“Ci chiedono perché come Cgil ci occupiamo del Referendum del 22 e 23 marzo prossimi. La risposta sta nelle parole del delegato Filcams Cgil Taranto, collega dell’ultimo operaio morto in Ilva che abbiamo appena ascoltato. Loris Costantino merita che la giustizia sia giusta, celere e che abbia la serenità per individuare responsabilità e colpevoli. Una giustizia libera da ogni condizionamento è la garanzia che noi vogliamo per cittadini e lavoratori per questo votiamo NO”.

Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil di Taranto, sceglie di cominciare l’Assemblea dedicata al Referendum, coordinata da Remo Pezzuto di Libera, in cui subito dopo parleranno storici, sindacalisti, magistrati e il presidente del Comitato Nazionale per il No, Giovanni Bachelet, commentando le parole di un lavoratore collegato in audio che racconta come sia difficile veder morire un compagno di lavoro e aver paura per se stesso.

E le parole del delegato Filcams condizionano tutto il dibattito che a Taranto ha un sapore ancora più determinante.

“La vicenda dell’Ilva mette in rilievo quello di cui stiamo parlando con questo referendum – dice Florindo Oliverio, responsabile Riforme Istituzionale della Cgil nazionale – Perchè il Referendum non è lo scontro tra due tifoserie piuttosto una garanzia per tutti i diritti i campo, come nel caso dell’impresa siderugica tarantina in cui più diritti, anche costituzionali confliggono”.

E sui diritti costituzionali torna anche il presidente dell’Anpi Taranto, Riccardo Pagano.

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“L’Anpi è nettamente schierata per il No, perché siamo un’associazione nata sull’onda della Resistenza che ha poi consentito la fase Costituente – dice Pagano – pertanto oltre ai rischi macroscopici introdotti da questa riforma, vanno considerati gli equilibri dei poteri che vengono intaccati da questo provvedimento. A cominciare dal rapporto tra pm epmolizia Giudiziaria. Con questa legge sottoposta a referendum i superpoteri dei pm sono un pericolo per tutti”.

E di pericoli parla anche la magistrata presso il Tribunale di Taranto, Alessandra Romano.

“La riforma – dice – è pensata solo nella dimensione del potere e non come giustizia come servizio e le conseguenze, laddove dovesse passare, saranno inevitabilmente quelle di creare uno squilibrio tra potere esecutivo e potere giudiziario, a favore del primo. Inoltre, la regola del sorteggio per la nomina dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo di rilevanza costituzionale di autogoverno della magistratura, indebolirà inevitabilmente il nostro Csm che non sarà più un presidio pieno all’autonomia e all’indipendenza dei magistrati”.

Poi aggiunge un passaggio tutto territoriale riferendosi nuovamente ai giorni caldi del sequestro Ilva del 2012.

“Facevo parte di quel collegio che decise il giudizio di riesame del sequestro dell’Ilva nel 2012 – dice la dottoressa Romano - Una decisione che pesava sulle nostre coscienze, sulla nostra integrità e se noi non avessimo avuto la serenità di essere autonomi e indipendenti non avremmo avuto la forza di assumere le decisioni che assumemmo”.

Per la magistrata ci sono percorsi più consoni per assicurare una giustizia più adeguata ai bisogni dei cittadini. Uno fra questi prevederebbe anche una stabilizzazione dei precari della giustizia che assunti con fondi Pnrr fino a poco tempo fa avevano consentito la velocizzazione di alcune procedure.

Parla Antonello Trianni, Rsu della Funzione Pubblica Cgil all’interno del Tribunale di Taranto. Antonello è uno dei 149 precari della giustizia negli uffici di Taranto. Uno degli oltre 12000 italiani che a giugno vedranno scadere il loro contratto.

“Vogliono il miglioramento della giustizia con una riforma che tocca ben 7 articoli della Costituzione ma non muove nulla sul fronte degli interventi ordinari come ad esempio un impegno sul personale che garantisce il funzionamento della macchina giudiziaria – dice – Al ministero mancano circa 16mila risorse umane, fino al 40% è la carenza in alcuni uffici ed in alcuni distretti addirittura si tocca il 50% di scopertura e inoltre sono previsti 5-5mila pensionamenti nel biennio attuale”.

“Siamo in un clima di caccia alle streghe – commenta Gigia Bucci, segretaria regionale della Cgil Puglia – in cui si tenta di controllare istituzioni, poteri dello Stato, funzioni pubbliche, si tenta di controllare persino i cittadini con il ddl sicurezza e intimidire la partecipazione democratica e scegliere pertanto di fare questa assemblea dentro una scuola ha un grande valore”.

Nell’assemblea delle assemblee della Cgil di Taranto si parla anche di sovraffollamento carcerario, di residenze di esecuzione per le misure di sicurezza per persone con disagio psichico, e si evidenzia sempre più l’idea di una riforma inutile.

“E’ evidente che l’obiettivo è un altro: colpire l’autonomia della magistratura – dichiara il presidente del Comitato nazionale per il No, il professore Giovanni Bachelet – Noi preferiamo, invece, una magistratura autonoma e indipendente ad un Governo che detta le sentenze e pretende di scrollarsi di dosso tutti i controlli di legalità”.

“Il problema non è tanto la riforma della giustizia – continua Bachelet – Le risposte stanno nella Costituzione. L’articolo 1 dice nel primo comma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, nel secondo dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Queste forme e questi limiti evidentemente stanno stretti alla Presidente del Consiglio che ritiene che chi vince le elezioni comanda e fa quello che gli pare, mentre una magistratura autonoma e indipendente è garanzia per i cittadini”.

Informazioni e materiali per la campagna referendaria sul sito del Comitato Società Civile per il No

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