Di fronte all’evidenza non si poteva negare, e alla fine anche il ministero dell’Interno lo ha messo nero su bianco: una parte delle nuove polo ignifughe recentemente consegnate ai Vigili del fuoco presenta una grave anomalia: quando il tessuto è molto bagnato, la resistenza a trazione e lacerazione può ridursi fino a rendere il capo facilmente strappabile. Le proprietà meccaniche si ripristinano, poi, quando il tessuto si asciuga, ma certo non è del tutto tranquillizzante, per chi rischia la vita di fronte agli incendi, presentarsi con un abbigliamento del genere.

La risposta del ministero è stata inviata alla Fp Cgil dopo una richiesta ufficiale di chiarimenti avanzata dal sindacato. È stato quindi lo stesso dicastero a ricostruire l’iter della fornitura: 120 mila polo acquistate con gara europea bandita nel luglio 2022, contratto alla Griffe srl nel marzo 2023 e circa 76 mila capi distribuiti finora. Tredicimila sono stati consegnati nell’assegnazione massiva di giugno e su quest’ultima tranche, secondo il ministero le segnalazioni formali riguarderebbero “poco più di mille” polo.

Il caso era esploso sui social nei primi giorni di agosto con le immagini riprese da Sky TG24, dal Fatto Quotidiano e persino dal noto influencer Mattia Berveglieri che in un reel su Instagram ha confermato il difetto mostrando una prova empirica sul capo.

Dalla risposta ministeriale dello scorso 17 agosto si apprende che il test sul tessuto bagnato non sarebbe previsto né dalle norme tecniche europee, né dal capitolato di gara usati per la certificazione CE come dispositivo di protezione individuale; la ditta produttrice intanto ha avviato ulteriori indagini e si è detta disponibile a sostituire i pezzi difettosi. Ma purtroppo oggi non è possibile distinguere a vista le polo difettose da quelle integre e quindi – ammette l’amministrazione – anche capi ancora in magazzino e destinati alla distribuzione potrebbero presentare il problema.

Per la Fp Cgil il tema non può essere ridotto a un semplice difetto: riguarda la sicurezza di lavoratrici e lavoratori che operano ogni giorno in condizioni estreme. Nella richiesta di chiarimenti il sindacato aveva rivendicato il diritto del personale ad avere equipaggiamenti “adeguati, conformi e sicuri”. Il ministero ha chiarito inoltre che queste polo non contengono Pfas, ma sulle cause del deterioramento le verifiche non sono ancora concluse. La richiesta resta dunque quella avanzata fin dall’inizio: trasparenza, controlli e dispositivi affidabili per chi mette a rischio la propria incolumità nel soccorso pubblico.