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Adnan El Sayed, un uomo di 32 anni, di origini straniere, è stato trovato morto nella tarda serata di ieri, 19 aprile, in strada della Creusa 109, a Torino. La vittima, probabilmente un rider, è stata rinvenuta tra la vegetazione a poca distanza dalla sua bicicletta, che presentava evidenti danni compatibili con un urto. L’allarme è scattato intorno alle 23, quando una residente ha segnalato al 112 la presenza del mezzo abbandonato sulla carreggiata. Sul posto è intervenuto il 118 di Azienda Zero, ma i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo. A quanto si è appreso, il corpo del 32enne presentava diversi traumi e, secondo una prima ricostruzione, si tratterebbe di un incidente mortale, causato da un’auto pirata che si sarebbe allontanata dopo l’impatto. Sull’episodio indaga la polizia locale, impegnata a ricostruire la dinamica dell’incidente e a individuare il responsabile.
Cordoglio e rabbia della Cgil: “il profitto senza scrupoli delle multinazionali del food delivery deve essere fermato”
“Oggi la comunità dei rider piange un’altra vittima. Un lavoratore morto mentre stava effettuando una consegna, nella zona collinare di Torino. Attendiamo con fiducia che le indagini delle autorità accertino la dinamica dell’incidente che ha causato la morte di un giovane rider, ma non possiamo stare in silenzio, perché quanto accaduto non può essere etichettato come una tragica fatalità”. Così la Cgil di Torino in una nota.
“Perché è il sistema stesso del food delivery, così come concepito dalle multinazionali che gestiscono il settore, ad esporre lavoratrici e lavoratori ai rischi. Da una parte, l’algoritmo che premia i fattorini con prestazioni di alto livello e penalizza chi non accetta consegne troppo lontane, dall’altra le strade percorse continuano a essere insicure. Inoltre – aggiunge il sindacato – denunciamo da tempo la necessità che le piattaforme controllino l’idoneità dei mezzi utilizzati dai rider, assumendosi così la responsabilità della protezione dei propri lavoratori”.
“I rider, anche nella nostra città, vivono nell’invisibilità, costretti a orari massacranti per paghe da fame”, dichiarano Danilo Bonucci, segretario generale del NIdil Torino e Federico Bellono, segretario generale della Cgil Torino, che sottolineano la necessità di “aprire una vertenza per garantire condizioni di lavoro dignitose e protocolli di sicurezza reali, perché non è accettabile esporre queste persone al pericolo nell’indifferenza totale delle piattaforme e del governo. Il profitto senza scrupoli delle multinazionali del food delivery deve essere fermato”.






















