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L'intervista

Le conseguenze sociali della pandemia

Agenzia Sintesi
Patrizia Pallara
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Per la sociologa Chiara Saraceno il virus non ci ha reso tutti uguali, anzi: ha accentuato le disuguaglianze. E le misure adottate dal governo creano ulteriori disparità. I bambini, i ragazzi e le donne sono le persone che stanno pagando il prezzo più alto

Chi sta pagando il prezzo più alto di questa pandemia? Su chi si abbattono i costi salati di una crisi che non è solo sanitaria ma è anche economica, sociale, ambientale? Alcune delle conseguenze dell’epidemia influenzale da Covid-19 ce le raccontano i dati, altre possiamo immaginarle, altre ancora soltanto prevederle. Certo è che, come sostengono gli studiosi, sono e saranno drammatiche e a lungo termine, non finiranno con la fine del contagio ma si riverbereranno anche negli anni a venire. “Sui nostri figli, i nostri nipoti, i nostri bis nipoti: sulle loro teste penderà l’enorme debito pubblico messo in campo per affrontare questi mesi e gli effetti futuri di questi mesi. Quella che ci stiamo prendendo è una responsabilità incredibile nei confronti delle generazioni future” dice Chiara Saraceno, sociologa, docente universitaria e portavoce dell’Alleanza per l’infanzia. Che aggiunge: “E le misure adottate finora dal governo, comprese quelle del decreto Rilancio, sono molto frammentarie e creano ulteriori disparità”.

Perché?

Le faccio un esempio. Hai allargato la cassa integrazione in deroga, e questo va bene. Ma perché riconosci solo 600 euro una tantum ai free lance, professionisti, partite Iva? Mangiano di meno degli altri lavoratori? E poi la stessa cassa integrazione, anche qui c’è disparità di trattamento tra chi ha l’ordinaria, che ha visto intaccato in parte il suo reddito e chi ha la straordinaria, che in molti casi non ha ancora visto un soldo. Bisognerebbe trattare tutti i cittadini allo stesso modo. Perché tutti devono poter mangiare allo stesso modo. Tanto più che l’autonomo, il free lance che ha perso il lavoro non lo riavrà dopo e quindi ha ancora più bisogno di protezione. Non le nascondo poi che sono turbata dal bonus di 500 euro per l’acquisto di una bicicletta se raffrontato ai 400 euro previsti per il reddito di emergenza.

C’è chi ha sostenuto in questi mesi che il virus ci ha reso tutti uguali. Invece non è così?

Dobbiamo renderci conto che la situazione è durissima ma lo è in modo molto squilibrato: c’è chi ha perso ogni fonte di reddito e chi non ha perso nulla, chi ha la casa grande e chi ce l’ha piccola, chi ha risorse e chi no, chi riesce a seguire figli e chi non ce la fa. Prenda me che godo di pensione, prenda gli impiegati pubblici che hanno continuato a lavorare a distanza, anche per loro non è cambiato molto. Dall’altra parte è aumentata la povertà assoluta, qualcuno stima che ci sia stato un raddoppio, ma non mi azzardo. È certo che un pezzo di ceto medio, quello che non era sicuro, sarà scivolato verso la povertà. Il virus quindi ha aumentato le disuguaglianze.

Che cosa pensa delle misure adottate a favore delle famiglie?

Il prolungamento del bonus baby sitter e la possibilità di fruire di un congedo straordinario non sono sufficienti a coprire i lunghi mesi da qui a (forse) settembre. Non solo, queste misure non rispondono neppure ai bisogni educativi e di socialità dei bambini e dei ragazzi. Non c’è  consapevolezza, e tanto meno preoccupazione, per l’impoverimento di opportunità educative e di sviluppo che questa clausura forzata sta provocando sui bambini e ragazzi, che  per crescere hanno bisogno anche di esperienze e relazioni fuori dalla famiglia. Questa chiusura rischia di essere pagata a caro prezzo soprattutto da quelli in condizione di svantaggio economico e sociale, o di grave disagio familiare. Gli stessi che hanno potuto fruire della didattica a distanza con molta più difficoltà rispetto ai loro coetanei più fortunati, per scarsità o assenza di strumenti adeguati, per le condizioni abitative, per le limitate competenze dei genitori, accumulando ulteriori svantaggi. La povertà educativa non si recupera facilmente, mi arrabbio perché il tema dell’istruzione non viene minimamente affrontato.

A parte i bambini e i ragazzi, chi pagherà di più questa crisi?

Senza dubbio le donne, in particolare quelle che non possono lavorare a distanza, che svolgono professioni sanitarie, ma anche quelle impiegate nel terziario, nei servizi. Le madri che con scuole e asili chiusi non sanno come organizzarsi: dopo il congedo, che cosa faranno? E poi ci sono le donne delle pulizie, le educatrici, che corrono il rischio che il loro lavoro non torni più: il negozio non riapre, l’attività turistica non riparte. Per le donne la vedo durissima. Adesso si sta cominciando a pensarci, ma è tardi, davvero troppo tardi.  

Come potremo uscire secondo lei da questa crisi?

Bisogna recuperare le disuguaglianze. Il mito che quando si alza l’onda tutti si alzano insieme non è così, neppure gli economisti ci credono più: qualcuno può affogare, ma molto dipende dalle scelte politiche ed economiche che si faranno.