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In Italia sono oltre 12 milioni le persone che prestano gratuitamente aiuto o assistenza a parenti, amici o vicini con difficoltà motorie, cognitive o di salute. Quasi un quarto della popolazione adulta. Tra loro, 4,4 milioni sono caregiver familiari conviventi, in prevalenza donne, spesso impegnate anche in un lavoro fuori casa.
Sono i numeri dell’indagine Istat sulle reti di solidarietà, diffusi il 25 luglio scorso, e raccontano una realtà che durante l’estate diventa ancora più difficile da sostenere. Perché per chi si prende cura di una persona con disabilità le ferie non sono semplicemente più complicate: spesso non esistono.
Quando centri diurni e servizi territoriali riducono le attività o chiudono, quando l’assistenza domiciliare – già insufficiente durante l’anno – si interrompe o si assottiglia, il carico ricade quasi interamente sulle famiglie. A questo si aggiunge il caldo, che può aggravare le condizioni di salute delle persone assistite, e il costo dell’energia per chi deve mantenere climatizzati gli ambienti.
È così che l’estate, per molti caregiver, finisce per diventare l’opposto di una vacanza: più isolamento, più lavoro di cura, più spese e meno possibilità di contare su una rete di servizi.
Una condizione che può spingere verso la povertà
Il tema della cura si intreccia direttamente con quello della condizione economica delle famiglie. Secondo i dati riportati da Alleanza contro la povertà, il 28,4% delle famiglie con almeno una persona con disabilità è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 23,4% della media nazionale.
Ancora più marcata è la distanza sul fronte del lavoro: il 38,4% di queste famiglie vive in condizioni di bassa intensità lavorativa, contro il 9,1% delle altre famiglie.
Il reddito familiare risulta inoltre inferiore del 7,8% rispetto alla media nazionale, mentre il 28,7% delle famiglie con una persona con disabilità vive in condizioni di deprivazione materiale. Significa, concretamente, avere difficoltà a pagare bollette, affitto o mutuo arretrati e a sostenere le spese necessarie per vivere in condizioni adeguate.
È una spirale nella quale il lavoro di cura può diventare uno dei fattori che allontanano dal mercato del lavoro e, contemporaneamente, riducono il reddito disponibile. Una condizione che colpisce soprattutto le donne, sulle quali continua a concentrarsi una parte rilevante del lavoro di cura non retribuito.
La legge sul caregiver ancora non c'è
Da anni associazioni e organizzazioni chiedono una legge nazionale capace di riconoscere e tutelare il caregiver familiare. Un primo passo è arrivato con il disegno di legge quadro approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026 e assegnato alla Commissione Affari sociali della Camera il 20 febbraio.
Ma per Alleanza contro la povertà il testo deve essere migliorato e, soprattutto, deve essere accompagnato da risorse adeguate e da vere tutele previdenziali.
Nella versione attuale è previsto un contributo economico fino a 400 euro al mese per i caregiver conviventi con Isee basso. Le risorse per il 2026 ammontano però a 1,15 milioni di euro, destinate in larga parte alla piattaforma Inps che dovrà essere operativa entro il 30 settembre. I 207 milioni annui previsti arriveranno, invece, a partire dal 2027.
Per Alleanza contro la povertà il riconoscimento del ruolo del caregiver non può dunque limitarsi a un contributo economico, ma deve tradursi in servizi, sostegni e diritti capaci di incidere realmente sulla vita delle famiglie.
“In estate cresce la sensazione di isolamento”
A spiegare quanto la situazione si aggravi nei mesi estivi è Roberto Speziale, componente del comitato esecutivo di Alleanza contro la povertà e presidente di Anffas: “Cresce la sensazione di isolamento, anche per la mancanza di adeguati servizi quali centri estivi realmente accessibili e inclusivi”, sottolinea Speziale.
A pesare sono anche i costi: molte famiglie non possono permettersi l'installazione di impianti di climatizzazione né sostenere bollette sempre più alte.
E se l'assistenza domiciliare è già insufficiente durante l'anno, in estate “si riduce ulteriormente o viene del tutto a mancare”. A questo si aggiunge la scarsità di strutture turistiche accessibili e con prezzi sostenibili.
Poi c'è il caldo: “I picchi di calura, sempre più frequenti, aggravano alcuni disturbi, specie per le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo”, spiega Speziale.
Il risultato è che il diritto al riposo, alla socialità e alle ferie non riguarda soltanto chi presta assistenza, ma l'intero nucleo familiare. Quando i servizi vengono meno, il caregiver diventa di fatto l'unico punto di riferimento, senza possibilità di sostituzione.
Le richieste: servizi, reddito e diritti
Per questo Alleanza contro la povertà chiede innanzitutto l'approvazione entro l'anno della legge quadro sul caregiver familiare, con risorse adeguate e coperture previdenziali a regime dal 1° gennaio 2027.
Ma non basta. L'organizzazione propone una rete integrata di servizi capace di garantire continuità durante tutta la giornata e per tutto l'anno, centri estivi e servizi di sollievo realmente inclusivi, gratuiti o con tariffe calmierate sulla base dell'Isee, e personale adeguatamente formato.
Infine, viene chiesto un rafforzamento del sostegno al reddito per i caregiver di persone con disabilità che già oggi vivono sotto la soglia di povertà o con redditi significativamente inferiori alla media nazionale.
Perché il punto, conclude Alleanza contro la povertà, è spezzare quella relazione tra disabilità, lavoro di cura, isolamento e impoverimento che rischia di trasformare l'assistenza familiare in una condizione permanente di rinuncia.
E se durante l'estate il problema diventa più visibile, la questione riguarda tutto l'anno: prendersi cura di una persona fragile non può significare perdere il diritto al lavoro, al reddito, al riposo e alla vita sociale.
























