La Fisac Cgil di Lecce fa sapere che la nuova proposta di modifica dello statuto di Banca Mps pone non poche preoccupazioni in un momento delicato per il futuro della Banca e dei Lavoratori e delle lavoratrici. Una proposta che segue la bocciatura da parte della Bce della norma statutaria sul principio di residualità (clausola che avrebbe potuto influenzare in modo significativo la composizione del Consiglio di amministrazione) e prevede, tra l’altro, l’aumento del tetto della remunerazione variabile del top management dal 100% al 200% e l’abolizione della riserva statutaria del 25% da distribuire come divedendo agli azionisti.  

Distanza dalla realtà

Il sindacato leccese esprime quindi “forte contrarietà e profonda indignazione rispetto a tali decisioni che appaiono inaccettabili e fuori dalla realtà in una fase in cui alle lavoratrici e ai lavoratori continuano a essere richiesti sacrifici significativi: riorganizzazioni, carichi di lavoro crescenti, pressioni commerciali sempre più intense. Ancora una volta emerge una profonda distanza tra le scelte dei vertici aziendali e la condizione reale di chi quotidianamente garantisce l’operatività e i risultati della banca. A ciò si aggiunge il perdurare dei mancati riconoscimenti professionali ai dipendenti, nonostante l’aumento delle responsabilità e delle competenze richieste.

Le lavoratrici e i lavoratori continuano a vedere bloccati percorsi di crescita e valorizzazione, mentre per il management si individuano risorse e margini per incrementi retributivi rilevanti. Una disparità che riteniamo inaccettabile e profondamente ingiusta. Queste scelte appaiono ancora più gravi se si considera che, secondo lo Statuto, il 25% delle risorse che finora venivano accantonate non dovrebbe più essere destinato a riserve, ma distribuito agli azionisti.

In questo contesto risulta del tutto incomprensibile che tali risorse non vengano invece orientate a favore di chi lavora, del rafforzamento occupazionale e del miglioramento delle condizioni di lavoro, ma finiscano per alimentare ulteriormente una gestione sbilanciata a favore dei vertici".

Per la Fisac Cgil di Lecce le decisioni assunte risultano ancor più inopportune se inserite nel contesto complessivo che Banca Mps sta attraversando, segnato dall’operazione strategica in corso e da una fase di forte esposizione pubblica e mediatica dell’Istituto.

Rischi per il Salento

Inoltre, l’avvento dell’intelligenza artificiale, secondo gli analisti, potrebbe determinare ulteriori tagli di personale entro il 2030: “in particolare nel settore del back Office, middle office e ruoli legati a risk management. Tale preoccupazione si pone in misura maggiore sul nostro territorio, dove insistono circa 350 lavoratori di Direzione generale che non hanno alcun riferimento in una direzione territoriale”.

Operazione Widiba

Per qaunto riguarda l’operazione societaria di Widiba e Mediobanca, che ha l’obiettivo di creare un’evoluzione strategica nel settore della consulenza finanziaria, sfruttando i punti di forza all’interno del nuovo perimetro Mps-Mediobanca, il sindacato ritiene “inaccettabili le soluzioni che intravedano una governance esclusiva di Mediobanca, a scapito di professionalità riconosciute nel tempo attraverso la direzione generale su Lecce tra lavoratori, lavoratrici e consulenti.

In tale quadro, riteniamo che la situazione richieda sobrietà, prudenza e senso di responsabilità, non certo politiche retributive che rischiano di apparire autoreferenziali e provocatorie. Banca Mps, anche alla luce della sua storia recente e del rilevante sostegno pubblico ricevuto, dovrebbe ispirare la propria governance a criteri di equità, trasparenza e responsabilità sociale, evitando scelte che possano minare ulteriormente il clima interno, la fiducia dei lavoratori e la credibilità dell’Istituto verso l’esterno”.

Il contratto integrativo 

In questo quadro la Fisac Cgil Lecce ritiene che l’attuale contratto integrativo aziendale debba essere rivisitato per meglio rispondere alle profonde trasformazioni organizzative e operative in atto. “In particolare – scrive –, va implementato il sistema di inquadramento delle aree professionali ai fini del riconoscimento delle mansioni effettivamente svolte e delle prospettive di carriera e della dignità professionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

A tal proposito chiediamo con forza all’azienda di aprire un confronto serio e trasparente con le rappresentanze sindacali, sia sulla parte normativa (inquadramenti/percorsi di carriera) sia sulla parte economica, attuando politiche che riconoscano equamente il contributo di chi lavora, migliorino le condizioni operative e rafforzino il futuro occupazionale della banca. Il lavoro non può essere considerato un costo da comprimere mentre il management viene premiato. La dignità delle lavoratrici e dei lavoratori viene prima di tutto.