La notizia sulla raccolta firme per i quattro referendum arriva nel corso della conferenza stampa sui dati del tesseramento. “Al 10 maggio, a sedici giorni dall'avvio – l’annuncio del segretario organizzativo di Corso d’Italia, Gino Giove – sono state superate le 200mila firme con un andamento assolutamente in crescendo”.

Non si pone limiti il sindacato quando dice che l’obiettivo è quello di “raccogliere quante più firme potrà”. Ascoltando Maurizio Landini appare tutto molto chiaro. Perché la raccolta firme è un modo per “parlare con quante più persone possiamo” e spiegare loro la linea della Cgil. Che sta mettendo in campo tutti gli strumenti a disposizione per cambiare il Paese. “Un’azione che ci vedrà presenti in tutta Italia in questi due mesi non solo per raccogliere le firme, ma, successivamente, per portare a votare milioni di persone perché si raggiunga davvero l’obiettivo. Noi stiamo proponendo un modello che possa restituire il futuro al Paese”.

“Un’azione che parte dai problemi delle persone, quei problemi che le persone sentono e vivono”. Landini, a chi gli chiede se questa iniziativa referendaria non sbilanci l’attività dell’organizzazione in senso troppo politico, rivendica con orgoglio: “Noi stiamo facendo alla grande sindacato, contro questo modo di fare impresa basato su precarietà, bassi salari e logica degli appalti e dei subappalti. E le nostre sono rivendicazioni concrete. Penso a quella di rendere sempre responsabile l’azienda madre rispetto a quel che succede ai lavoratori degli appalti: non è solo una richiesta politica, è una richiesta precisa”.

E mette in fila le leve che la Cgil sta muovendo. La raccolta firme per i quattro quesiti abrogativi, per un lavoro stabile, tutelato, dignitoso e sicuro. “Per affrontare tre temi: la precarietà, la sicurezza e la tutela dei diritti dei lavoratori in appalto, il ripristino delle tutele contro i licenziamenti”.

Il lavoro che si sta facendo in queste ore “per essere in grado di presentare proposte di legge di iniziativa popolare. Con i referendum indichiamo quali sono, secondo le nostre priorità, le leggi che vanno abrogate, con le proposte di legge di iniziativa popolare diciamo come secondo noi vanno normati quegli aspetti”.

La contrattazione che ha già visto alcuni importanti rinnovi e che in questi mesi sta costruendo piattaforme per le trattative aperte. Sono oltre 10 milioni i lavoratori con il contratto scaduto. 

E intanto la mobilitazione, che non si è mai fermata, punta decisa verso la prossima tappa, quella del 25 maggio a Napoli, dove tornerà in piazza La Via Maestra, che vede la Cgil impegnata con oltre cento associazioni e soggetti della società civile non solo “per difendere la Costituzione, ma per applicarla”.

“Applicare la Costituzione – dice Maurizio Landini – significa per noi anche fermare la riforma sul premierato. Difenderla vuol dire promuovere il lavoro stabile, sicuro, ben retribuito. Garantire il diritto all’istruzione e alla cura, tassare le rendite e gli extra profitti”. E Napoli non è una scelta casuale, sottolinea il contrasto al ddl Calderoli, quell’autonomia differenziata che divide il Paese e rischia di mettere in ginocchio molti territori. “Napoli manda un messaggio di unità al Paese che è l’opposto dell’autonomia differenziata. E proprio ieri, come Via Maestra, abbiamo scritto a tutti i presidenti delle regioni, a tutti i segretari dei partiti e a tutti i capigruppo parlamentari per invitarli a non sostenere questa riforma”.

Leggi anche

Lavoro

Referendum sul lavoro: dove, come, quando e perché firmare

È in corso la campagna di raccolta firme promossa dalla Cgil. Dai banchetti al portale: metterci la firma per cambiare davvero

Referendum sul lavoro: dove, come, quando e perché firmare
Referendum sul lavoro: dove, come, quando e perché firmare

Referendum, leggi di iniziativa popolare, contrattazione, mobilitazione. Per riscrivere il modo di fare impresa in un Paese in cui – ce lo ha ricordato anche ieri l’Istat – una parte consistente di lavoratori fatica o non arriva alla fine del mese.  

“Per noi – dice Maurizio Landini – il modo migliore per difendere la democrazia è quello di praticarla, di permettere ai lavoratori di partecipare e di decidere”. In un momento storico in cui l’astensionismo è ai massimi livelli, la Cgil prova a coinvolgere quante più persone possibile in un’azione di cambiamento ambiziosa.

E 200mila firme in dieci giorni sembrano un buon punto di partenza.