Nel mercato del lavoro italiano c’è un dato che racconta più di tante polemiche: nel 2025 quasi un neoassunto su quattro è di origine straniera. A metterlo nero su bianco è un’analisi della Cgia di Mestre su dati Excelsior Unioncamere, che confronta le attivazioni con il totale delle assunzioni programmate. La quota ha toccato il 23,2 per cento, in crescita rispetto al 20 per cento del 2024. In termini assoluti significa 1,36 milioni di ingressi, oltre il doppio rispetto al 2019, quando si fermavano a 670 mila.

AGRICOLTURA E RISTORAZIONE IN CIMA

La distribuzione per comparti restituisce una geografia precisa. In agricoltura il 42,9 per cento delle nuove assunzioni riguarda lavoratori stranieri. Quote molto elevate anche nel tessile, abbigliamento e calzature (41,8 per cento) e nelle costruzioni (33,6). Se si guarda ai numeri complessivi, a guidare la classifica sono cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti e camerieri con 231.380 ingressi, seguiti dai servizi di pulizia con 137.330 e dalle attività agricole e di manutenzione del verde con 105.540.

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Non si tratta solo di flussi in entrata, la presenza stabile nel tessuto produttivo è ormai strutturale. Secondo la Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari in Italia sono poco meno di 2,2 milioni. L’incidenza più alta si registra in Emilia Romagna, dove rappresentano il 17,4 per cento degli occupati, seguita da Toscana e Lombardia con il 16,6 per cento.

A PRATO UN ASSUNTO SU DUE È STRANIERO

Anche a livello territoriale le differenze sono marcate. Prato è la provincia con la maggiore incidenza di lavoratori stranieri sulle nuove assunzioni, pari al 55,5 per cento. Seguono Gorizia e Piacenza con il 39,7, Matera con il 36,4 e Bolzano con il 35,1. In valori assoluti, invece, è Milano a concentrare il numero più alto di ingressi (141.790), davanti a Roma (96.660) e Verona (42 mila). Tre province che insieme raccolgono circa un quinto delle assunzioni complessive di lavoratori stranieri nel Paese.

Numeri che descrivono un’Italia che lavora e produce anche grazie a chi è arrivato da altrove. Un dato strutturale, non emergenziale, che interroga politiche industriali, contrattazione e diritti, ben oltre la contabilità annuale delle assunzioni.

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