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Il 2026 si apre con cattive notizie per i portatori di disabilità: da un lato una legge sui Caregiver che sembra una beffa, dall’altro nell’ultimo Decreto sulla sicurezza sul lavoro sono inserite norme che di fatto rendono ancora più difficile alle persone con disabilità di trovare un lavoro in aziende “normali”. La prima domanda che affiora alla mente è: per quale ragione in un testo che dovrebbe ridurre gli incidenti e promuovere la sicurezza sul lavoro, si introducono codicilli sugli aspiranti lavoratori e lavoratrici con disabilità?
Ma tant’è: più volte nel corso di questa legislatura il Presidente della Repubblica Mattarella ha richiamato il governo alla coerenza delle norme contenute nei diversi provvedimenti, ma evidentemente a Palazzo Chigi fanno fatica ad ascoltare.
Cosa prevede il testo
L’ultimo giorno utile dell’anno appena trascorso, il 30 dicembre, la Gazzetta ufficiale ha pubblicato il testo della ormai legge la 198/2025: “Misure urgenti per la tutela della saluta e sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione della civile”. L’articolo 14 bis, modifica quello della Legge sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità ampliando, e di molto, la possibilità per le aziende di stipulare convenzione con altri soggetti invece che assumere direttamente.
Assunzione diretta o convenzione
La legge di prima prevedeva che ogni azienda con più di 50 lavoratori e lavoratrici avesse l’obbligo di assumere una riserva di lavoratori o lavoratrici con disabilità e solo il 10% di questi potesse essere dipendente di un soggetto terzo con cui stipulare convenzione. La legge nuova prevede che la quota di dipendenti in convenzione salga al 60% e i soggetti con cui stipulare convenzione si amplia, anche in questo caso, non di poco. Addirittura, possono essere datori di lavoro privati non soggetti all'obbligo di assunzione di persone con disabilità.
E non è tutto
A garanzia delle persone con disabilità, per verificare che l’ambiente e le condizioni di lavoro fossero adeguate alle loro abilità, la legge di prima prevedeva che i servizi per il collocamento obbligatorio dovessero necessariamente sentire il Comitato tecnico sempre previsto dalla legge 68/99.
Nella legge nuova non è più così, e meno male che dovrebbe servire a tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, evidentemente vale per tutti tranne che per i lavoratori e le lavoratrici con disabilità.
Così non va
A sollevare il problema e la profonda contrarietà è la Cgil, afferma a tal proposito Valerio Serino, responsabile dell’ufficio Politiche per il lavoro e inclusione delle persone con disabilità della Cgil nazionale: “Riteniamo inaccettabile che la percentuale di coperture delle convenzioni articolo 12 bis siano passate dal 10% al 60%. Dagli ultimi dati rilevati sappiamo che gli iscritti al collocamento mirato sono ben 880.997 nel 2023, le aziende preferiscono in alcuni casi pagare sanzioni e multe piuttosto che assumere persone con disabilità, e quando lo fanno troppo spesso ricorrono allo strumento delle convenzioni, delegando alle cooperative sociali l’inclusione delle persone con disabilità”.
In direzione contraria
La legge del 99, quella per inserimento lavorativo delle persone con disabilità, aveva come obiettivo anche quello di farli uscire da una segregazione che condizioni materiali, ma soprattutto stereotipi culturali, rendevano quasi inevitabile. Le norme di oggi vanno esattamente nella direzione contraria. Sottolinea infatti Serino: “Da oggi le aziende avranno uno strumento in più, oltre ad una maggior percentuale entro cui possono adempiere agli obblighi attraverso la convenzione, avranno la facoltà di distaccare lavoratrici e lavoratori con disabilità presso altro soggetto, non avendo neanche più ‘la preoccupazione’ di accoglierli nella propria azienda, rischiando di segregare e marginalizzare ancor più le persone con gravi fragilità. Sappiamo benissimo che il lavoro è uno strumento fondamentale per l’inclusione e per la piena partecipazione alla vita sociale, soprattutto per chi è maggiormente a rischio esclusione in moltissimi ambiti della vita”.
I tempi che corrono
La verità è che questo provvedimento è coerente con l’impianto culturale che attraversa la destra al governo. Fu Meloni, nel discorso di insediamento, ad affermare che avrebbe fatto di tutto per togliere lacci e laccioli alle imprese, che avrebbero dovuto esser libere di fare quel che vogliono. Anche non avere l’obbligo di assumere uomini e donne con disabilità è un laccio in meno.
























