Sicurezza dei rider: qualcosa comincia a muoversi. A Imola a una lavoratrice di Deliveroo di 36 anni - coinvolta a giugno in un incidente - è stato riconosciuto, grazie all’assistenza di Inca Cgil, l’infortunio sul lavoro, con la relativa indennità economica per i 22 giorni di stop forzato. È la seconda volta, in un periodo breve, che questo accade: due mesi fa era avvenuto a Porto Recanati (Macerata), grazie alla denuncia del lavoratore e all’intervento di Inca e Nidil Cgil.

Va ricordato infatti che i rider, inquadrati come lavoratori autonomi (anche se, come denunciano i sindacati, in maniera impropria perché il loro lavoro è rigidamente eterodiretto) hanno comunque diritto alla copertura assicurativa obbligatoria dal 2021.

“Se dovessero esserci danni permanenti, Inca continuerà ad assistere la lavoratrice tramite il proprio medico legale per farle riconoscere il relativo indennizzo”, si legge in una nota della Cgil di Imola.

Si tratta, continua la nota, di “uno dei primi casi in Italia per la categoria dei rider, arrivato a breve distanza da un analogo risultato ottenuto dal patronato Inca Cgil di Macerata". Tuttavia, prosegue il comunicato, “casi come questo restano ancora un'eccezione: la maggior parte degli infortuni non viene denunciata a causa della precarietà del settore, della scarsa conoscenza dei propri diritti, delle barriere linguistiche che ostacolano lavoratrici e lavoratori stranieri e della complessità delle procedure burocratiche”.

Come detto, un caso simile è accaduto a Porto Recanati lo scorso maggio. Un rider pakistano di 38 anni (due figli a carico e la moglie che non lavora), per evitare la collusione con una vettura che inchioda prima delle strisce pedonali, perde il controllo del proprio mezzo, cadendo a terra e fratturandosi un piede. Anche in questo caso, al lavoratore è stata riconosciuta un’indennità economica per il periodo in cui non ha potuto lavorare, circa un mese e mezzo.

Questi episodi, sottolinea la Cgil Imola, dimostrano come “la copertura Inail tuteli tutti i rider, indipendentemente dal contratto, collaborazione o partita Iva, garantendo il rimborso per le spese mediche, l'indennità economica per i giorni di stop e risarcimenti per danni permanenti”. In caso di infortunio, spiega il patronato Cgil, occorre però seguire una procedura precisa: “Andare subito al Pronto Soccorso specificando l'origine lavorativa dell'incidente, farsi rilasciare il primo certificato medico e rivolgersi al patronato Inca per comunicare l'infortunio alla piattaforma e avviare la pratica per ottenere tutte le tutele a cui si ha diritto”.

Il nodo è sempre lo stesso: tanti rider, essendo in posizione lavorativa e sociale molto precaria - ma anche perché a volte ignari della copertura assicurativa – non denunciano gli infortuni. Lo scorso anno le denunce sono state appena 400, chiaramente sottostimate.

La realtà è sicuramente molto diversa. È del 2025 una ricerca dell’Università statale di Milano, i cui risultati sono sconcertanti ma non sorprendenti. Il 38% dei 242 rider intervistati ha dichiarato di aver avuto almeno un incidente, il 12% almeno un’aggressione fisica e il 28% almeno un aggressione verbale nell’ultimo anno. Il 63% dice di aver almeno un disturbo di salute dovuto al lavoro.

La grandissima maggioranza di questi episodi, per le ragioni che si dicevano prima, non emergono e lo dimostrano gli ultimi dati Inail disponibili: dal 2021 al 2023 sono stati denunciati all’istituto 1.337 infortuni sul lavoro, di cui 7 mortali.

Interessante il profilo dei rider quale emerge dal report Inail: i lavoratori infortunati sono particolarmente giovani, il 60% ha meno di 35 anni e il 30% fra 35 e 49 anni, la stragrande maggioranza uomini (92%), anche tra i deceduti (100%). Un evento su quattro si è verificato nel Lazio, a seguire Lombardia, Sicilia e Piemonte: complessivamente le quattro regioni assommano il 61% dei casi avvenuti nel triennio. Riguardo alle modalità di accadimento, la più frequente risulta quella in occasione di lavoro (77%), prevalente anche per gli infortuni mortali (6 su 7 casi complessivi). Si tratta, insomma, di un grande terreno di azione per i sindacati.