“Veneto: il lavoro svenduto. Le mille facce dello sfruttamento lavorativo nell’ex locomotiva d’Italia”. Questo il titolo dell’incontro pubblico organizzato, questa mattina, 2 luglio, dalla Cgil Veneto a Padova per discutere delle mille difficoltà e zone grigie che incontra il lavoro nella Regione. Discussione a cui hanno partecipato anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini e la segretaria generale della Cgil Veneto Tiziana Basso.
“Il modello Veneto si è fermato, come si è fermato in tutta Italia un modello basato sullo sfruttamento e soprattutto sulla logica dell’appalto, del subappalto, del massimo ribasso e quindi, dello sfruttamento del caporalato. E non è una cosa che sta riguardando un settore, sta riguardando tutti i settori trasversalmente, e c’è bisogno di intervenire radicalmente”. Lo ha affermato a Padova il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, a margine di un convegno del sindacato sul “lavoro svenduto”.
“Abbiamo lanciato una raccolta di firme – ha ricordato Landini – per una legge di iniziativa popolare che chiede proprio di mettere mano a questa logica degli appalti, e il primo punto di fondo è la responsabilità del committente. Infortuni e morti sul lavoro riguardano in realtà giovani precari, nella maggioranza dei casi in aziende in subappalto; dall’altra parte stiamo vedendo come non si stanno applicando le leggi”.
Landini: “Venga introdotto in agricoltura, come esiste già in edilizia, un indicatore” che stani il nero
Landini ha quindi chiesto “che venga introdotto in agricoltura, come esiste già in edilizia, un indicatore: se io ho un ettaro di terreno, so che in quell’ettaro ho una determinata produzione, e chiunque sa che per raccoglierla serve un certo numero di ore di lavoro. E quando vai a scoprire che le ore di lavoro sono un decimo di quelle che realmente ti servivano vuol dire che il 90% l’hai fatto in nero. Quindi, nell’era dell’intelligenza artificiale, l’utilizzo di tutte le tecnologie per controllare questi dati per sconfiggere questo fenomeno c’è, se non lo si vuol fare c’è una volontà politica molto precisa, e noi stiamo denunciando questo, sia nei rapporti col governo, sia nei rapporti con le regioni di tutto il Paese. Gli imprenditori – ha concluso – debbono insieme a noi combattere i banditi, perché deve prevalere chi vuol fare l’imprenditore serio”.






















