Lo hanno trovato riverso in piazza Fontana, nella città vecchia. Il corpo senza vita, straziato dalle ferite. Una morte assurda quella del 35enne di origine malese, Bakary Sako. Vittima di un omicidio avvenuto il 9 maggio scorso, di prima mattina, che Taranto non riesce a spiegarsi. L’ipotesi è che il delitto sia stato compiuto al culmine di una lite scoppiata all’alba nella zona di Porta Napoli e rapidamente degenerata. Il giovane sarebbe stato circondato e colpito con almeno tre fendenti tra torace e addome con un’arma che gli inquirenti non escludono possa trattarsi di un cacciavite o di un altro oggetto acuminato. Le ferite riportate si sono rivelate fatali: il 35enne è morto poco dopo l’aggressione

Secondo le prime ricostruzioni il cittadino originario del Mali risiedeva regolarmente in Italia, era impiegato come bracciante agricolo ed era incensurato. La mattina del 9 maggio avrebbe avuto una discussione all’interno di un bar con alcuni uomini per poi essere aggredito all’esterno. L’episodio a poche ore dall’avvio dei festeggiamenti per il patrono San Cataldo. La vittima aveva con sé uno zaino all’interno del quale sarebbero stati trovati guanti, una bottiglia d’acqua, alcuni indumenti e una penna, segno che probabilmente si stava recando al lavoro nei campi. Le indagini si concentrano su un gruppo di giovani del posto, forse una baby gang, che, secondo quanto emerso nelle ultime ore, avrebbe avuto un ruolo nella violenta aggressione. 

D’Arcangelo, Cgil Taranto: “L’agguato a Bakary Sako terra emersa di un disagio più profondo”.

“Sabato scorso a Taranto è stato ucciso un uomo, Bakary Sako, un altro lavoratore morto sul lavoro. Era un membro di questa comunità, lavorava, pagava le tasse, rispettava la legge. Ma questa volta non c’è una responsabilità ascrivibile al suo posto di lavoro, al suo datore di lavoro, questa volta la responsabilità è collettiva rispetto a un territorio che diventa sempre più fragile e insicuro”. Così il segretario generale della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo.

“Tutto – ha proseguito –, tutto malgrado gli appelli, gli allarmi, e mentre si continua a sottostimare un fattore molto più rischioso dell’emigrazione, ovvero il disagio sociale, l’abbandono delle periferie, la fragilità di un tessuto urbano che ormai scricchiola sotto i colpi inferti dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla povertà. Anche in questo caso, non serve il cordoglio e la solidarietà, servono le azioni concrete.”

“L’agguato in cui è morto Bakary Sako è la terra emersa di un disagio più profondo – commenta ancora D’Arcangelo –, di un fenomeno crescente di disagio giovanile e non solo che noi abbiamo documentato con il continuo assalto agli autobus di trasporto pubblico, con l’aggressione al personale sanitario, con le botte agli operatori del 118, con i piani sociali di zona che vanno affrontati come strumento utile e necessario”.

“Come Cgil conosciamo benissimo il tema del lavoro bracciantile, lo stesso che svolgeva con grande rigore e dignità Bakary Sako – termina D’Arcangelo – e per questo ci rivolgiamo agli organi istituzionali affinché aprano finalmente, con tutte le parti rappresentative del territorio, la vertenza Taranto in maniera più estesa e coordinata”.

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