Se non fosse stato per impiegati, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione, soprattutto di quella degli enti locali, il Pnrr difficilmente lo avremmo portato in porto (nonostante tutti i limiti che più volte abbiamo raccontato). Ed è bene ricordare che lavoratori e lavoratrici pubblici sono quelli che ogni giorno si occupano dei bimbi e delle bimbe della scuola dell’infanzia, dei servizi alla persona, delle anagrafi delle nostre città e di tutte le funzioni a esse collegate. E dipendenti pubblici sono anche quelli della sanità o della giustizia. Lo sport preferito da questo governo è duplice: da un lato privatizzare (senza troppo dirlo) tutto ciò che riescono, dall’altro svilire e quasi mortificare lavoratori e lavoratrici pubbliche.

Svalorizzare il pubblico

Qualche esempio? La magistratura continuamente “colpita”. La Corte dei conti azzoppata. La sanità definanziata e sempre più affidata a cooperative, gettonisti, privati e chissà cosa succederà con le case di comunità che vanno popolate di medici, infermieri e infermiere, oss e assistenti sociali. Ora, con la riforma del merito nella pubblica amministrazione che, per esempio, ha depotenziato le Commissioni che valutano i dirigenti di vertice (prima il loro era un parere vincolante, ora è solo consultivo), i dirigenti possono far diventare dirigenti i loro collaboratori senza passare per il concorso. Il risultato certamente voluto è che la pubblica amministrazione sarà sotto schiaffo della politica. Non solo e non tanto quella delle funzioni centrali, ma soprattutto quella degli enti locali.

Questo governo sta abbattendo a uno a uno tutti i contrappesi democratici. La sottomissione della magistratura al potere politico è stata fermata dalla volontà popolare che si è espressa chiaramente nel referendum. La riforma del ministro Zangrillo contiene elementi che minano gravemente l’indipendenza della pubblica amministrazione dalla politica, e purtroppo è ormai già divenuta legge.

La riforma Zangrillo

“La legge Zangrillo sicuramente indebolisce l'indipendenza, l'autonomia e anche l'autorevolezza dell'amministrazione”, spiega il responsabile dell’Ufficio legislativo Fp Cgil Andrea Russo. Il meccanismo introdotto è contemporaneamente semplice ma assai efficace: “I più meritevoli vengono decisi per legge, riportando indietro le lancette dell’orologio a stagioni passate già sconfitte dalla storia e della determinazione dei dipendenti pubblici, dove secondo il legislatore solo il 30 per cento poteva ambire alle valutazioni (e quindi al trattamento economico) più alte”.

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Com’è ovvio, per attuare questo meccanismo si prendono gli organismi indipendenti di valutazione che oggi svolgono perfettamente il compito di valutare e dare pareri sulle progressioni di carriera, si svuotano delle loro competenze e si riduce il loro parere da vincolante a consultivo sui sistemi di misurazione della performance e sulla valutazione dei dirigenti di vertice, che passa sotto il controllo diretto della politica.

Non finisce qui. Il concorso per i passaggi di carriera interni viene sostituito da una procedura opaca e farraginosa: “La trasparenza – aggiunge Russo – è messa in discussione alla radice con un percorso che premia la fedeltà al proprio dirigente più che le competenze dimostrate realmente e in maniera oggettiva sul campo”.

Lo accennavamo: se questo meccanismo è pericoloso nei ministeri e nelle altre funzioni centrali, figurarsi nei piccoli Comuni. “Nelle funzioni locali – sottolinea il dirigente sindacale – il peso della politica rischia di essere maggiore che nelle funzioni centrali perché il rapporto è molto più corto, è molto più diretto”.

Riforma a costo zero e conflitto d’interessi

C’è poi il capitolo remunerazioni. Come troppo spesso è costume del Governo Meloni anche questa “cosiddetta” riforma è fatta a invarianza di spesa. Il che significa che gli aumenti salariali per i dirigenti verranno sottratti al salario accessorio di tutti gli altri dipendenti.

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Alla Camera, inoltre, è stata inserita una norma che sembra quasi paradossale. “Nell'ambito del processo di valutazione entrano anche stakeholder esterni”, prosegue Russo: “Si potrebbe verificare il caso che in quanto stakeholder, un'associazione di costruttori entri nel sistema di misurazione e valutazione della performance sul dirigente che deve dare un parere rispetto a pratiche arrivate da quello stesso stakeholder”.

Bocciatura senza appello

“La legge Zangrillo mette in discussione l’autorevolezza e l’imparzialità della pubblica amministrazione, mortificando e frustrando le legittime ambizioni di riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della pubblica amministrazione”, argomenta la Fp Cgil: “Non hanno bisogno di pagelline, di competizioni forzate per raggiungere percentuali predeterminate di ‘migliori’, di meccanismi di selezione per la carriera dirigenziale opachi e senza garanzie di adeguata imparzialità”.

In questo modo, conclude il sindacato, si trasforma la dirigenza pubblica “in mera esecutrice della volontà degli organi politici di indirizzo, anche grazie allo svuotamento delle competenze degli Organismi indipendenti di valutazione. Servono invece il superamento dei tetti di spesa per il salario accessorio, la proroga e il rifinanziamento delle progressioni verticali in deroga, oltre a una formazione di qualità attinente alle loro figure professionali”.

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