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"Una manovra al di là delle peggiori aspettative, scritta da un Governo che vive su un altro pianeta". È la bocciatura della Cgil alla legge di bilancio, il cui testo ufficiale è stato pubblicato dopo settimane di annunci. Per il sindacato, le misure previste non rispondono all'emergenza economica e sociale del Paese, tra inflazione, perdita di potere d'acquisto, tagli al welfare pubblico e aumento delle spese militari. Una manovra che, denuncia la Cgil, rischia di accelerare il declino economico e l'impoverimento della maggioranza dei cittadini.
Il quadro economico e sociale è segnato dall'inflazione al 5,4% a ottobre, con quella acquisita per l'anno in corso al 3,4%, dal drenaggio fiscale che, dopo gli oltre 30 miliardi del quadriennio 2022-2025, salirà di almeno 4,5 miliardi nel 2026, dai salari reali in caduta libera e dalla crescita zero nel terzo trimestre. A pesare sono anche la nuova frenata della produzione industriale e il prezzo del gas, che ha superato quota 100 euro, con ricadute pesanti sulle bollette di famiglie e imprese.
Fisco e pensioni, penalizzati lavoratori e pensionati
Secondo la Cgil, la manovra non prevede sostegni per il 92% di chi vive di salario o pensione. Per la fascia di reddito tra 50.000 e 55.000 euro sono previste riduzioni dell'Irpef comprese tra 100 e 500 euro, limitate a un solo anno, mentre viene estesa strutturalmente la flat tax ai professionisti con redditi fino a 100.000 euro.
Sul fronte previdenziale, il sindacato denuncia tagli tra il 15 e il 68% alla rivalutazione degli assegni e la conferma dell'aumento dell'età pensionabile. L'incremento partirà nel gennaio 2027 e porterà nel 2029 al requisito di 67 anni e 6 mesi di età oppure a 43 anni e 4 mesi di contributi.
Sanità e scuola, prosegue il definanziamento
Per la sanità sono previsti appena 2,4 miliardi di euro, risorse che, secondo la Cgil, andranno in gran parte al privato accreditato e alle case farmaceutiche. Alla sanità privata, sostiene il sindacato, finiranno anche 1,6 miliardi attraverso i bonus destinati agli over 75.
Gli stanziamenti non sarebbero sufficienti a coprire l'inflazione né a garantire le assunzioni necessarie per rafforzare l'assistenza territoriale e mettere a regime gli investimenti realizzati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Cgil denuncia così un ulteriore definanziamento della sanità pubblica: il fabbisogno sanitario nazionale scenderebbe dal 6,14% del Pil di quest'anno al 5,83% nel 2029.
Tagli anche all'istruzione pubblica, con la riduzione prevista di 4.925 docenti e 2.049 unità di personale Ata a partire dal prossimo anno scolastico, mentre vengono confermati i sostegni alle scuole paritarie.
Spese militari in aumento, nessuna strategia per la crescita
La manovra, secondo il sindacato, non contiene una strategia per colmare il vuoto di investimenti dopo il Pnrr. Lo stesso ministero dell'Economia e delle Finanze stima un contributo pressoché nullo alla crescita nei prossimi tre anni. Nel frattempo, il Paese si indebiterà per aumentare di 14,4 miliardi le spese militari nel prossimo biennio.
"È il contrario di quello che serve: si aiuta chi sta bene, si abbandona a sé stesso chi sta male. Non si fa niente per affrontare l’emergenza economica e sociale in corso. E si indebita il Paese per aumentare, nel prossimo biennio, di 14,4 miliardi le spese militari: il più rilevante incremento di investimenti in armi in tempo di pace".
La Cgil sottolinea inoltre che la manovra è stata decisa senza alcun confronto con le parti sociali. Una scelta che, secondo il sindacato, conferma l'assenza di risposte alle difficoltà di lavoratori, pensionati, giovani e donne, sempre più in difficoltà nel sostenere le spese quotidiane e nell'accedere a servizi pubblici adeguati.
La mobilitazione verso lo sciopero generale
Il sindacato annuncia la mobilitazione contro le scelte economiche del governo, a partire dallo sciopero generale del 20 novembre. "Eravamo stati facili profeti nel dedurre, dal Dpfp 2026 e dal Dpb 2027, quali sarebbero stati i contenuti della manovra di bilancio, decisa peraltro senza alcun confronto con le parti sociali. Ma qui siamo al di là delle peggiori aspettative: si accelerano declino del Paese e impoverimento della stragrande maggioranza dei cittadini, anziché porvi rimedio”.
“È un futuro a cui non abbiamo alcuna intenzione di rassegnarci e che, con la partecipazione e la mobilitazione di lavoratori, pensionati, giovani generazioni, a partire dallo sciopero generale del 20 novembre, abbiamo tutta l’intenzione di cambiare radicalmente".






















