Si riduce il numero degli esuberi nella vertenza che coinvolge lo stabilimento della Sifi ad Aci Sant’Antonio. Dopo settimane di trattative tra azienda e sindacati, il piano iniziale di riduzione del personale è stato rivisto al ribasso: i posti di lavoro a rischio passano da 52 a 43. L’intesa è stata raggiunta al termine del settimo incontro che si è svolto il 6 marzo nella sede di Confindustria Catania.

Il confronto ha coinvolto le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil insieme alle Rsu dello stabilimento, mentre l’azienda era rappresentata dalla direzione delle risorse umane. Ora l’ipotesi di accordo sarà sottoposta al voto dei lavoratori nell’assemblea convocata per il 12 marzo.

Esuberi ridotti e priorità alle uscite volontarie

La procedura di licenziamento collettivo era stata avviata dall’azienda nelle scorse settimane e riguardava inizialmente 52 lavoratori su un totale di 369 dipendenti. Nel corso del negoziato i sindacati hanno presentato una controproposta che ha portato alla riduzione degli esuberi fino a 43 unità.

L’intesa prevede inoltre l’impegno dell’azienda a ridurre ulteriormente il numero dei posti coinvolti attraverso dimissioni o uscite volontarie, per un massimo di altre quattro posizioni fungibili.

Uno degli elementi centrali dell’accordo riguarda proprio la priorità all’esodo volontario. Per chi deciderà di lasciare l’azienda è previsto un sistema di incentivi economici calcolati in mensilità nette sulla base della retribuzione media dell’ultimo trimestre, oltre al trattamento di fine rapporto e all’indennità sostitutiva del preavviso.

I criteri per eventuali licenziamenti

Qualora restassero posizioni non coperte dalle uscite volontarie, l’accordo stabilisce che si applicheranno i criteri previsti dalla normativa sui licenziamenti collettivi. In particolare verranno considerati, nell’ordine, i carichi familiari, l’anzianità di servizio e le esigenze tecnico-produttive e organizzative dell’azienda.

I licenziamenti eventualmente necessari dovranno essere effettuati entro 120 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, con preavviso lavorato oppure indennizzato. L’azienda dovrà inoltre procedere alla comunicazione all’INPS entro sette giorni. Le parti hanno concordato anche di estendere la fase sindacale fino al 20 marzo, mantenendo aperto il confronto sulla gestione della riorganizzazione.

Il voto dei lavoratori

Il prossimo passaggio sarà decisivo. Il 12 marzo l’assemblea dei dipendenti dello stabilimento sarà chiamata a esprimersi sull’ipotesi di accordo raggiunta al tavolo negoziale.

Il voto dei lavoratori stabilirà se ratificare l’intesa e avviare la gestione delle uscite volontarie oppure proseguire il percorso di mobilitazione e confronto con l’azienda. In gioco non c’è soltanto la riduzione degli esuberi, ma anche il futuro produttivo del sito industriale e le prospettive occupazionali del territorio etneo.

Leggi anche