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Rps, uno speciale sul Jobs Act

Un forum sul welfare, aperto a tutti
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In un momento di profondo cambiamento del mercato del lavoro, il nuovo numero di RPS (La rivista delle politiche sociali) dedica la sezione monografica al Jobs Act, inserendo le questioni specifiche in un contesto economico segnato da anni di crisi

In un momento di profondo cambiamento del mercato del lavoro, il nuovo numero di RPS (La rivista delle politiche sociali) dedica la sezione monografica al Jobs Act, inserendo le questioni specifiche in un contesto economico segnato da anni di crisi e di assenza di politiche industriali.

L’analisi proposta riguarda vari aspetti tra cui la riforma degli ammortizzatori sociali, peggiorativa per molti lavoratori; le norme sul demansionamento, che abbinate a quelle sui licenziamenti, potrebbero avere effetti nefasti sulla garanzia di diritti fondamentali dei lavoratori, quali il diritto alla salvaguardia della professionalità e alla conservazione del posto di lavoro; e ancora, la disciplina dei licenziamenti per i nuovi assunti, con impatti significativi sulle relazioni di lavoro e sull’azione delle organizzazioni sindacali. In relazione poi alla norma che ha previsto la fiscalizzazione per un triennio dei contributi a carico del lavoro sui contratti a tempo indeterminato stipulati nel corso del 2015, nel numero si propone una valutazione dei possibili effetti sulle convenienze delle imprese a sostituire contratti a termine con contratti a tutele crescenti, nonché dei possibili oneri per il bilancio pubblico derivanti dalla concessione degli sgravi contributivi.

Dal quadro che emerge si evince come di fronte a un legislatore che visibilmente arretra il livello delle tutele tocca alle parti sociali dimostrarsi all’altezza di una cultura matura delle relazioni industriali, mostrando che efficienza e competitività possono andare di pari passo con i valori della correttezza, del rispetto dei diritti e della solidarietà.

Alla «nuova questione meridionale» e ai percorsi del declino italiano è dedicata la sezione Attualità che delinea la spirale in cui si è avvitato il nostro paese. Una spirale da cui si potrà uscire solo con un vero e proprio ribaltamento dell’attuale modello di sviluppo che riporti al centro del processo produttivo la conoscenza, gli investimenti e il lavoro, di qualità e duraturo, e che veda lo Stato giocare un proprio ruolo in economia, magari connotandosi come Stato innovatore di prima istanza. Tema quest’ultimo dibattuto nella terza parte della Rivista che trae le mosse dal libro di Mariana Mazzucato, Lo Stato innovatore (2014).

Contributi di: Riccardo Bellofiore, Lorenzo Birindelli, Valeria Cirillo, Giovanna Di Castro, Sergio Ferrari, Francesca Fontanarosa, Francesco Garibaldo, Pietro Greco, Dario Guarascio, Paolo Liberati, Elena Paparella, Fabrizio Patriarca, Michele Raitano, Andrea Ricci, Franco Scarpelli, Serena Sorrentino, Giuseppe Travaglini, Claudio Treves, Giovanna Vertova.

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