Il cosiddetto decreto bollette, nato per mettere ordine nel sistema energetico e rafforzare la transizione verso le fonti rinnovabili, rischia di produrre l’effetto opposto. È l’allarme lanciato da Filctem Cgil Calabria e Fiom Cgil Calabria, che denunciano possibili ricadute pesanti su occupazione e filiera energetica regionale.

Secondo le due categorie della Cgil, l’articolo 5 del provvedimento introduce un nuovo assetto dei meccanismi di sostegno agli impianti alimentati da bioliquidi sostenibili, biogas e biomasse. Una modifica che, spiegano i sindacati, mette in discussione la stessa sopravvivenza del settore del biogas elettrico e degli impianti a biomasse, oggi privi di certezze sul proseguimento delle attività.

La filiera energetica in Calabria

Il tema riguarda direttamente la Calabria, dove operano cinque centrali a biomassa per una potenza complessiva di circa 140 megawatt. Attorno a questi impianti ruota una filiera che garantisce occupazione diretta, indiretta e nell’indotto a oltre duemila lavoratrici e lavoratori.

Non si tratta soltanto di produzione energetica. La filiera delle biomasse, ricordano Filctem e Fiom, valorizza il patrimonio forestale, sostiene l’economia delle aree interne e genera lavoro lungo tutta la filiera: dalla gestione dei boschi alla raccolta del materiale, fino alla trasformazione in energia.

Incentivi incerti e programmazione impossibile

Il nodo principale riguarda la stabilità del sistema di incentivi. Il decreto, denunciano i sindacati, introdurrebbe infatti riduzioni dei sostegni e una verifica semestrale dei livelli di produzione da parte del Gse. Un meccanismo che, secondo Filctem e Fiom, renderebbe impossibile qualsiasi programmazione industriale di medio e lungo periodo. Un settore che richiede investimenti e pianificazione pluriennale rischierebbe così di trovarsi improvvisamente senza prospettive, con conseguenze dirette sull’occupazione.

La richiesta al governo

Per questo il sindacato chiede un intervento immediato. Filctem Cgil Calabria e Fiom Cgil Calabria sollecitano il governo e la Regione Calabria ad aprire rapidamente un confronto con tutte le parti interessate.

L’obiettivo è correggere il decreto e garantire stabilità normativa a un comparto che, oltre a produrre energia rinnovabile, rappresenta un presidio industriale e occupazionale per molti territori della regione. Senza modifiche, avvertono i sindacati, il rischio è di mettere in crisi un intero settore strategico.