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Pensioni

Cgil: previsioni Inps su costi uscita anticipata sono sovrastimate

‘Pensioni, i conti non tornano!' © Marco Merlini / Cgil Roma, 2 dicembre 2017 Corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo Manifestazione nazionale ‘Pensioni, i conti non tornano!'
Foto: © Marco Merlini
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“Le previsioni di spesa dell'Inps sulla possibile uscita con 41 anni di contributi, superiore a 9 miliardi come punta massima, secondo noi sono decisamente sovrastimate”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta le dichiarazioni di oggi in audizione alla Camera dal Presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico.

“Tali previsioni - spiega infatti il responsabile Previdenza pubblica della Cgil nazionale Ezio Cigna - considerano che tutti i lavoratori in possesso di questo requisito esercitino il diritto, quando l’esperienza concreta ci dice che in questi casi gli utilizzatori sono meno della metà. Inoltre - aggiunge - non si considera che la componente contributiva, ormai prevalente in quasi tutte le posizioni personali, non costituisce una spesa aggiuntiva ma solo un'anticipazione di spesa. Per noi il picco massimo di spesa annua non supererebbe il miliardo e mezzo, e pertanto questo intervento sarebbe sostenibile”.

Per Ghiselli “è positivo che il presidente dell'Inps ribadisca l'esigenza di una maggiore flessibilità in uscita, e in particolare apprezziamo le proposte che prevedono la possibilità di pensionamento ben prima dei 67 anni con 20 anni di contributi e avendo maturato una pensione superiore a 1,2 volte l'assegno sociale. Le ipotesi che prevedono livelli più alti di contributi e di pensione maturata - sostiene - penalizzano chi ha carriere discontinue, ad iniziare dalle donne, e chi ha redditi bassi. Ma noi pensiamo che sia opportuno e sostenibile, dopo 62 anni, andare in pensione con la liquidazione dell'intero importo maturato”.

Per quanto concerne l'estensione delle tutele alle categorie rientranti nell’Ape sociale, il segretario confederale dichiara che “siamo favorevoli ad estenderle a tutti i disoccupati di lunga durata e ai lavoratori impiegati in attività gravose. Vorremmo però capire meglio a quali e quante categorie professionali si fa riferimento - sottolinea - perché il lavoro dell'apposita Commissione, pur lodevole, contiene diverse incongruenze che andrebbero approfondite e corrette, e comunque non indica il numero di professioni da considerare come particolarmente gravose, tema da definire politicamente”.

“È veramente incomprensibile - conclude Ghiselli - che il governo ancora non abbia aperto un confronto con il sindacato su questi importanti argomenti”.