Ad Aci Sant’Antonio, ai piedi dell’Etna, due crisi industriali si incrociano nello stesso tratto di strada e accendono l’allarme occupazionale. Da una parte la vertenza della farmaceutica Sifi, con decine di esuberi annunciati dopo l’acquisizione da parte della spagnola Faes Farma. Dall’altra la chiusura dello stabilimento della Isap, azienda del packaging alimentare che ha annunciato lo stop delle attività.

Due aziende distanti poco più di un chilometro e mezzo e un bilancio occupazionale pesante: oltre novanta posti di lavoro a rischio in un territorio che teme di perdere un pezzo importante del proprio tessuto produttivo.

Sciopero Sifi durante il tavolo sugli esuberi

Proprio mentre la vertenza entra nel vivo, i lavoratori Sifi sono tornati a mobilitarsi. Ieri, 5 marzo, Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno organizzato un nuovo sit-in davanti alla sede di Confindustria a Catania.

La protesta si è svolta in contemporanea con l’incontro di esame congiunto sulla procedura di riduzione del personale avviata dall’azienda. Nonostante i vari tavoli tecnici già svolti, la società ha confermato la presenza di un esubero strutturale legato alla riorganizzazione interna. Il numero iniziale dei lavoratori coinvolti, annunciato a gennaio, è stato progressivamente rivisto ma resta comunque significativo.

I sindacati continuano a contestare l’impostazione della ristrutturazione e chiedono soluzioni alternative ai licenziamenti, a partire da ricollocazioni interne e strumenti che possano ridurre l’impatto occupazionale.

La vertenza Isap e l’annuncio di chiusura

Nel frattempo, sempre nello stesso territorio, si è aperto un secondo fronte di crisi. La Isap Packaging, azienda fondata nel 1963 e specializzata nel confezionamento alimentare, ha annunciato la cessazione delle attività nello stabilimento siciliano. La decisione è stata formalizzata attraverso una comunicazione che avvia la procedura di licenziamento collettivo per circa 45 lavoratrici e lavoratori, mettendo fine a una presenza industriale radicata da oltre sessant’anni.

Negli ultimi anni l’azienda aveva avviato anche un processo di riconversione produttiva per adeguarsi alle trasformazioni del mercato e alle nuove normative ambientali, orientando progressivamente la produzione dalla plastica rigida verso il packaging in carta monouso. Un percorso pensato per rispondere alle politiche ambientali europee che, alla luce dell’annuncio di chiusura, rischia però di lasciare pesanti conseguenze soprattutto sul piano occupazionale.

Un territorio che chiede risposte

La contemporanea apertura delle due vertenze ha creato un clima di forte apprensione nella comunità locale. La vicinanza geografica delle due aziende rende la situazione ancora più simbolica: nel giro di pochi mesi un’area industriale che rappresentava una risorsa per il territorio etneo si trova al centro di due crisi occupazionali.

Per i sindacati la priorità resta duplice: ridurre il numero dei licenziamenti nella vertenza Sifi e trovare soluzioni industriali per il sito Isap. Il timore, altrimenti, è quello di assistere a una progressiva perdita di attività produttive e competenze.