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Sono soprattutto maschi, hanno tra i 21 e i 39 anni, per lo più immigrati. Per il 76 per cento di loro consegnare cibo a domicilio è la principale fonte di reddito, oltre il 70 per cento lavora 6-7 giorni a settimana, quasi la metà dalle 7 alle 10 ore al giorno, oltre il 50 per cento per più piattaforme contemporaneamente. Quasi sempre a cottimo, per un compenso ridicolo: dai 2 ai 4 euro a consegna, dentro cui c’è tutto, attese, spese, costi a carico del lavoratore.
Identikit del rider
L’identikit del rider è delineato dal dossier 2025 "La condizione di lavoro dei rider del foor delivery” realizzato dal Nidil Cgil e presentato oggi (5 febbraio) a Firenze nella giornata di approfondimento “Le case dei rider come presidio di diritti” organizzata insieme alla Cgil nazionale.
La categoria sindacale della Cgil che rappresenta gli atipici ha raccolto i risultati di un questionario di 41 domande in quattro lingue (italiano, inglese, francese e urdu) somministrato a circa 500 ciclofattorini tra il 2024 e il 2025 durante le assemblee e le mobilitazioni realizzate in tutta Italia. L’indagine esplora diversi aspetti della condizione dei lavoratori del food delivery, e oltre ai numeri raccoglie anche aspettative e necessità: quali sono le priorità su cui intervenire, quali tutele rivendicano, cosa si aspettano dal sindacato.
Bisogni e richieste
“L’inchiesta non è un esercizio statistico, ma uno strumento che ci consente di trasformare i dati in rivendicazioni concrete – afferma Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil –. Abbiamo scelto di partire dall’ascolto diretto perché per costruire rappresentanza in un settore frammentato e povero di diritti è indispensabile conoscere a fondo come si svolge la prestazione di lavoro, quali sono i bisogni reali delle persone e quali tutele vengono oggi negate”.
In testa alle richieste, compensi più alti, tutele per malattia, ferie, maternità, minimi garantiti e rimborsi per i costi sostenuti. “Dall’indagine emerge che un lavoratore su 3 ha subito il blocco dell’account, che corrisponde a un licenziamento, il 79,6 per cento senza alcuna spiegazione – prosegue Turi –. Sul fronte salute e sicurezza, due le evidenze: moltissimi non sanno di avere la copertura Inail, mentre le cause principali degli infortuni sono caldo, pioggia e altri eventi atmosferici, traffico, pressione per i tempi di consegna”.
30.000 rider in Italia
Secondo gli ultimi dati forniti dall’associazione datoriale Assodelivery, in Italia operano circa 30 mila rider, inquadrati prevalentemente con rapporti di lavoro autonomo (soprattutto collaborazioni occasionali e partite Iva) e, in modo residuale, con rapporti cococo. Circa 2.500, invece, sono dipendenti di Just Eat e risultano inquadrati con il contratto nazionale, prevalentemente a part-time.
“In questi anni il Nidil ha accumulato una grande esperienza – aggiunge la sindacalista –, rappresentando centinaia di lavoratori, creando servizi e spazi di incontro e condivisione come le case dei rider, promuovendo azioni legali, ottenendo decine di provvedimenti giudiziari contro le piattaforme e al tempo stesso tentando di aprire tavoli di contrattazione per migliorare le condizioni di una categoria tra le più fragili”.
Le case dei rider
Non è un caso che l’evento del sindacato si tenga nella casa dei rider di Firenze, uno spazio aperto un anno fa che non è soltanto un luogo di ristoro e accoglienza dove potersi fermare, riposare, ricaricare il telefono, riparare la bicicletta, trovare riparo dal caldo e dal freddo, ma che rappresenta un vero e proprio presidio sindacale territoriale con un lavoro costante di orientamento ai diritti, in cui il sindacato offre assistenza e consulenza sui contratti e sulle condizioni di lavoro, il patronato dà supporto in caso di infortunio e per l’accesso alle tutele previdenziali, i servizi forniscono assistenza fiscale.
Organizzare i lavoratori
“Quella di Firenze non è l’unica realtà di presidio di diritti – conclude Turi -. Buone pratiche delle case dei rider e altre esperienze territoriali si sono sviluppate e diffuse negli anni in diverse città italiane e puntiamo a fare in modo che si moltiplichino anche perché sono luoghi dove si può costruire rappresentanza in un ambito così frammentato, fatto da lavoratori migranti prevalentemente non coperti da contrattazione collettiva”.
Fumetti rider
Il Nidil ha infine lanciato una campagna di comunicazione nazionale, “Fumetti rider”, disegnata da Lorenzo Lasserre, giovane illustratore e ciclofattorino che tavola dopo tavola, nelle prossime settimane sui social del sindacato racconterà il suo lavoro di rider romano tra mille avventure e paradossi. Piccole grandi storie che solo chi pedala ogni giorno per consegnarci la cena può conoscere, e che ci faranno sorridere ma anche riflettere su cosa c’è in realtà dietro ogni ordine inviato dall’app e ogni consegna: una persona.
























