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Nel 2025 le ore di Cassa integrazione guadagni (Cig) autorizzate nella regione Lazio hanno raggiunto quota 37.610.778, in crescita del 57,2% rispetto al 2024, quando erano 23.930.761 e sopra anche al 2023, quando ammontavano a 34.470.610. È quanto emerge dall’elaborazione dei dati dell’osservatorio Inps sulla cassa integrazione effettuata dalla Cgil di Roma e Lazio.
Nel terzo trimestre del 2025, tra luglio e settembre, le ore autorizzate sono state 16.233.946, pari a circa il 43% di tutto l’anno. In particolare a settembre, le 10.427.094 ore in un solo mese sono quasi interamente riconducibili a interventi di solidarietà. Sempre nel terzo trimestre 2025 oltre l’82% delle ore di Cig autorizzate è collegato a due settori produttivi: poste e telecomunicazioni (9.162.302 ore nel trimestre) e fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (4.205.228 ore nel trimestre). Guardando invece all’intero 2025, poste e telecomunicazioni e automotive insieme superano il 53% delle ore. A livello territoriale nel 2025 la gran parte delle ore di Cig autorizzate si concentra su Roma (59,1%) e Frosinone (33,6%). A Latina sono state autorizzate 1.363.028 ore nel 2025, a Viterbo 947.824 e a Rieti 446.614.
Nel complesso dello scorso anno, inoltre, si consolida un forte ricorso a strumenti straordinari per riorganizzazioni e crisi aziendali per quasi 33 milioni di ore, circa l'87,5% del totale annuale. La cassa integrazione ordinaria si ferma a 4.705.222 ore, mentre la deroga risulta ormai residuale con 14.076 ore. Nell’ultimo triennio, dal 2023 al 2025, infine, automotive, poste e telecomunicazioni, supporto ai trasporti, trasporto aereo e costruzioni rappresentano complessivamente oltre il 62% delle ore di Cig autorizzate, “confermando non solo la difficoltà di uscire dalla crisi per alcuni settori, ma anche la tendenza a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori i processi di ristrutturazione a livello aziendale e settoriale”, spiega il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola.
“Dietro questi numeri – aggiunge il segretario della Cgil di Roma e Lazio – ci sono tante realtà: dalla Stellantis di Cassino, dove il ricorso alla cassa integrazione avviene anche nella filiera degli appalti e nell’indotto, al polo di Civitavecchia. A Pomezia, dove prosegue la vertenza nello stabilimento della Crik Crok, nel corso del 2025 anche alla Esseti Farmaceutica si è fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 130 lavoratrici e lavoratori. A Roma il 2026 è iniziato con la richiesta di cassa integrazione all’ippodromo di Capannelle. Nel Reatino proseguono le vertenze della Imr ex Lombardini, della BDtronic, Ritel, Gala-Solsonica, Aartee, Tubi Spa. Nel commercio – prosegue Di Cola – i casi più recenti sono Emme Più e Maiorana, dove è scattata la cassa integrazione straordinaria, in scadenza a maggio 2026, e dove sono a rischio cento lavoratrici e lavoratori”.
“In quest’ultimo settore, il commercio, tuttavia – sottolinea il segretario della Cgil di Roma e Lazio –, il ricorso alla cassa integrazione non è legato solo a crisi, ma anche a processi di ristrutturazione aziendale con cessioni a operatori economici instabili, che rapidamente procedono ad aprire crisi aziendali, lasciando seri dubbi sulla finalità vera di tali operazioni. Tutto ciò non solo è sintomo di un indebolimento dell’economia regionale, ma si traduce in una sensibile contrazione dei redditi per tantissime lavoratrici e lavoratori coinvolti dalle crisi e dai processi di ristrutturazione. Servono scelte e investimenti coerenti di politica industriale e di gestione delle transizioni – conclude Di Cola –, capaci di prevenire nuove crisi e accompagnare riorganizzazioni e cambiamenti produttivi senza scaricare il costo su lavoratrici e lavoratori”.


























