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Non è un incidente. È una tragedia la morte dei tre giovani che hanno perso la vita vicino a Chioggia (Venezia), mentre andavano nei campi. Sono finiti in acqua, in un canale, in sei dentro a un furgone.
In tre si sono salvati, vivi per miracolo, mentre Abdelghani Gari, 33 anni, Yassin Mazi, 28, e Saif El Arno, 36, non ce l’hanno fatta. Erano tutti di origine marocchina, venivano da Cavanella Po e andavano in una ditta a Ca' Lino per la raccolta del radicchio.
Gli ingredienti del caporalato
“Lo denunciamo da anni – afferma Silvia Guaraldi, segretaria nazionale della Flai Cgil, il sindacato dell’agroindustria -: il trasporto, l’intermediazione illecita e gli alloggi sono i tre ingredienti su cui proliferano e si infiltrano criminalità e caporali, alimentando la filiera dello sfruttamento che fa leva sullo stato di bisogno dei lavoratori agricoli, ancora di più se stranieri”.
Naturalmente si aspetta di capire, come sempre in questi casi, se le vittime fossero sotto scacco, in balia dei caporali, nella spirale dello sfruttamento.
“Tre lavoratori morti in un fossato all'alba, su un furgone, diretti chissà dove a fare chissà cosa, non sappiamo con quale contratto – accusano il segretario generale Cgil Venezia Daniele Giordano e la segretaria generale Flai Venezia, Alessandra Frontini -. Questo è ciò che il sistema produce, e che ogni tanto, quando va storto, ci mostra nella sua brutalità”.
Restano il fatto e il dolore per tre vite spezzate nell’ennesimo incidente in itinere, su una strada che conduce nei campi, gli stessi dove vengono coltivati i cibi che portiamo in tavola ogni giorno.
Mezzi vecchi e sovraffollati
“Orari sfiancanti, stanchezza, problemi legati al riconoscimento delle patenti di guida per i lavoratori stranieri e mezzi vetusti sono, troppo spesso, i principali elementi alla base di queste tragedie – prosegue Guaraldi -. Serve un intervento urgente e servono soluzioni: sono anni che le strade si macchiano del sangue dei lavoratori nel disinteresse di chi dovrebbe porre la salvaguardia della vita umana e la dignità davanti a tutto”.
Tragedie in itinere
Dei cosiddetti incidenti in itinere in agricoltura, vere e proprie tragedie, sono piene le cronache degli ultimi anni. Il 19 maggio 1980 a Ceglie Messapica (Brindisi) perdono la vita sulla superstrada Taranto-Brindisi tre ragazze giovanissime, Pompea Argentiero, Lucia Altavilla, Donata Lombardi: erano sedute in un pulmino le une sulle gambe delle altre, nello schianto non si sono salvate, andavano a raccogliere le fragole.
Stessa regione, anni dopo. A Oria (Brindisi) il 25 agosto del 1993 tre lavoratrici muoiono sul colpo mentre erano stipate in un van sovraffollato: sono Maria Marsella, Antonia Carbone, Maria Dell'Aquila, mentre altre dieci donne rimangono ferite. Agosto 2018: in 16 muoiono in 48 ore sulle strade del Foggiano, a Lesina e ad Ascoli Satriano. Il 19 giugno 2024 a Portoverrara (Ferrara) perdono la vita 2 braccianti, 5 restano feriti. 17 marzo 2025 a Carlentini (Siracusa): 3 lavoratori agricoli morti e 7 feriti. 4 ottobre 2025 a Scanzano Jonico (Matera): 4 morti e 6 feriti.
Il fallimento del Pnrr
“Queste tragedie hanno in comune gli stessi elementi - dice ancora Guaraldi -. Mezzi vetusti e più carichi del consentito, il profilo è ricorrente. E l’intermediazione illecita fa leva proprio su questo, il trasporto e l’alloggio dei lavoratori. Le politiche del Pnrr per il superamento dei ghetti della vergogna sono state un fallimento, l’ennesima occasione sprecata per dare dignità a chi ogni giorno si spezza la schiena per portare il cibo sulle nostre tavole. Sui trasporti rivendichiamo un intervento pubblico. Le buone pratiche esistono, basta replicarle”.
La soluzione esiste
Nel ferrarese, per esempio, a poca distanza dal luogo dove è avvenuto quest’ultimo dramma, la sezione territoriale del lavoro agricolo di qualità ha promosso linee di trasporto legali e sicure, così come a Cassano Allo Ionio (Cosenza) grazie all’intervento dell’amministrazione comunale, è stato messo a disposizione un pulmino con 25 posti, guidato da un dipendente comunale, che fa la spola per trasportare lavoratori.
“Siamo stanchi delle lacrime nei giorni delle tragedie, che ricadono nell'indifferenza non appena si spengono i riflettori – conclude la segretaria Flai Guaraldi -. Il governo si assuma la responsabilità di promuovere un intervento serio per rispondere al dramma dei trasporti in agricoltura e per togliere, finalmente, acqua al mulino dell’illegalità e dell’intermediazione”.






















