Non si ferma la spirale di sangue in atto a Gaza, per mano dell’esercito israeliano con la regia politica del governo di Benjamin Netanyahu. Un nuovo raid aereo ha colpito il quartiere generale della polizia municipale e una postazione di sicurezza a Gaza City. L’attacco ha provocato almeno sei morti e diversi feriti, secondo quanto confermato da fonti locali e dal ministero degli Interni palestinese.

L’Onu lancia l’allarme: risorse idriche a rischio

Intanto il nuovo allarme dell’Onu coinvolge Gaza e si estende all’intera regione della Cisgiordania. Il portavoce Onu Stéphane Dujarric ha sottolineato il rapido deterioramento della situazione umanitaria nel nord della Cisgiordania.

Nel particolare, a Tulkarem, una decina di famiglie è stata costretta ad abbandonare le proprie case durante le operazioni militari dell'esercito israeliano vicine al campo di Nur Shams.

Attacchi contro le ambulanze

I bulldozer militari hanno danneggiato le reti idriche e fognarie, riferisce l’organizzazione. A Qusra le famiglie assediate dai coloni rischiano di esaurire l'acqua potabile e le scorte di medicinali.

Nelle ultime ore, poi, si sono registrati attacchi dei coloni contro ambulanze della Mezzaluna Rossa a Tel Rumeida, insieme a una serie di incendi nella località di Turmus Aya.

Ben-Gvir e le parole dell’orrore

La politica israeliana, intanto, mostra il peggio di sé. Da poco la linea del dialogo è stata contestata dal ministro di ultradestra Itamar Ben-Gvir, che ha chiesto “uccisioni mirate, eliminando 30 o 40 persone ogni notte a Gaza”. Unanime è stato lo sdegno della comunità internazionale e la condanna dei governi nel mondo occidentale.

Tra le reazioni più dure quelle del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot: ha definito le dichiarazioni di Ben-Gvir “insopportabili e disumane”, ricordando che la Francia gli ha imposto il divieto di ingresso nel Paese dal 23 maggio scorso.

Il fallimento della diplomazia

E la diplomazia continua a fallire. L’inviato americano Jared Kushner e i rappresentanti del Board of Peace hanno incontrato a Gerusalemme proprio Netanyahu, per discutere del cosiddetto Piano per Gaza. Un incontro svolto esattamente ventiquattro ore dopo i colloqui avuti da Kushner con i leader di Hamas in Egitto.

Da parte sua, il presidente americano Donald Trump, parlando a Fox News, aveva detto che “sarebbe stato meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza”. A parte la posizione singolare per un leader che ha incendiato il mondo, comunque le parole non sono state ascoltate.

Il caso dei palestinesi numerati

Nel frattempo, perfino l’esercito israeliano ha dovuto fare delle ammissioni. A Qabatiyah, a sud di Jenin, i militari hanno ammesso che alcuni palestinesi fermati per gli interrogatori sono stati contrassegnati con numeri scritti sul corpo o sulla fronte. Del resto il quotidiano Haaretz ha diffuso la foto di un uomo con il numero 44 in fronte, quindi era impossibile negarlo, innescando una dinamica che ha portato lo stesso esercito a definire “grave” l’accaduto.

Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano Ta'al, ha condannato l’episodio stigmatizzando la “disumanizzazione”, che richiama alla mente le immagini di uno dei periodi più bui della Storia umana.

La voce del Papa inascoltata

Anche Papa Leone continua a invocare una soluzione. Nell’ultimo Angelus, quello del 16 agosto, è tornato a chiedere di trovare una stabilità con la soluzione di due popoli e due Stati. Finora però non si vede la luce, l’escalation israeliana continua.