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Come al solito è una questione di priorità. La sanità pubblica certo non lo è per Meloni né per la destra al governo. Le risorse che la legge di bilancio destina al Fondo sanitario nazionale non solo sono del tutto insufficienti per colmare il sotto-finanziamento cronico del Ssn, ma sono addirittura la metà di quanto richiesto dal ministro Schillaci e un terzo di quanto chiesto dalle Regioni.
Cgil: “Risorse del tutto insufficienti”
“La legge di bilancio 2027 è irricevibile e va cambiata. Le risorse destinate alla sanità sono del tutto insufficienti ad arginare il sotto-finanziamento cronico del Servizio sanitario nazionale, garantire il diritto alla salute e rispondere ai bisogni urgenti delle persone”, dichiara la segretaria confederale Cgil Daniela Barbaresi: “È la dura verità dei numeri, che allontanano ulteriormente l’Italia dai Paesi europei più avanzati per finanziamento della sanità pubblica”.
Veniamo ai numeri
In un approfondimento elaborato dalla Cgil nazionale si racconta di un declino inarrestabile. La legge di bilancio stanzia per il 2027 solo 146,3 miliardi di euro, rispetto allo scorso anno si contano solo 2,36 miliardi in più. Ricordiamo che Schillaci ne aveva chiesti 5, affermando che sicuramente ci sarebbero stati, mentre la Conferenza delle Regioni, dove siedono governatori di centro-sinistra e di destra, in un documento ne ha chiesti 6,8. Per il 2028, poi, il governo prevede un incremento di 2,35 miliardi e di 2,40 per il 2029.
Sul prodotto interno lordo
Per capire bene se le risorse sono sufficienti o meno, occorre valutare la quota di Pil che si destina alla sanità pubblica. In rapporto al Pil, il Fabbisogno sanitario nazionale scende ulteriormente rispetto al già bassissimo livello dell’anno in corso, per attestarsi nel 2027 al 6,11%. Continua poi il crollo al 5,98% nel 2028 fino a sprofondare al 5,83% nel 2029. È bene ricordare che l’Oms afferma che sotto il 6,5% del Pil è a rischio la salute pubblica.
Il personale
A mandare avanti la sanità sono i cervelli, le braccia e i cuori degli operatori e delle operatrici. Sono anni che il ministro Schillaci afferma che occorre valorizzare il personale, anche per arginare la fuga nel privato e rendere attrattivo il lavoro nel pubblico. Ebbene, non vi è traccia di risorse per assumere medici e infermieri. Non vi sono le risorse – pare – nemmeno per le indennità previste dal contratto. Altro che valorizzazione.
“Si tratta di importi economici – riprende Barbaresi – che non consentono la doverosa valorizzazione del personale, né le assunzioni, a partire da quelle necessarie a garantire l’assistenza territoriale e l’operatività di Case della comunità, Ospedali di comunità, assistenza domiciliare, su cui sono stati investiti oltre dieci miliardi di euro del Pnrr”.
Le risorse, prosegue la dirigente sindacale, non sono destinate “al sostegno e al rafforzamento dell’attività ordinaria del servizio pubblico, ma sono in gran parte vincolate, a partire dall’innalzamento dei tetti del payback per la spesa farmaceutica, così come del tetto alla spesa per il privato accreditato, mentre continuano a permanere e a pesare come un macigno i tetti alla spesa sul personale”.
Le false promesse per gli anziani
Mentre non si trovano risorse per il Ssn, nella legge di bilancio trova spazio un ulteriore bonus: una carta da 300 euro agli ultra 75 con pensione fino a 28 mila euro per spese sanitarie. Cioè, si destinano 1,6 miliardi alla sanità privata sotto forma di bonus. Ora è evidente che chi riceverà quella carta sarà un po’ contento di poter ottenere quelle prestazioni che, a causa delle liste d’attesa, magari non riesce a effettuare, ma forse con quella stessa cifra si potrebbero ridurre le liste di attesa per tutti e tutte. “Il bonus di 0,82 centesimi di euro al giorno – denuncia la segretaria confederale – per le spese sanitarie delle persone anziane ultra 75enni è davvero vergognoso”.
Quali servizi si taglieranno?
Si sa, la sanità è competenza delle Regioni e purtroppo divari e differenze territoriali rendono diseguale il diritto alla salute. Cosa e dove tagliare nel proprio bilancio lo deciderà la singola Regione, aggravando così ulteriormente i divari. “L’insufficiente finanziamento del Fabbisogno sanitario nazionale – riprende Barbaresi – è destinato ad ampliare la forbice rispetto alla spesa sanitaria cui contribuiscono anche le Regioni. Con il governo che riduce l’impegno sulla sanità pubblica e le Regioni costrette a tagliare altre voci di bilancio per sforbiciare il meno possibile servizi e prestazioni sanitarie, si va delineando una prospettiva destinata ad aggravare irreversibilmente la loro già precaria condizione economico-finanziaria, con conseguente salasso a salari e pensioni”.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire
“A nulla sono servite finora le richieste delle Regioni a incrementare il Fabbisogno sanitario nazionale di 18 miliardi di euro nel prossimo triennio, soprattutto per assumere e valorizzare il personale che oggi è allo stremo”, riprende la segretaria confederale Cgil: “Tanto meno è stato ascoltato l’accorato appello del presidente della Repubblica per il quale ‘la tutela del Servizio sanitario nazionale è priorità assoluta’”.
Barbaresi così conclude: “Per queste ragioni occorre proseguire nella mobilitazione a partire dallo sciopero generale del 20 novembre prossimo e proseguire nella raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul rafforzamento del Servizio sanitario nazionale e la valorizzazione del personale (www.salutediritto.it), promossa dalla Cgil assieme a un’ampia rete di associazioni”.































