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È morto nelle scorse ore Luca Pezzulla, 22 anni, di Casamassella, rimasto gravemente ferito sabato mattina, 14 febbraio, in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno della ditta “Plm Costruzioni”, in via Madonna della Scala, nella frazione di Uggiano La Chiesa, nei pressi di Otranto. Il giovane era stato trovato a terra, accanto a un carrello elevatore ribaltato, da alcuni operai rientrati in sede intorno alle 11. Immediato l’allarme al 118 e ai carabinieri della stazione di Minervino di Lecce. Trasportato in codice rosso all’ospedale di Scorrano, il 22enne era stato poi trasferito nel reparto di Rianimazione del “Vito Fazzi” di Lecce per un grave trauma cranico. Le sue condizioni sono apparse da subito critiche fino al decesso, avvenuto in serata. Sulla dinamica dell’accaduto sono in corso accertamenti: non è ancora chiaro se il giovane sia caduto dal mezzo o sia stato travolto dal carrello elevatore. Sul posto, oltre ai militari dell’Arma, è intervenuto il personale dello Spesal per le verifiche del caso.
In poco più di cinque anni morti 94 lavoratori in Salento. Moscara, Cgil: “Subito incontro in Prefettura”
“Alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Luca giunga il cordoglio dell’intera Cgil”, dice il segretario generale della Cgil Lecce, Tommaso Moscara. “Ancora una volta ci troviamo a commentare una tragedia incomprensibile e a dover aggiornare il triste elenco delle vittime del lavoro”.
In provincia di Lecce si sono registrati quattro gravissimi incidenti sul lavoro nel giro di dieci giorni: gli infortuni nei cantieri edili di Sant’Isidoro e Veglie, poi l’incidente alla Lasim di Lecce. Ora l’infortunio mortale di Luca. Secondo i più recenti dati ufficiali dell’Inail, la provincia di Lecce piange la 94esima vittima in poco più di cinque anni (dal 2020 ad oggi). “Sono numeri impressionanti. Occorre che tutto il sistema socio-economico e istituzionale, a livello locale regionale e nazionale, si adoperi per affrontare con concretezza il fenomeno”, dichiara il sindacalista. “Gli incidenti sul lavoro non sono frutto della casualità, ma di una serie di concause, alcune generali e di sistema come la precarietà del lavoro, il lavoro irregolare, meccanismi di massimo ribasso nelle gare d’appalto, una grave mancanza di cultura della sicurezza sul lavoro, la scarsa incisività dei controlli e delle pene. Altre cause possono riguardare l’inosservanza nelle aziende di sistemi di sicurezza, la poca o assente valorizzazione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), la difficoltà nelle relazioni sindacali, la disattenzione spesso per stanchezza. È su questo coacervo di motivazioni che occorre agire con azioni di prevenzione e formazione, certo, ma anche con provvedimenti legislativi e ispettivi”.
In provincia di Lecce il settore più colpito dagli infortuni mortali si conferma l’edilizia (22% dei casi). Nel 2025 sono stati denunciati 4.531 incidenti sul lavoro (l’1% in meno rispetto all’anno precedente). Ciò significa che mediamente (weekend e mesi estivi compresi) si sono verificati nel Salento 12,41 infortuni al giorno. Negli ultimi sei anni si sono superati i 26 mila incidenti: circa un quarto ha causato prognosi di oltre 40 giorni (o con conseguenze più gravi o permanenti). Tornando al 2025, un dato fa comprendere come il fenomeno sia trasversale: il settore più colpito è infatti quello della sanità e dell’assistenza sociale (586 infortuni), seguono costruzioni (360), l’industria (329), il commercio (341), turismo (239). Preoccupano anche i dati relativi alle classi di età delle vittime di infortunio: Il 28% coinvolge lavoratrici e lavoratori under 30 (1.281 casi); mentre gli incidenti con vittime over 60 sono oltre il 10% (483).
La Cgil chiede da tempo un pacchetto di interventi: dall’istituzione di una Procura nazionale che si occupi di reati in materia di salute e sicurezza, all’introduzione dell’aggravante di omicidio sul lavoro simile all’omicidio stradale, un massiccio investimento in assunzioni negli organi di controllo contro il lavoro nero irregolare e insicuro, limitazioni al ricorso al subappalto, contrasto al dumping contrattuale e al mercato dei falsi attestati di formazione. “Inasprire le sanzioni, in assenza di una maggiore capacità di controllo da parte dello Stato serve a poco”, dice Moscara. “Chiederemo immediatamente un tavolo alla Prefettura, ma non per inutili passerelle. Qui bisogna passare dalle parole ai fatti. È ora che anche organi ispettivi e istituzioni facciano la loro parte, penalizzando fortemente le aziende che applicano contratti collettivi peggiorativi e quelle che dovessero risultare responsabili di gravi omissioni in termini di salute e sicurezza”.






















