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Con le ali al vento?

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Qualche elemento di chiarezza in più sull'ipotesi d assetto societario per Alitalia. Ma restano le incertezze su piano industriale e occupazione. Rimettere in movimento il Paese, in aria in mare. e in terra. Con Stefano Malorgio, Filt Cgil

da Rassegna sindacale "Alitalia ha avuto moltissimi assetti azionari in questi anni, che da soli non bastano a delineare il destino di un'azienda: non le hanno risparmiato fasi di crisi e di rilancio. Ora siamo di fronte a un assetto che, rispetto alle previsioni, sembra un po' più solido perché riguarda due gruppi importanti come Fs e Atlantia". Così il segretario generale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, ai microfoni di RadioArticolo1 nella trasmissione Italia Parla. I sindacati dei trasporti hanno già proclamato lo sciopero nazionale, il 24 luglio per tutti i settori e il 26 per il trasporto aereo.  Nella partita su Alitalia, naturalmente, è in ballo il destino delle lavoratrici e lavoratori. "Il tema della compagnia riguarda tutto il Paese - spiega Malorgio -: se guardiamo il panorama mondiale dove ci sono Stati forti, con una politica estera adeguata, troviamo compagnie di bandiera forti in grado di stare sul mercato. Non a caso Air France e British Airways hanno alle spalle uno Stato capace di far valere le proprie ragioni, sviluppando un sistema complessivo compiuto". In Italia, invece, "non siamo messi tanto bene". Il secondo elemento di valutazione su Alitalia riguarda il sistema di regole. "Servono norme coerenti sul numero di aeroporti e la loro specializzazione: ci vuole un sistema Paese che sia coerente rispetto agli obiettivi di sviluppo di una compagnia aerea nazionale". Il terzo elemento è il piano industriale: "In particolare sono essenziali le risorse: il progetto comporterà una serie di investimenti in aeromobili, fondi sulle tratte a lungo raggio, verranno riviste le strategie di collegamento, per esempio con la Cina. Oggi l'Italia non atterra più un Cina, un punto complesso che va superato". C'è poi la questione degli addetti. "I lavoratori hanno già dato molto all'azienda - ricorda Malorgio -, tra l'altro senza mai arrivare a un'uscita dalla crisi della compagnia che sembra permanente. È chiaro che ulteriori sacrifici non possono essere richiesti, anche perché le esperienze precedenti hanno dimostrato che sono del tutto inutili per lo sviluppo". Il nodo del lavoro, comunque, "si lega alla questione complessiva, alla crescita della compagnia, il ruolo del Paese e l'azione delle istituzioni". Per trovare una soluzione non è indifferente il fattore tempo. Così il segretario della Filt: "Per noi è importante che si faccia presto: il tempo che passa non gioca a favore dell'azienda, anche se sta dimostrando in questo periodo buone performance, come prova che può funzionare bene. Il debito importante che grava sulla compagnia rischia però di compromettere anche i ultimi risultati positivi. Per questo bisogna fare chiarezza al più presto: troppe parole sono state spese, troppe promesse del governo rischiano di non essere rispettate. Insomma occorre sapere qual è il futuro, cosa si intende fare. Ci auguriamo di essere convocati in tempi brevi dal ministro - conclude -, per far partire una vera discussione sul profilo di Alitalia".