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Alla Biomar di Tavazzano si prepara lo spegnimento degli impianti. La proprietà avrebbe deciso di chiudere sia il sito lodigiano sia il capannone di Galgagnano, lasciando a casa circa venti lavoratori. La notizia è circolata tra le maestranze prima ancora di arrivare alle organizzazioni sindacali. Nessuna comunicazione formale, nessun confronto preventivo. Solo una conferma arrivata dopo una richiesta urgente di chiarimento. Per chi lavora in fabbrica è stata una doccia gelata.
La road map della dismissione
Il cronoprogramma tracciato dall’azienda è netto. Spegnimento delle macchine tra marzo e giugno, quindi bonifica del sito. Dal 31 dicembre 2026 scatterà la disdetta della locazione. Un percorso che conduce alla chiusura definitiva. Biomar, che produce policloruro di alluminio utilizzato nella depurazione delle acque, sostiene che il prodotto non sia più redditizio. La domanda di mercato, secondo la proprietà, non sarebbe sufficiente a garantire sostenibilità economica.
I dubbi del sindacato
La Filctem Cgil Lodi non si accontenta della spiegazione. La segretaria generale Morwenna Di Benedetto riferisce di aver appreso le prime informazioni durante un incontro in municipio a Tavazzano, dopo le segnalazioni dei lavoratori. Solo in seguito, in una call con il ceo del gruppo Marchi, è arrivata la conferma della dismissione. Ma dal confronto interno emergerebbe un quadro diverso: il mercato, sostengono i dipendenti, non sarebbe affatto inesistente. Il nodo, dunque, potrebbe essere un altro.
Nessuna procedura avviata
A preoccupare è anche il metodo. Alle organizzazioni sindacali non è stata notificata alcuna procedura formale. Nessun avvio di licenziamento collettivo, nessuna richiesta di cassa integrazione. Solo la disponibilità generica dell’azienda a “valutare”. Un passaggio che per il sindacato suona insufficiente. La decisione appare unilaterale e priva di confronto strutturato, mentre la scadenza si avvicina.
Mobilitazione del territorio
La Filctem Cgil territoriale annuncia battaglia. L’obiettivo è coinvolgere Comune, istituzioni e aziende dell’area, a partire da Inovyn Ineos, nel cui sito è insediata Biomar. Se dovesse aprirsi una procedura di licenziamento, il sindacato chiederà di valutare possibili ricollocazioni nel comparto chimico locale. L’idea è costruire un tavolo di solidarietà territoriale per evitare che la chiusura si traduca in venti posti persi senza alternative. La partita è appena iniziata, ma il tempo stringe.






















