“I bisogni delle persone non sono numeri, ma i numeri – dichiarano Cgil Cisl Uil Taranto – ci aiutano a spiegare meglio le responsabilità pubbliche che ogni anno colpiscono chi ha fragilità sociali e sofferenze diffuse. Se i Comuni possono scegliere su cosa risparmiare, di norma scelgono di farlo a danno di uomini, donne, anziani e bambini in difficoltà. A dimostrarlo, sono i dati sulla spesa sociale dei Comuni dei vari Ambiti sociali di zona della provincia di Taranto, organi chiave per la programmazione e gestione integrata dei servizi socio-assistenziali locali”.

Cgil Cisl Uil parlano di “dati a macchia di leopardo, perché malgrado i sindacati possono contrattare con gli Enti locali sulle risorse da spendere nel welfare, alcuni ambiti rallentano o addirittura si sottraggono alla pratica della contrattazione sociale. I dati pertanto sono suscettibili a ciò che i Comuni hanno voluto comunicare; più aggiornati per quelli che hanno convocato i sindacati e meno per quanti hanno deciso di non rispettare la scadenza di aggiornamento ogni tre mesi, circa l’utilizzo e l’impegno della spesa prevista”.

“In tutti i casi – è l’amara constatazione delle organizzazioni confederali – le risorse finanziarie provenienti da extra bilancio comunale e quelli del previsto cofinanziamento comunale c’erano, almeno sulla carta; ma si è deciso di non spenderli, o per incapacità di programmazione e intervento o per cofinanziamento comunale di fatto inesistente”.

Il Comune di Taranto, secondo quanto denunciato dalle confederazioni in conferenza stampa, non convoca da un anno e l’ultima volta che lo ha fatto ha fornito un aggiornamento sui dati di spesa sociale riferito al 31 dicembre del 2023. “L’ambito sociale di Taranto risparmiava, a quel tempo, rispetto a ciò che aveva programmato, oltre 6 milioni e 600 mila euro. Così mentre le mense della Caritas raccontano di situazioni emergenziali e di nuova drammatica povertà, il Comune rendiconta per ben tre volte (2018-2019-2020) il ritorno in cassa delle somme impegnate ma non spese per interventi sulla povertà estrema – dichiarano i sindacati –. Quasi 500 mila euro che avrebbero potuto cambiare la vita delle famiglie”.

I dati sui ritardi

Nel frattempo il quadro di osservazione sul campo ci riporta di attese anche di un anno per l’assistenza domiciliare educativa, di otto mesi per l’assistenza domiciliare integrata (ADI) per gli anziani e di ADI e SAD disabili o in netto ritardo o non erogate. L’Ambito Territoriale Sociale 7 (ATS 7) di Manduria raggruppa sette comuni (Manduria capofila, Avetrana, Fragagnano, Lizzano, Maruggio, Sava e Torricella) non fa meglio. In questo caso il dato di aggiornamento della spesa è stato fornito circa un anno fa: il 30 settembre 2025. In quei comuni si arriva a non impegnare circa 800 mila euro; il fondo povertà estreme rimane a zero malgrado i 100 mila previsti, così come rimangono a quota zero i fondi per il sostegno educativo scolastico (programmati 325.600,70 euro), per il Dopo di noi (715 mila euro programmati) e gli interventi sull’assistenza domiciliare previsti nel Pnrr (330 mila euro programmati).

L’Ambito Territoriale Sociale TA/1, gestito dal comune capofila Ginosa, comprende invece i comuni di Laterza, Castellaneta e Palagianello. Qui i fondi comunali risparmiati sono di 863.084,69 euro e quelli etero finanziati sono 300 mila. Il dato è cristallizzato al 31 dicembre 2025. Risparmio che mal si concilia con alcuni macro-bisogni rimasti senza interventi come il Fondo Povertà estreme (zero euro su 100 mila programmati), il sostegno educativo domiciliare (zero euro su 119.633,46 programmati), i Dopo di noi (zero euro su 502.200 programmati) e il supporto alle famiglie in difficoltà (zero euro su 207.620,63 programmati).

