Sottoscritto mercoledì 25 febbraio l’accordo relativo alla procedura di licenziamento collettivo avviata da Omr Italia, azienda del settore dei circuiti stampati con sede a Concorezzo (Monza). L’intesa riguarda 27 lavoratrici e lavoratori dichiarati in esubero a seguito della decisione aziendale di cessare definitivamente l’attività produttiva per trasformare la società in una realtà esclusivamente commerciale.

L’accordo prevede la risoluzione dei rapporti di lavoro su base volontaria (criterio della non opposizione), l’accesso all’indennità di disoccupazione Naspi e il riconoscimento di un incentivo economico aggiuntivo.

Fiom: “Limitato l’impatto sociale della crisi”

“Abbiamo affrontato il confronto con senso di responsabilità, in un contesto segnato da una crisi profonda e da un drastico calo dei volumi produttivi”, commenta il segretario generale Fiom Cgil Monza Brianza Pietro Occhiuto: “L’obiettivo è stato quello di limitare l’impatto sociale della decisione aziendale, evitando criteri discrezionali e garantendo un sostegno economico aggiuntivo alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti”.

Occhiuto, però, non nasconde la propria preoccupazione. “La scelta di abbandonare la produzione – prosegue – rappresenta un ulteriore impoverimento industriale per la Brianza e s’inserisce in un quadro più ampio di progressivo ridimensionamento manifatturiero, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico come quello dell’elettronica”.

Il dirigente sindacale ricorda che “negli ultimi anni abbiamo assistito a una competizione globale sempre più aggressiva, ma riteniamo che la risposta non possa essere esclusivamente la dismissione delle attività produttive locali. Ogni chiusura significa perdita di competenze, professionalità e valore industriale costruito nel tempo”.

Il segretario generale Fiom Cgil Monza Brianza così conclude: “Chiediamo che si apra una riflessione seria a livello territoriale e regionale sulle politiche industriali e sugli strumenti di sostegno al settore manifatturiero, per evitare che la trasformazione del tessuto produttivo si traduca semplicemente in una desertificazione industriale”.