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Scuola, ci risiamo: l’Europa “ce lo chiede ancora”. Dopo la procedura avviata lo scorso autunno per il numero eccessivo di precari in cattedra, la Commissione europea è intervenuta ancora una volta su un’altra stortura del nostro sistema: il mancato riconoscimento degli scatti di anzianità per il personale a tempo determinato che si configura come una vera e propria discriminazione retributiva per un contingente assai elevato di lavoratrici e lavoratori senza cui la scuola non potrebbe andare avanti.
Come è noto, anche quest’anno le supplenze supereranno quota 200 mila, con numeri rilevanti in particolare nel sostegno, che superano quota 120 mila. Le assunzioni effettuate dopo due concorsi Pnrr hanno lasciato scoperte 23.200 cattedre, oltre il 40% dei posti utilizzabili. La conferma dei supplenti di sostegno da parte delle famiglie ha riguardato solo il 24% dei posti, dati ben lontani dalla garanzia della continuità didattica. Quanto agli Ata, il 30% del personale è precario e il numero è destinato a crescere ulteriormente dal momento che il ministero assume solo sui posti lasciati liberi dai pensionamenti senza prendere in considerazione tutti i posti che si liberano per altri motivi.
Al centro della violazione c’è la violazione della direttiva 1999/70/CE, che vieta le discriminazioni tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato e impone misure per prevenire l'utilizzo abusivo di contratti a termine nel settore scolastico.
Il governo italiano ha tentato di rispondere con il decreto legge n. 131/2024 (cosiddetto "Salva Infrazioni"), che ha innalzato l'indennità risarcitoria per abuso di contratti a termine da un minimo di 4 a un massimo di 24 mensilità. Ha però del tutto ignorato l’altra questione, ovvero quella relativa alla discriminazione subita dal personale a tempo determinato, a cui non viene riconosciuta — diversamente dal personale di ruolo — la progressione basata sull’anzianità di servizio (i cosiddetti "scatti stipendiali").
Per l’Europa, non basta prevedere un risarcimento ex post, ma è necessario garantire parità di trattamento durante lo svolgimento del rapporto di lavoro e procedure certe per evitare il precariato cronico.
Per queste ragioni la Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione, inviando una lettera di messa in mora all’Italia (INFR(2024)2277) per il non completo allineamento della normativa italiana alla direttiva sul lavoro a tempo determinato.
“Poiché il tempo assegnato al governo italiano per mettersi in regola è abbondantemente scaduto – si legge in una nota della Flc Cgil –, chiediamo al ministro Valditara quando intenda mettersi in regola, stabilizzando tutti i precari vittime della reiterazione dei contratti a tempo determinato, riconoscendo attraverso la maturazione delle fasce stipendiali, in base all’anzianità, parità di trattamento salariale senza per questo dover aspettare il momento dell’immissione in ruolo”.
Insomma, non può esserci discriminazione tra lavoratori in base alla natura del contratto. Gli anni di servizio vanno riconosciuti interamente ai precari sotto un duplice profilo. Durante il precariato: attraverso l'attribuzione immediata degli scatti di anzianità in busta paga. Ma anche nelle procedure di immissione in ruolo, “con una ricostruzione di carriera che valuti integralmente il servizio pre-ruolo”.
Per questo, in vista del pronunciamento della Corte di Giustizia, “la Flc Cgil proseguirà le proprie azioni di tutela legale per garantire a tutto il personale precario della scuola il riconoscimento integrale dell’anzianità di servizio, il recupero delle differenze stipendiali maturate e non percepite, e il risarcimento per l’abuso sistematico dei contratti a termine”.
























