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“Un po' lontano” è la nuova creazione di Fuori Contesto scritta da Daniel Bongioanni ed Emilia Martinelli, che ne firma la regia. In scena Daniel Bongioanni, attore e danzatore sordo, e Tiziana Scrocca. Dopo l’anteprima romana allo Spazio Diamante, che ha aperto la quarta edizione del festival “Officine Teatrabili”, lo spettacolo è andato in scena a Gaeta, per la XIV edizione di “Fuori Posto. Festival di Teatri al Limite”, e poi al Teatro Comunale di Montecarotto, in provincia di Ancona, il 30 ottobre.
Una madre udente e un figlio sordo: sentire vs. segnare
“Un po' lontano” è la riproduzione plastica sulla scena del rapporto madre-figlio, fatto di continui tentativi per trovare la giusta distanza (o vicinanza). Un legame che si trova inevitabilmente a confrontarsi con due grandi distacchi: quello dal ventre materno in senso letterale, e poi quello da una relazione uterina (in senso metaforico) che porta la madre a lasciare i propri figli andare. Lasciarli andare. Quello che è un percorso universale diventa, però, nel caso dello spettacolo, anche un confronto tra due modi di stare al mondo: quello di una madre udente, che cerca il contatto attraverso le parole e il suono; quello di un figlio sordo, che esplora attraverso il corpo, le vibrazioni, il gesto che diventa lingua. Sentire vs. segnare.
La lingua dei segni come espressione artistica
Lo spettacolo nasce dall’incontro tra mondo udente e mondo non udente e ne fa materiale artistico: la danza e il movimento dei corpi sono il veicolo principale e unico di un messaggio che esplora tutte le potenzialità del visual vernacular, una forma d'arte visiva e teatrale unica. Non una lingua dei segni tradizionale (che possiede una grammatica e un lessico strutturato), ma un linguaggio artistico e poetico comprensibile visivamente anche a chi non conosce i segni.
La collaborazione tra Daniel Bongioanni, Emilia Martinelli e Tiziana Scrocca
Daniel Bongioanni, artista sordo, si è formato in scultura all'Accademia Albertina di Torino ed è interprete del progetto europeo “Beyond Sign”. Emilia Martinelli, regista e coreografa, madre udente, è fondatrice e direttrice di “Fuori Contesto”, associazione nata nel 2000, che prova a superare il concetto di inclusione, sperimentando l’incontro tra abilità differenti come percorso di costruzione artistica a sé stante. Tiziana Scrocca, attrice, è stata responsabile artistica e regista del laboratorio teatrale integrato dell'Istituto sordi di Tirana, e dal 2007 lavora ai laboratori di teatro integrato Piero Gabrielli del Teatro di Roma.
La ricerca con genitori e figli non udenti
Il lavoro è accessibile a pubblico sordo e udente, ed è passato attraverso una fase di ricerca condotta anche con genitori e figli adolescenti alle Officine Fuori Contesto di San Lorenzo a Roma. Per chi vede lo spettacolo, la lingua dei segni non è un servizio accessorio, ma ne è il cuore. Un invito a porsi dall’altra parte del confine, rispetto a ciò che viene definito “la norma”. Lo spettatore sperimenta il silenzio come forma di comunicazione, il vuoto di suoni come percezione prioritaria, il senso dell’udito come condizione che per paradosso diventa escludente.
Daniel Bongioanni e Tiziana Scrocca interrogano silenziosamente ognuno di noi, su come ci approcciamo alla vulnerabilità. Quando si tratta di qualcuno che ci è molto vicino, l’istinto di protezione rischia di trasformarsi in bisogno di aggiustare qualcosa che ci sembra sbagliato. Dopo aver visto “Un po’ lontano”, ci si alza dalla poltrona con una domanda: quando i nostri figli hanno bisogno di noi, siamo capaci di stare loro accanto senza diventare padroni della loro fragilità?
"Officine Teatrabili”
L’anteprima romana dello spettacolo si inserisce tra le proposte di "Officine Teatrabili”, il progetto ideato da Rossella Marchi con l'obiettivo di far circuitare artisti e artiste con disabilità come professionisti dello spettacolo dal vivo. Sarebbe bello che, in un futuro non troppo lontano, il teatro diventasse davvero accessibile a tutti, che la lingua dei segni non fosse un’eccezione richiesta dalla drammaturgia, ma la traduzione costante sulla scena di qualsiasi opera teatrale.
























