Fatta la legge, trovato l’inganno. L’aumento medio fino a 200 euro promesso ai rider da Glovo a maggio, con decorrenza il 9 febbraio 2026, si è tradotto in pochi spiccioli. Per quattro mesi di lavoro i ciclofattorini del colosso spagnolo hanno ricevuto come conguaglio retroattivo una manciata di euro. Questo dimostra l’assenza di reali cambianti.

La denuncia arriva dal Nidil Cgil in una nota in cui ricorda che l’aumento del compenso minimo era stato annunciato da Foodinho, la società che gestisce in Italia il servizio di consegne Glovo, un piano presentato al tribunale di Milano per uscire dal controllo giudiziario imposto dalla procura, che l'aveva accusata di sfruttare i rider: erano stati promessi 3 euro lordi a consegna contro i precedenti 2,50, 14 euro lordi l’ora contro i 10, con aumenti medi fino a 200 euro al mese.

Le fatture esaminate dal Nidil per il periodo che va dal 9 febbraio al 31 maggio 2026, quasi quattro mesi di attività, mostrano invece “integrazioni una tantum” inferiori di media ai 10 euro totali.

Si tratta di numeri che confermano quanto il sindacato degli atipici della Cgil aveva già denunciato il 26 giugno scorso, quando ha lasciato il tavolo convocato da Confcommercio, che riunisce anche Conftrasporto e AssoDelivery, sulle regole del food delivery.

Nessuna apertura su subordinazione, compensi e tutela dal caldo: queste le motivazioni della scelta, riferita in particolare a Glovo-Foodinho e Deliveroo, che inquadrano i rider con partita Iva o collaborazione occasionale, entrambe sottoposte a controllo giudiziario dalla procura di Milano.

“Il meccanismo di calcolo dei presunti aumenti emerge dalla stessa comunicazione con cui Glovo li ha annunciati ai lavoratori – spiega Nidil nella nota -. Il minimo di 3 euro a consegna vale ‘indipendentemente da ogni altra variabile’: non è cioè agganciato ad alcun parametro di distanza. È, dunque, l’algoritmo della piattaforma, attraverso l’assegnazione degli ordini, a stabilire se quella soglia rappresenti un reale aumento o una soglia già ampiamente superata dai compensi correnti”.

Allo stesso modo, il nuovo minimo orario di 14 euro non si calcola sul tempo di lavoro realmente impiegato, ma su un ‘tempo effettivo calmierato’, cioè tagliato da tetti massimi (il cosiddetto cap) calcolati dalla stessa Glovo su base statistica: attese ai locali, ricerca di citofoni, traffico imprevisto, se superano la mediana semplicemente non vengono retribuiti. Così facendo si riduce artificiosamente il tempo utile al calcolo dell’integrazione, e con esso la possibilità che scatti un aumento reale”.

“Le modifiche sui compensi propagandate da Glovo per uscire dal controllo giudiziario non hanno cambiato le cose – conclude Nidil Cgil –: lo dimostrano conguagli da pochi euro dopo quattro mesi di lavoro. Chi lavora ogni giorno con continuità va qualificato come subordinato, con i diritti che ne conseguono”.