso una società maggiormente solidaristica, dove il ruolo dei corpi intermedi e quindi delle organizzazioni sindacali, potrà essere fondamentale”.