Una sanità pubblica più efficiente, con costi ridotti e maggiori tutele per le lavoratrici e i lavoratori. È possibile ed è l'obiettivo indicato dalla Cgil della provincia dell'Aquila, che torna a chiedere l'avvio di un percorso di internalizzazione dei servizi attualmente affidati in appalto dalla Asl uno Avezzano-Sulmona-L'Aquila.

Al centro della vertenza c'è la modifica introdotta dalla legge di bilancio 2026, che ha esteso anche al personale tecnico e amministrativo la possibilità di accedere a percorsi di reinternalizzazione. Fino alla notte del 12 dicembre 2025, infatti, questa possibilità era riservata soltanto al personale sanitario e socio-sanitario.

L'emendamento all'ultima manovra è invece andato a modificare la legge di bilancio 2021, ai tempi del Covid, e ha ristabilito la parità di trattamento tra il personale in servizio nelle aziende sanitarie, come da anni richiesto dalla Cgil, dalla Fp, dalla Fiom e dalla Filcams aquilane.

Una conquista importante

"È una conquista importante, frutto di una lunga mobilitazione portata avanti da molti anni insieme ai lavoratori e sostenuta da esponenti politici e parlamentari del territorio – commenta il segretario della Cgil dell'Aquila Francesco Marrelli –. Nella sola Asl aquilana sono circa 150 i lavoratori impiegati nei servizi di supporto amministrativo e tecnico attraverso appalti esterni, molti dei quali operano da anni all'interno dell'azienda sanitaria e tra loro figurano anche ex Lsu con oltre vent'anni di servizio".

Oggi ci sarebbe la possibilità di internalizzarli tutti. Perché negli anni la Asl ha sostanzialmente bloccato i concorsi per gli amministrativi e li ha presi tutti in cooperativa. "Ci sono persone che lavorano nello stesso ufficio, nello stesso reparto, che fanno lo stesso lavoro dei colleghi ma vengono pagate meno e hanno molti meno diritti. Oggi la battaglia è sui 150 amministrativi ma vogliamo allargarla a tutti i lavoratori in appalto".

I servizi interessati riguarderebbero i lavoratori impiegati in settori strategici come assistenza domiciliare integrata, Cup, mense e ristorazione, pulizie, manutenzioni, supporto amministrativo e tecnico, riabilitazione, trasporto sanitario e servizi per persone con disturbi dello spettro autistico. "Ma anche ad esempio – continua il segretario della Cgil aquilana – la manutenzione o il servizio di sterilizzazione. Cioè qui anche i lavoratori che sterilizzano gli strumenti per le sale operatorie sono in appalto. Sono tutti pezzi essenziali del sistema sanitario".

I diritti fanno risparmiare

La modifica legislativa consentirebbe oggi alle aziende sanitarie di avviare procedure selettive finalizzate al reclutamento del personale impiegato nei servizi esternalizzati, valorizzando l'esperienza maturata dai lavoratori già presenti. Marrelli denuncia però il rischio che questa possibilità resti soltanto sulla carta a causa dei limiti imposti alla spesa per il personale dalla Regione Abruzzo. La Asl stima infatti "uno sforamento di circa quattro milioni di euro rispetto al tetto di spesa previsto per il personale, circostanza che potrebbe impedire sia le nuove assunzioni sia i percorsi di internalizzazione".

La richiesta della Cgil, però, si basa anche su un'analisi secondo la quale la gestione diretta dei servizi oggi affidati a soggetti privati determinerebbe una riduzione della spesa complessiva. Secondo il sindacato, infatti, il costo del personale aumenterebbe, "ma verrebbero eliminati gli oneri legati agli appalti, compresi l'aggio delle imprese e l'Iva, producendo un avanzo strutturale per i bilanci dell'azienda sanitaria. Si risparmierebbero diverse centinaia di migliaia di euro", spiega ancora Marrelli. Non male per una Regione come l'Abruzzo, il cui deficit strutturale per la sanità pubblica si aggira intorno ai 90 milioni di euro.

Da qui la richiesta di un "confronto urgente con Regione Abruzzo, azienda sanitaria e organizzazioni sindacali per individuare soluzioni che consentano di applicare concretamente le nuove disposizioni".

Un modello virtuoso

Per superare il problema dei limiti di spesa, la Cgil aquilana richiama le disposizioni contenute in un'altra norma, il decreto-legge 35 del 2019, che consente alle Regioni di incrementare i tetti di spesa per il personale in presenza di una riduzione strutturale dei costi sostenuti per i servizi esternalizzati.

Secondo Marrelli, "proprio la reinternalizzazione dei servizi consentirebbe di trasformare una parte della spesa oggi classificata come acquisto di beni e servizi in spesa per il personale, rendendo possibile l'aumento dei limiti previsti dalla normativa".

Insomma, "un lavoro stabile e di qualità significa anche una sanità pubblica migliore a costi minori". Ma, conclude Marrelli, serve "l'apertura immediata di un tavolo tecnico-politico-sindacale per dare attuazione alle nuove norme e garantire sia la tutela occupazionale dei lavoratori sia il miglioramento dei servizi destinati ai cittadini".

Un quadro in cui a vincere sarebbero tutti. E un modello virtuoso che potrebbe aprire la strada a una rivoluzione nella giungla degli appalti in sanità su tutto il territorio nazionale.

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