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Perché il profitto è il profitto. Altro che Sanremo. A pensarla così sono i manager di Nielsen, arrivati nella divisione italiana, Nielsen Media Italy, alla quarta procedura di mobilità in tre anni. Questa volta la data di partenza è stata il 31 marzo scorso. La vicenda sembra intricata, ma non lo è. Perché alla base di questa vertenza c’è, appunto, il profitto. A gestire la multinazionale dello share e altri servizi, infatti, ci sono i re incontrastati del margine, fondi di investimento il cui solo obiettivo è aumentare i dividendi degli investitori.
È per questo che nel Belpaese, in quello che per anni è stato il player più importante nella rilevazione dei dati di ascolto/visione e delle inserzioni pubblicitarie, sta per scatenarsi uno tsunami dagli esiti devastanti: 136 dipendenti, età media 50 anni, verranno, secondo i piani di ristrutturazione dettati dall’alto, rimpiazzati dall’algoritmo, dall’Ai, da un’automatizzazione digitale che consentirà al colosso americano di tagliare il costo del lavoro. Alla fine di questa brutale rivoluzione, dettata a livello globale, nella sola Europa, dove la prima vittima, il Belgio, sta per capitolare, i risparmi ammonteranno a 14 milioni di dollari.
A raccontare la vicenda a Collettiva è Giuseppe Nardozza, delegato Filcams Cgil, componente del comitato aziendale europeo (Cae) in qualità di vicepresidente, responsabile dei lavoratori per la sicurezza e delegato sociale. Che parla con grande preoccupazione del clima che si respira negli uffici di Assago, alle porte di Milano, dove per decenni un pool di lavoratrici e lavoratori hanno rendicontato l’audience di trasmissioni televisive e radiofoniche e catalogato milioni di spazi pubblicitari inseriti tra radio, tv, giornali, riviste e persino nelle sale cinematografiche, ogni giorno, h24.
“La nostra è una professionalità ampiamente riconosciuta sul mercato italiano. Con il nostro lavoro abbiamo fatto della Nielsen Media Italy una delle fonti più attendibili sulla rilevazione dell’audience televisivo e sul mondo della pubblicità. La maggior parte dei centri media che collettano gli spot sui vari canali – sottolinea Nardozza – collaborano con noi. Altre aziende, nel tempo, hanno sviluppato prodotti simili ai nostri, ma non hanno mai raggiunto la nostra capacità produttiva”.
Le proporzioni della nuova procedura
Ma tutto questo prestigio sembra non avere più alcuna importanza per i capi. E siamo ai fatti di questi giorni, quando l’azienda ha comunicato la volontà di voler procedere con il licenziamento di ben 42 persone, su un organico complessivo di 136 lavoratrici e lavoratori, facenti parte della legal entity Nielsen Media Service Italy. “Si tratta di una riduzione massiccia che mette in discussione la stabilità e il futuro di quasi un terzo del personale – spiega Nardozza –. A questi si aggiungono un esubero per la legal entity Nielsen Sports Italy e un esubero per legal entity Nielsen Media Italy”.
Il ruolo dell’Ai
A “consentire” questi licenziamenti la presenza sempre più capillare dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi. E perché mai non potrebbe sostituire lavoratrici e lavoratori in carne e ossa, si chiederà qualcuno. Perché “il valore – ci spiega il sindacalista della Filcams – non è il prodotto automatico di un software, ma il frutto del lavoro intellettuale, dell’esperienza, della dedizione e dell’intelligenza di ogni singola lavoratrice e di ogni singolo lavoratore. È l’intelligenza umana, non solo quella artificiale, a interpretare, contestualizzare e dare significato ai dati. Attenzione – dice Nardozza – che il prossimo anno la pubblicità rilevata durante il Festival di Sanremo, evento clou della tv italiana – e vero eldorado per gli inserzionisti – sarà in mano a tools, software e algoritmi e non più nelle mani degli esseri umani. Non ci saranno più lavoratori esperti a rilevare e analizzare questi dati. L’evento più grosso della tv italiana, nel quale si concentrano, ogni anno, milioni e milioni di introiti pubblicitari, sarà scandagliato da un algoritmo. I margini di errore, vista la posta in palio, devono essere bassissimi, laddove l’Ai non può avere la stessa chirurgica precisione dell’occhio umano reso sensibile da anni e anni di esperienza”.
La reazione
Lunedì prossimo, 13 aprile, ci sarà un primo incontro tra le parti in Confcommercio a Milano. L’assemblea dei lavoratori non è rimasta zitta a guardare e ha già proclamato lo stato di agitazione. “Il successo, la resilienza e l’etica di un’azienda sono e rimangono saldamente ancorati al lavoro umano, guidato dall’intelligenza umana – si legge nella nota della Filcams Cgil scaturita da quell’assemblea –. L'Ai deve essere uno strumento di supporto, non un pretesto per smantellare il capitale intellettuale e sociale di un’organizzazione”. Per questo le lavoratrici e i lavoratori di Nielsen Media Italia hanno espresso il loro totale rigetto delle politiche aziendali, “volte esclusivamente al taglio di posti di lavoro e alla delocalizzazione in paesi con costi inferiori, rigettando altresì le giustificazioni addotte relative all’utilizzo dell’intelligenza artificiale”, pronti a intraprendere una stagione di lotta e di mobilitazione.
E comunque finirà questa vertenza la preoccupazione di Nardozza va anche a chi resterà al lavoro. “Tutte le persone che rimarranno in quest’azienda lavoreranno e vivranno in un ambiente tossico, non si fideranno più di nessuno, non affronteranno più il proprio lavoro con la stessa serenità”. Un bel disastro per essere il frutto di un’intelligenza, seppur artificiale.






