L’Ambito Territoriale Sociale di Massafra (TA/2) che gestisce i servizi socio-assistenziali per i comuni di Massafra (capofila), Mottola, Palagiano e Statte, riesce a spendere solo il 66,9 % delle somme programmate con residui in cassa al 31 ottobre 2025 di oltre 3 milioni di euro (3.635.260,12).

“Così in un territorio che registra forte marginalità economica e occupazionale – concludono i sindacati – stride ad esempio il dato sulla spesa riferita all’azione contro le povertà estreme: solo 6 mila euro a fronte dell’oltre un milione di euro previsti, così come i 68.453 euro per l’integrazione e l’inclusione sociale rispetto agli oltre 314 mila euro programmati. Resta a zero invece il fondo economico destinato alle attività di mediazione famigliare (207.114,59 previsti). Il dato più recente arriva dall’ambito di Martina Franca che oltre il comune capofila include anche il Comune di Crispiano. Al 12 giugno 2026 residuano somme sia sulla parte dei fondi eterofinanziati per 2.202.567,26 euro, sia per risorse provenienti dalla quota di coopartecipazione comunale: 800 mila euro per il 2024 e 102 mila euro per il 2025. Il risultato è quello di servizi ADI e SAD ridotti al minimo e accessibili solo per persone con ISEE al di sotto dei 2000 euro. Una vera aberrazione”.

Sull’ambito sociale di Grottaglie che comprende ben 11 comuni della provincia di Taranto (Carosino, Faggiano, Leporano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio e San Marzano), i sindacati denunciano il buio. Nessuna convocazione e nessuna relazione con Comuni che – denunciano i sindacati – hanno deciso anche di percorrere la via del definanziamento delle quote di coopartecipazione. I sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil sul fronte di ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e SAD (Servizio Assistenza Domiciliare) prendono in considerazione soprattutto l’ambito sociale del comune capoluogo.

A Taranto per l’ADI disabili si registrano medie di 40 ore settimanali non erogate e liste d’attesa. Per ADI e SAD anziani le liste d’attesa sono ferme a novembre e settembre 2025. “Nel frattempo – scrivono Cgil Cisl Uil – gli anziani muoiono da soli nelle loro case senza aver ricevuto ciò che spettava loro di diritto. Tutto questo ‘non speso’ si abbatte su una provincia in cui disoccupazione, lavoro povero, aumento degli ammortizzatori sociali, marginalità economica e sanitaria, violenza, disagio minorile e degli anziani, povertà abitativa ed educativa, disabilità, donne ancora vittime di segregazione e violenza, stanno consumando e sfiancando una comunità. Drammatica fotografia di Taranto e della sua provincia nel presente e che trova conferma anche nelle posizioni di coda di quasi tutte le classifiche economiche e sociali nazionali, nel rendiconto Inps e all’interno dei centri di assistenza ai bisogni dei sindacati. Nonostante un’emergenza sociale elevata a Taranto e provincia la spesa sociale pro-abitante rimane sulla carta. Somme impegnate, allocate nei capitoli di spesa ma poi non liquidate perché non utilizzate”.

Il risultato – concludono i confederali – è quello che anche la stampa registra tutti i giorni nelle sue cronache: devianze, marginalità, precarietà e disperazione. Oggi la denuncia di Cgil, Cisl e Uil arriva come un grido d’allarme, dopo i tentativi vani di una programmazione partecipata con i Comuni, su problematiche che riguardano la sopravvivenza di donne, uomini, minori, anziani e famiglie. In questo quadro pertanto è chiaro che il problema non risultano essere le risorse quanto la capacità di tornare a rendere esigibili i diritti di tutti”.

Nella conferenza stampa è stata consegnata ai giornalisti anche una lettera con richiesta d’aiuto inviata da un cittadino padre di due figli piccoli con forti disabilità. Al di là della denuncia per un servizio di Assistenza Domiciliare Educativa mai ottenuto, quello che emerge è il grande senso di disperazione e solitudine di queste famiglie.

Si legge: “Non chiediamo privilegi, ma il rispetto dei diritti fondamentali dei nostri figli e della nostra famiglia”. Sono le persone che Cgil, Cisl e Uil ascolteranno, insieme alle associazioni, in tutti i comuni della provincia avviando nell’alveo della grande vertenza “Taranto è Italia”, una grande campagna di rivendicazione che arriverà direttamente sul tavolo di chi di competenza.