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Una convocazione istituzionale sulla Natuzzi senza i rappresentati dei lavoratori. Sulla vertenza, si apre così un nuovo fronte di tensione tra governo e sindacati, che parlano apertamente di una decisione “gravissima” e annunciano il proseguimento della mobilitazione.
A sollevare il caso sono le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Filcams, Fisascat e Uiltucs, che hanno appreso “dagli organi di stampa” della convocazione da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy delle Regioni Puglia e Basilicata, nell’ambito del confronto sulla crisi del gruppo.
“Quello che lascia sconcertati – dichiarano i sindacati – è la totale assenza di comunicazione e il mancato invito alle organizzazioni sindacali”. Una scelta che, secondo le sigle, esclude proprio i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori in una fase considerata “sempre più delicata e complessa”.
La richiesta ignorata
I sindacati ricordano come, nel corso delle precedenti riunioni al ministero, fosse stata più volte sollecitata la presenza diretta del ministro Adolfo Urso, senza però ottenere risposte.
“Ora – proseguono – apprendiamo dalla stampa della convocazione alle Regioni e dell’esclusione delle organizzazioni sindacali: riteniamo la cosa gravissima”.
Scioperi e partecipazione totale
A rendere ancora più netta la posizione dei sindacati è il dato sulla mobilitazione in corso: “Gli scioperi e i presidi di questi giorni hanno registrato una partecipazione del 100% delle lavoratrici e dei lavoratori”.
Un segnale che dimostra come la vertenza non possa essere affrontata senza un confronto diretto con chi rappresenta il lavoro. “Il successo della mobilitazione dimostra che la soluzione deve passare anche dal coinvolgimento delle organizzazioni sindacali ai tavoli istituzionali”.
“La protesta non si ferma”
Le sigle si rivolgono anche alle amministrazioni coinvolte, chiedendo a Puglia e Basilicata di farsi promotrici del loro coinvolgimento nell’incontro con il Governo.
L’obiettivo dichiarato resta quello già indicato nei confronti precedenti: “la condivisione di un vero piano industriale che mantenga l’occupazione e il lavoro in Italia”.
Il messaggio finale è netto. In assenza di un cambio di rotta, spiegano le organizzazioni, “la protesta non solo non si fermerà, ma proseguirà in ogni forma e in tutte le sedi ritenute opportune”.
























