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Il referendum sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è legittimo. Lo ha riconosciuto la Corte di Cassazione, certificando la regolarità delle firme e il superamento della soglia minima necessaria. Si tratta di un passaggio fondamentale, che rappresenta il primo traguardo di una mobilitazione capace di raccogliere oltre 576.000 sottoscrizioni in sei mesi.
L'obiettivo dei promotori è rimuovere gli attuali ostacoli normativi per poter introdurre, in modo strutturale, l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, abrogando la legge 104/2026 (il cosiddetto Ddl Valditara) che prevede il "consenso informato preventivo" delle famiglie nelle scuole secondarie e il divieto di promuovere attività in tal senso nelle scuole dell’infanzia e primarie.
L’obiettivo della legge è chiaro: rendere così difficile l’iter per attivare i percorsi di educazione sessuo-affettiva rendendoli di fatto quasi impossibili. Presumibilmente attraverso il registro elettronico, le scuole dovranno chiedere alle famiglie - o agli studenti, se maggiorenni - un’autorizzazione “informata, preventiva e scritta”.
Per far questo dovranno poter visionare il “materiale didattico che si intende utilizzare”, conoscere “le finalità, gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento” delle varie attività, e anche nomi e curriculum di “esperti esterni, rappresentanti di enti o di associazioni coinvolti”.
Materiali e informazioni che gli istituti avranno il dovere di mettere a disposizione un mese prima dell’inizio dei corsi. I diversi progetti dovranno in precedenza essere stati approvati da Collegio dei docenti e Consiglio d’istituto. Ai ragazzi e alle ragazze che non partecipano, la scuola - un po’ come avviene per l’ora di religione - dovrà offrire attività alternative. In fine, ma non sorprende: tutto dovrà essere fatto a costo zero, non è previsto alcun investimento aggiuntivo, e dunque con “le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”.
Affinché i cittadini possano esprimersi nelle urne, manca ora un ultimo e decisivo passaggio istituzionale: il vaglio della Corte costituzionale, che dovrà stabilire l’ammissibilità del quesito.
“Riteniamo che la scuola debba essere il luogo d'elezione per lo sviluppo integrale della persona e per la prevenzione di ogni forma di discriminazione e violenza. Poter dare risposte alle nuove generazioni con strumenti pedagogici adeguati rappresenta una battaglia di civiltà e una necessità non più rinviabile”, così in una nota la Flc Cgil accoglie con favore la pronuncia.
Per queste ragioni, “qualora la Consulta dovesse confermare l'ammissibilità del quesito, la nostra organizzazione darà il suo pieno contributo per l'esito positivo della consultazione, impegnandosi a informare lavoratrici, lavoratori e cittadini e a sostenere attivamente questa importante iniziativa di partecipazione democratica a tutela del diritto alla formazione delle studentesse e degli studenti, dell’autonomia scolastica, della libertà di insegnamento”, termina la nota.
























