Nell’isola lembo estremo d'Italia non si rispetta la Costituzione. Almeno non l’articolo 32, quello che afferma che la salute è un diritto di cittadinanza e la sua universalità deve essere garantita a tutti i cittadini e le cittadine, anche a quelli non nati nel nostro Paese. Questo diritto non era garantito già prima dell’arrivo della pandemia, ma da marzo 2020 la situazione è ulteriormente peggiorata. Basti pensare che prima dell’arrivo del Covid le liste di attesa per le prestazioni sanitarie andavano da 6 mesi a due anni e che, nonostante stanziamenti appositi per la riduzione delle stesse, nulla è cambiato. Anzi, nel 2020 si è registrata una riduzione di 3.134.696 prestazioni e del 26% dei ricoveri, che in termini assoluti significa che per 62.896 persone non è stato possibile trovare un posto letto negli ospedali del territorio.

Perché? Le ragioni sono diverse, dalla difficoltà organizzativa, alla fatiscenza delle strutture, alla cronica mancanza di personale che, nonostante gli stanziamenti previsti in questi anni, non si è ridotta: mancano all’appello quasi 18mila operatori e operatrici sanitari e moltissimi di quelli che prestano servizio hanno contratti precari di specie diverse, dalle partite Iva ai co.co.co. per non parlare di quelli che operano nelle strutture private convenzionate, a cui si applicano contratti assai diversi da quelli pubblici, o quelli che prestano servizio in regime di appalto.

Alfio Mannino, segretario generale della Cgil regionale, introducendo la conferenza stampa di presentazione della Piattaforma per la sanità regionale messa a punto da Cgil, Fp, Filcams e Spi, ha affermato: “Puntiamo a far tornare al centro dell’agenda politica i problemi veri della Sicilia e dei siciliani, che non nascono ora ma che ora devono trovare soluzioni. In questi mesi abbiamo misurato la distanza tra il diritto alla salute e l’offerta. Abbiamo assistito a risse nei pronto soccorso, a chiusura di reparti, a file di ambulanze: non è questa la sanità che vogliamo. È il momento di invertire la rotta dando risposte a partire dai soggetti più deboli”.

I soggetti più deboli, affermava Mannino, i disabili, gli anziani. Non va dimenticato infatti che l’Isola è la regione con il tasso di over 65enni tra i più alto del Paese, la fascia della popolazione tra 0 e 14 anni è il 13,8% e quella degli over 65 il 21,2%. Gli ultracentenari sono 1047, 221 uomini e 826 donne, povertà e isolamento sociale inoltre incidono negativamente sulla salute della popolazione. Cambiare la sanità regionale è indispensabile e il sindacato si è fatto promotore di una serie di proposte anche in vista dell’arrivo delle risorse stanziate dal Pnrr. Nell’incontro con la stampa per illustrare le 9 cartelle che delineano una sanità diversa, il segretario regionale Francesco Lucchesi ha sottolineato: “Su iniziative importanti si scontano ritardi. Basti pensare che entro la fine del 2021 dovevano essere completati 25 Pronto soccorso per una spesa di 58 milioni, ma ne risulta all’appello solo uno, a Trapani. Inoltre dei 571 nuovi posti letto di terapia intensiva e sub intensiva previsti ne sono stati completati solo 95. La situazione complessiva della sanità – ha osservato- non è migliorata, nonostante la Sicilia durante il Covid abbia speso più della Lombardia”.

E veniamo alle proposte contenute nella Piattaforma, che si articola in tre macro capitoli: la medicina territoriale, che va integralmente riorganizzata e deve far perno sul distretto e sull’infermiere di comunità, con il rilancio dei dipartimenti di prevenzione e di quelli di salute mentale, con la ricostruzione e la valorizzazione dei consultori; la rete dell’emergenza urgenza e quella ospedaliera, che ha dimostrato in questi mesi di essere inadeguata ai bisogni di salute e va quindi integralmente rivisitata, a partire dalla costituzione degli ospedali di comunità; l’integrazione socio sanitaria ormai improcrastinabile con l’istituzione di un unico assessorato al Welfare.

Per il sindacato “occorre ridare centralità alla persona – ha rilevato la segretaria generale dello Spi Sicilia Maria Concetta Balistreri-. Gli anziani dovrebbero poter puntare su servizi sanitari territoriali h24, sull’assistenza domiciliare integrata e su un adeguato numero di strutture per la riabilitazione e la gestione delle lungodegenze. La medicina di prossimità - ha sottolineato - deve assumere un ruolo importante, consentendo la presa in carico in toto della persona”. Ma tutto questo vive solo sulle gambe, le braccia la mente e il cuore degli operatori e delle operatrici sanitarie. Tra le criticità riscontrate vi sono le forme di dumping contrattuale e di concorrenza sleale tra pubblico e privato e tra strutture private stesse, “che si innescano – ha rilevato Gaetano Agliozzo, segretario della Fp Sicilia - quando queste ultime giocano al ribasso sul costo del lavoro, applicando i contratti per loro più convenienti”. Cosa che rende necessario, per il sindacato, la riscrittura delle regole dell’accreditamento. In ogni caso, per la Cgil, occorre ribaltare la logica che vede affidare ai privati solo servizi remunerativi, rimettendo al centro il servizio pubblico. La Piattaforma suggerisce allora di partire dai bisogni, creando, ad esempio, centri unici di prenotazione per il pubblico e il privato in grado di orientare il cittadino verso la struttura e lo specialista più vicini".

Per quanto riguarda il personale Cgil, Fp, Spi e Filcams hanno sostenuto che, “come dimostrano anche i fatti di questi mesi, servono più medici, più infermieri, più ausiliari - sostiene il sindacato - e le assunzioni devono essere a tempo indeterminato”. La richiesta è dunque un Piano straordinario di assunzioni, partendo da quelle già previste. “Vengano effettuate subito – ha sottolineato Agliozzo - e a tempo indeterminato e non in tre anni come si prevede e andando anche oltre”. La nuova sanità, secondo la Cgil, deve puntare sulla medicina territoriale, sul rafforzamento delle cure a domicilio, sulla istituzionalizzazione della figura dell’infermiere di famiglia e delle Usca, andando oltre la pandemia, per effettuare screening per le patologie più gravi.

Infine, senza pulizia e sanificazione dei presidi sanitari non vi è garanzia di salute. E allora, per quanto riguarda le cosiddette attività no-core (pulizia, sanificazione, igienizzazione, ristorazione, manutenzione e vigilanza) oggi affidate prevalentemente col criterio del massimo ribasso, che grava sempre sulle retribuzioni degli operatori, "il sindacato chiede  l’internalizzazione – ha detto Monia Cajolo, segretaria generale della Filcams Cgil - attraverso società in house o partecipate della Regione siciliana, creando così stabilità occupazionale e garanzia di reddito per chi già vi opera e qualità di queste prestazioni. Il massimo ribasso - ha rilevato - non garantisce i redditi e il lavoro. La stabilità garantirebbe inoltre un controllo sui processi organizzativi, quindi una maggiore qualità”.