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In America Centrale cinque milioni di persone sono a rischio fame a causa di El Niño, in Guatemala e Honduras è già in atto una crisi alimentare tra siccità e povertà. Il canale di Panama, il più importante al mondo per i commerci e la logistica, già colpito dal cambiamento climatico, con El Niño e la siccità ridurrà ulteriormente il pescaggio delle navi: si formano code sempre più lunghe e schizzano le tariffe per passare.
Secondo l'Onu più di mezzo milione di abitanti sono stati sfollati in Somalia, con nove sfollamenti su dieci causati dalla siccità: l'85 per cento sono donne e bambini.
Europa flagellata
Se ci spostiamo in Europa, il Regno Unito va verso l'estate più calda da quando ci sono le rilevazioni, con la quinta ondata di caldo estremo. Quasi il 70 per cento del territorio francese è sottoposto a restrizioni dell’acqua. Nei Paesi Bassi dal 16 luglio è in vigore uno stato ufficiale di carenza idrica. La Repubblica Ceca sta vivendo l’anno più secco dal 1961. La Romania sta per chiudere un secondo reattore della centrale nucleare di Cernavodă a causa del calo del livello del Danubio.
“Da un punto di vista meteorologico gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da temperature superiori alla media in maniera abbastanza diffusa – spiega Ramona Magno, ricercatrice del Cnr-Ibe e coordinatrice scientifica del Drought Central Osservatorio siccità – A livello globale le medie sono state indicate quasi sempre come dei record. C’è poi un rafforzamento di El Niño, che può portare conseguenze su alcune zone del Pacifico, meno nel Mediterraneo”.
Osservatorio siccità
Il quadro italiano fornito dall’ultimo bollettino mensile dell’Osservatorio curato da Magno è desolante. “Per i grandi laghi del Nord continua inesorabile la contrazione dei volumi iniziata a metà giugno – si legge in quello di luglio – con le percentuali di riempimento che arrivano a sfiorare i minimi storici per il Maggiore e il Como. Al 30 luglio, l’indice di portata del Po indica una siccità severa sulle sezioni principali di Piacenza, Boretto, Borgoforte e Pontelagoscuro, ed estrema a Cremona. Al Sud, i principali bacini siciliani si attestano su un riempimento medio dell’85 per cento, in Sardegna si scende al 73, mentre per Puglia e Basilicata la situazione è più eterogenea con valori che oscillano fra il 65 e il 13”.
“Le previsioni stagionali dei maggiori centri europei – aggiunge la ricercatrice – indicano per il trimestre settembre-novembre temperature superiori alla norma su tutta Europa e in particolare sulle regioni Mediterranee. Quindi siamo in presenza di un’estate che si prolungherà, con tutte le conseguenze del caso, dallo scioglimento ulteriore dei ghiacciai all’abbassamento del livello dei fiumi in tutto il continente”.
Poveri fiumi
Le immagini dei satelliti Copernicus Sentinel-2, acquisite tra l'1 e il 3 agosto 2026, hanno rilevato livelli idrici eccezionalmente bassi lungo alcuni tratti di quattro grandi fiumi europei. Condizioni critiche lungo il Po vicino a Cremona, la Loira nei pressi di Saumur in Francia, il Reno vicino a Boppard in Germania e il Danubio nei pressi di Paks in Ungheria.
Non è un caso che siano spuntati resti di un ponte della Roma imperiale nel Tevere e relitti di una flotta nazista nel Danubio tra la Serbia e la Romania. Ma a parte le scoperte archeologiche e storiche, la riduzione dei livelli dei fiumi interessa diversi settori. Il Po in secca crea problemi di irrigazione, di produzione di energia idroelettrica e di disponibilità di acqua dolce.
La diminuzione della portata del Reno sta limitando il trasporto merci e creando difficoltà alle catene di approvvigionamento industriali dell'Europa centrale. La centrale nucleare di Paks, in Ungheria, ha difficoltà operative per il raffreddamento dei reattori per la bassa portata del Danubio.
Perdite economiche
Ma la siccità non provoca solo conseguenze immediate e temporanee, non colpisce solo l'agricoltura, non si limita al singolo anno di crisi: ha forti ricadute su tutta l'economia italiana ed europea per anni, che continuano ad accumularsi anche dopo 6 anni dall'inizio dello shock, travolgendo investimenti, occupazione e manifattura.
È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Centro euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) e del politecnico di Milano, che per la prima volta analizza i costi di una siccità prolungata nel continente.
Costi altissimi
Gli studiosi sono partiti elaborando i dati sulla siccità che ha colpito l'Europa dal 2015 al 2018, simulando cosa accadrebbe se quello storico periodo si ripetesse in un mondo più caldo di 2 gradi rispetto all’epoca pre- industriale. L'ipotesi non è poi così stravagante. L'ultimo report di Copernicus "European state of the climate" certifica che l'Europa è insieme all'Artico il continente che si scalda maggiormente: più 2,5 gradi in media negli ultimi 5 anni.
Non solo agricoltura
Ebbene, all’Italia potrebbe costare circa 74 miliardi di euro, pari a 3,99 punti percentuali di Pil e intorno a 960 mila posti di lavoro, triplicando i valori degli anni 2015-2018. Nella passata ondata il Belpaese registrò una perdita di 1,45 punti percentuali di crescita del Pil per abitante (circa 24,3 miliardi di euro) e 330 mila posti di lavoro in meno.
Per l'Europa le perdite raddoppierebbero, passando da 439 miliardi (meno 2,72 punti percentuali di crescita) a 760 miliardi (meno 5,21 punti di Pil), con 10,8 milioni di posti di lavoro persi. A risentirne di più sarebbero soprattutto Spagna (meno 7,69 punti percentuali), Grecia (meno 5,52), Portogallo (meno 5,99 ) e Albania (meno 5,88).
Secondo i ricercatori gli effetti persistenti della siccità possono essere spesso maggiori nei settori non agricoli, per questo sono necessarie risposte di adattamento a lungo termine, con interventi finanziari e fiscali. Ma l'adattamento da solo non basta, perché la misura preventiva più efficace e urgente rimane il rispetto degli obiettivi di mitigazione, mantenendo il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi C.























