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Cinquantadue posti di lavoro a rischio, nove mesi dopo l’acquisizione. È questa la miccia che ha acceso la protesta dei lavoratori Sifi, scesi in strada davanti alla sede di Confindustria a Catania. A indire il sit-in sono stati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che contestano la decisione annunciata dal gruppo farmaceutico spagnolo Faes Farma senza un piano industriale pubblico e dettagliato. La richiesta è netta: aprire un confronto vero, prima di procedere con i licenziamenti.
L’azienda coinvolta è Sifi, realtà storica fondata nel 1935 da Antonino Benanti e Carmelo Chines, con sede ad Aci Sant’Antonio e specializzata in prodotti e dispositivi per l’oftalmologia. L’acquisizione era stata presentata come un’operazione di rilancio e valorizzazione delle competenze locali. Oggi, però, i sindacati parlano di promesse smentite dai fatti.
“Comunicazione brutale, scenario inquietante”
A dare voce alla preoccupazione del territorio è stato il sindaco di Aci Sant’Antonio, Quintino Rocca. “È strano che tutto ciò avvenga a nove mesi dall’acquisto di un’azienda che non era in piena salute ma su cui erano state riposte aspettative diverse”, ha dichiarato. Le promesse iniziali, ricorda, parlavano di investimenti e sviluppo. L’annuncio dei 52 esuberi, invece, è arrivato “improvvisamente, in modo brutale, senza margini di trattativa”. Parole che fotografano un clima di forte tensione.
Anche tra i lavoratori il clima è pesante. Francesco Giuliano, dipendente Sifi, racconta che già prima di Natale circolavano voci insistenti. Poi, il 9 gennaio, la comunicazione ufficiale. “Una doccia fredda”, la definisce. Al centro delle contestazioni ci sono i criteri di selezione: “Molte delle persone coinvolte non avrebbero nemmeno dovuto essere inserite nella procedura. Alcuni lavorano qui da 25 anni”. Un passaggio che i sindacati considerano decisivo e su cui chiedono trasparenza totale.
Il nodo del piano industriale
Il punto politico e industriale resta uno: manca un piano. Faes Farma ha comunicato la possibile apertura della procedura di esubero, ma non ha ancora illustrato una strategia economica dettagliata né spiegato come intenda riorganizzare produzione e ricerca. Per Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil è impossibile discutere di tagli senza conoscere il progetto complessivo.
Intanto cresce la preoccupazione per la tenuta occupazionale e per il futuro di uno stabilimento che, negli anni, ha rappresentato un punto di riferimento per il territorio etneo. I sindacati chiedono soluzioni alternative ai licenziamenti e garanzie sugli investimenti. Senza risposte, la mobilitazione è destinata a continuare.
Il legame con l’università e il territorio
A sottolineare il valore strategico di Sifi è anche il mondo accademico. Marcella Renis, ex docente ordinaria di Biologia molecolare e Biochimica, ricorda ai microfoni di Catania Today la collaborazione con l’Università di Catania e i progetti di formazione che hanno portato molti studenti a essere assunti in azienda. “Parliamo di persone che hanno contribuito a rendere Sifi ciò che è oggi”, ha affermato. Il rischio, ora, è disperdere competenze costruite in decenni.
La vertenza resta aperta. Non risultano, al momento, date ufficiali per tavoli istituzionali o incontri pubblicamente concordati. Ma la tensione cresce. Per i lavoratori, per il territorio, per un pezzo di industria siciliana che chiede risposte concrete.






















