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Cancelli bloccati e produzione ferma. A Casalpusterlengo i lavoratori della Unilever hanno risposto con uno sciopero immediato alla notizia della procedura di mobilità che mette a rischio 49 posti di lavoro. A essere interessati sono quasi la metà dei 110 addetti della divisione holding lodigiana. Una decisione che ha fatto esplodere la protesta davanti allo stabilimento e che ha spinto i sindacati a proclamare otto ore di sciopero per l’intero sito.
Il taglio che dimezza la ricerca
La procedura è stata formalmente comunicata ieri, giovedì 5 marzo, e riguarda trasversalmente tutti i reparti della divisione ricerca e sviluppo. Per i lavoratori si tratta di una doccia fredda: solo pochi mesi fa, durante un incontro con le organizzazioni sindacali, la multinazionale aveva ribadito come il sito casalino fosse considerato un “polo strategico”.
Ora invece arriva la decisione che punta a dimezzare il personale della locale divisione holding. L’azienda parla di riduzione dei costi, digitalizzazione e recupero della competitività, ma senza indicare quale sarà il futuro del centro di ricerca lombardo e la strada da seguire per il suo rilancio.
Assemblee e stato di agitazione
La reazione dei sindacati è stata immediata. I segretari generali territoriali di Filctem Cgil e Femca Cisl, Morwenna Di Benedetto e Stefano Priori, ieri hanno incontrato i lavoratori in assemblea per spiegare loro la situazione e organizzare la mobilitazione. Al termine degli incontri è stato proclamato lo stato di agitazione permanente con otto ore di sciopero e un presidio davanti allo stabilimento. Dalle 9 di questa mattina i lavoratori hanno bloccato gli ingressi del sito industriale nel tentativo di fermare la riorganizzazione annunciata dalla multinazionale.
La protesta ha coinvolto anche le aziende dell’area industriale casalina che lavorano per lo stabilimento. A fermarsi sono stati anche gli addetti della Serioplast, che produce i flaconi in plastica utilizzati dalla multinazionale, e i lavoratori della Innocenti Depositi, che garantisce il supporto logistico al sito. L’obiettivo dichiarato è bloccare l’intera filiera produttiva collegata allo stabilimento per costringere l’azienda ad aprire un confronto sul futuro del polo lodigiano.
Sindacati: “Tagli senza prospettive”
Nella nota diffusa da Filctem Cgil e Femca Cisl si sottolinea come la procedura non sia accompagnata da un vero progetto industriale. Secondo i sindacati non c’è traccia di un piano che colleghi i tagli a un rilancio della divisione ricerca e sviluppo di Casalpusterlengo. All’azienda viene contestato anche di non aver investito sulla ricerca con la stessa intensità dedicata alla divisione manufacturing, quella che si occupa della produzione dei beni alimentari e dei prodotti per l’igiene e la cura della casa.
Il sindacato chiede il ritiro degli esuberi e l’apertura di un confronto sul destino del centro di ricerca. Il timore è che il ridimensionamento della holding possa rappresentare il primo passo verso un progressivo svuotamento del sito. Nello stabilimento l’ultima procedura di licenziamento collettivo risale al 2015. Dopo undici anni la multinazionale è tornata a tagliare occupazione senza indicare quale ruolo avrà Casalpusterlengo nella strategia futura del gruppo, proprietario di oltre 400 marchi globali come Dove, Knorr, Algida, Lipton e Mentadent.
L’allarme sul lavoro nel Lodigiano
La vertenza Unilever si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che sta interessando il tessuto industriale del territorio. Nei giorni scorsi le categorie della Cgil del Lodigiano hanno scritto al prefetto di Lodi chiedendo l’istituzione di un tavolo di crisi industriale per affrontare quello che definiscono un progressivo processo di desertificazione produttiva.
Secondo il sindacato negli ultimi anni diverse multinazionali avrebbero ridimensionato o chiuso attività sul territorio dopo aver beneficiato di competenze, infrastrutture e professionalità locali. Tra i casi più recenti vengono citati quello della Airpack di Ossago Lodigiano, dove è stata aperta una procedura di licenziamento collettivo per tutti i trenta lavoratori, quello della Biomar di Tavazzano, che rischia la chiusura, e la vertenza degli autisti della BRT di Cornegliano, scesi in sciopero per il riconoscimento dei loro diritti.
Per i sindacati serve un confronto istituzionale stabile che coinvolga enti locali e parti sociali per costruire un progetto di rilancio industriale e difendere l’occupazione nel territorio.
























