La decisione della multinazionale danese Novo Nordisk di ridurre da 2,3 miliardi a 1 miliardo di euro l’investimento previsto per lo stabilimento di Anagni ha confermato le preoccupazioni già espresse dalla Filctem Cgil nei mesi scorsi sul reale perimetro del piano industriale. A sottolinearlo è un comunicato diffuso da Filctem Cgil Frosinone e Latina e Filctem Cgil Roma e Lazio.

La notizia del taglio degli investimenti, emersa dalla stampa, ha portato a una presa di posizione netta da parte del sindacato. Sandro Chiarlitti e Antonio Parente hanno denunciato una situazione di forte incertezza che grava sul futuro produttivo e occupazionale del sito farmaceutico frusinate, segnalando come il ridimensionamento confermi timori già sollevati nei mesi precedenti.

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Piano industriale abbandonato e vuoto produttivo

Secondo Chiarlitti e Parente, il piano originario di espansione dello stabilimento, acquisito da Catalent dopo il passaggio da Bristol-Myers Squibb, è stato di fatto abbandonato. A oggi non è stato formalizzato un nuovo piano industriale né presentato alle istituzioni, in particolare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che aveva conferito al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, poteri straordinari con la nomina a commissario.

I dati occupazionali delineano un quadro preoccupante. Circa 120 lavoratori in somministrazione hanno già perso il posto, segnale di un rallentamento delle attività produttive, mentre altri 250 lavoratori hanno un contratto in scadenza e un futuro ancora incerto. Inoltre, i prodotti storici ex Bristol termineranno la produzione entro il 2026, creando un vuoto produttivo che dovrà essere colmato da nuovi volumi che, allo stato attuale, non risultano disponibili.

Cambi dei vertici e nodo istituzionale

Chiarlitti e Parente hanno segnalato anche l’uscita della dottoressa Barbara Sambuco, figura centrale nel progetto di espansione sin dai tempi di Catalent, come un ulteriore elemento di incertezza sulla solidità del percorso di sviluppo annunciato. Sambuco, già direttrice dello stabilimento e responsabile dell’infialamento del vaccino AstraZeneca durante la pandemia, era considerata un punto di riferimento per il management locale e per i lavoratori.

Resta aperta anche una questione istituzionale. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, era stato nominato commissario straordinario proprio in funzione del piano di investimento da 2,3 miliardi, dichiarato strategico. Venuto meno quel progetto e in assenza di un aggiornamento formale del nuovo piano al Consiglio dei Ministri, Chiarlitti e Parente hanno posto il tema dell’efficacia e dell’attualità di quel mandato.

Richiesta di confronto al Mimit

Le riassicurazioni fornite dalla Regione Lazio a mezzo stampa lo scorso 22 ottobre non hanno tranquillizzato il sindacato. Per Chiarlitti e Parente, le fondamenta del rilancio del sito di Anagni dovevano basarsi sulla piena realizzazione del progetto originario, non su versioni ridimensionate e ancora incerte.

Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che la preoccupazione resta elevata. Senza un nuovo piano industriale dettagliato, con tempi certi, investimenti garantiti e garanzie occupazionali concrete, il rischio è quello di un progressivo ridimensionamento del sito, con conseguenze pesanti per il territorio e per le famiglie dei lavoratori.

È stata quindi rinnovata la richiesta già avanzata da Filctem Cgil e Femca Cisl nel novembre 2025: il ministero delle Imprese e del made in Italy convochi immediatamente l’azienda per un confronto istituzionale trasparente sul futuro dello stabilimento di Anagni. Il territorio, hanno scritto Chiarlitti e Parente, non può permettersi ambiguità né annunci di ridimensionamento senza impegni concreti e una strategia industriale coerente con le aspettative annunciate quando il progetto era stato presentato come uno dei tre hub globali della multinazionale danese.

La vicenda dello stabilimento di Anagni, sottolineano i sindacati, non riguarda solo i numeri dell’occupazione, ma il futuro di un intero polo industriale che rappresenta un’eccellenza del territorio laziale e ciociaro nel settore chimico-farmaceutico.