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Che Meloni, ministre e ministri della attuale compagine governativa abbiano qualche difficoltà a dirsi antifascisti e a celebrare il 25 aprile come giorno della Liberazione dal nazi fascismo e non come giorno della libertà, è cosa nota. Ciò che ai più non era noto è la difficoltà del ministro della Giustizia con la storia e con la dottrina giuridica.
Che Meloni si stupisca del fatto che la fiera della piccola e media editoria faccia compilare un modulo nel quale si dichiara di aderire ai valori costituzionali, e quindi all’antifascismo è, invece, almeno sorprendente.
Nessuno chiede a nessuno il “patentino di antifascismo” (che pure non sarebbe nulla di strano), ma l’adesione appunto alla Costituzione e ai suoi valori: il ripudio del fascismo, del razzismo, dell’antisemitismo.
Ricordiamo, inoltre, che fu proprio in fascismo in Italia ad abolire la libertà di stampa e di espressione, insieme a molte altre libertà. Dimentica Meloni che il giorno del suo giuramento da presidente del Consiglio dei ministri aveva tra le mani la Costituzione italiana che origina, come diceva Calamandrei, dalla lotta partigiana e dalla resistenza antifascista.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, pensando di far cosa utile alla “sua” presidente del Consiglio”, ha fatto una dichiarazione che invece di migliorar le cose le ha peggiorate. Ha detto il ministro: "Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini".
A spiegare al ministro che quel che ha affermato non corrisponde al vero basterebbe uno studente del primo anno di giurisprudenza, ma per esser sicuri abbiamo chiesto un commento al professor Roberto Zaccaria, professore universitario di Diritto costituzionale, e che ha insegnato, inoltre, Istituzioni di diritto pubblico nella facoltà di giurisprudenza dell'Università degli Studi di Firenze.
“Le dichiarazioni di Nordio – ci dice – a proposito della manifestazione di adesione ai valori antifascisti della nostra Costituzione e del riferimento al Codice Rocco scritto ai tempi di Mussolini, riescono a riassumere in poche righe un condensato di affermazioni grottesche, grossolane e prive del più elementare senso del pudore”.
Afferma inoltre Zaccaria: “ Sarebbero gravi se espresse da un comune cittadino ma sono incompatibili con le funzioni svolte dal più altro responsabile dell’amministrazione della Giustizia, che ha già fatto alcune gravissime dichiarazioni durante la campagna referendaria”.
Veniamo al punto. Il Codice Rocco firmato da Mussolini è il codice penale in vigore? La risposta del costituzionalista è netta: “Ignorare che quel testo legislativo è stato radicalmente modificato dal legislatore e dalla Corte costituzionale per adeguarlo ai valori della Carta fondamentale, non sarebbe possibile neppure per una matricola di giurisprudenza, ma per un ministro della Repubblica è un segno indelebile di incompetenza”.























